domenica 2 settembre 2018

WANDERLUST. CANADA 2018 GRATTANDO IL GHIACCIO per cercare terra fertile Cap 22

WANDERLUST. CANADA 2018 GRATTANDO IL GHIACCIO per cercare terra fertile Cap 22
SABATO 30 GIUGNO – Pearson Airport. In attesa dell'imbarco.


E' giunto quindi il momento di ripartire per l'Italia e salutare questa stupenda Nazione. Abbiamo passato parte di questa mattina al lago dove siamo stati un paio di ore a rilassarci e a godere il sole e la brezza che temperava il caldo. Toronto era quasi vuota. Giravano per la città, sin dal mattino, tifosi del Blue Jays, la squadra di Baseball di Toronto, che si indirizzavano verso lo stadio (il Rogers Center che è ai piedi della Cn Tower, quasi sul lago, a poche centinaia di metri da Clarence Square). Non era solo il Business District ad essere deserto (come ovvio), bensì anche le vie dei quartieri a nord e il PATH nel quale gran parte dei negozi erano chiusi. In effetti, abbiamo visto, sembrava che quasi tutta Toronto si fosse diretta al lago, fortunatamente non solo sull'Harbour Front, ma in grandissimo numero verso le isole ( lunghe file di persone attendevano di imbarcarsi sui traghetti per le isole dove ci sono parchi di divertimento e lo zoo).

Dopo aver pranzato a base di frutta, comprate in uno splendido supermercato dedicato a bibite, verdure e frutta, con aree interne dove poter pranzare su tavolini a disposizione in gran numero, ci siamo avviati verso l'aeroporto, senza utilizzare il costoso UP, ma utilizzando, al costo di un coin a testa, il tram 504, la metropolitana linea 2 fino a Kipling e poi il bus 192. Al di la del risparmio, ciò che mi è piaciuto e ho subito approvato, del'idea che ha avuto Antonella, è stato questo rifiutare la proposta più semplice e banale, e di fare il minimo di fatica (proprio minimo in realtà – e mentre guardavamo la cartina dei trasporti per studiare l'itinerario eravamo in metropolitana tornando da Casa Loma e due canadesi, un giovane e una signora simpaticissima, subito si sono prestati a fornirci le indicazioni giuste, poi con la signora abbiamo avuto una piacevole conversazione) per trovare la possibilità che la normale rete di trasporto ci metteva a disposizione.

Siamo arrivati in aeroporto con notevole anticipo, pensando già di essere i soliti esagerati. Invece abbiamo scoperto una fila infinita per giungere i banchi del check in. L'aeroporto di Pearson sembra contraddire la consuetudine che i canadesi appaiono superficiali e disorganizzati e invece sono solo informali, e tutto funziona benissimo. A Pearson sembra invece che sono disorganizzati e lo sono veramente. Insomma ci siamo messi in fila pronti ad armarci di grande pazienza e benedicendo la mia ansia che mi fa arrivare in aeroporto sempre con grande anticipo, quando chiedendo (per la terza volta in verità), se quella fosse la fila giusta considerato l'upgrade sull'economy, abbiamo avuto la piacevole risposta di recarsi ad un'altra isola di banchi di check in dove eravamo praticamente soli e abbiamo svolto le operazioni in un attimo.

Le foto che corredano questa ultima puntata del diario ( se scriverò qualcosa ancora sarà di rivisitazione e riflessione successiva alla conclusione del viaggio - Mi accorgo che sono tornato dal Canada già da due mesi. Tanto è il tempo che mi è occorso per copiare quanto avevo scritto ed elaborare una selezione delle foto fatte) sono immagini finali di Toronto che a spot cercano di raccontare molto superficialmente questa città. Abbiamo visto uno spicchio dell'infinito Canada, abbiamo visto uno spicchio della enorme Toronto. Questo è il primo limite (fisico) da tener conto qualunque valutazione mi azzardi a fare del Canada. Il particolare non può essere sicuramente rappresentativo del generale, mai, ma soprattutto in questa bellissima esperienza. Ma alcune caratteristiche sono state ripetute con tale costanza e in ambiti territoriali sufficientemente distanti da poter essere prese se non come caratteristica almeno come consuetudine.
A parte qualche cartolina di Toronto, a mo' di saluto ho messo le foto della nostra ultima colazione, della uscita di sicurezza della nostra camera (le famose scale antincendio che abbiamo imparato a vedere in tanti film) e di una manifestazione contro le politiche disumane applicate da Trump contro i migranti che, oltre per simpatia umana, mi ha colpito per essere fatta in modo da non ostacolare minimamente il movimento del traffico di chi alla manifestazione non partecipa. Era sulla Mandela Boulevard, che ha il pregio di avere un grande marciapiede centrale. Ma chi sul questo marciapiede non ci stava, partecipava dall'altra parte della strada! Ho fotografato anche un signore che ha lasciato momentaneamente la manifestazione per andare a pagare il parcheggio, visto che era scaduto il tempo del primo pagamento. A me queste cose piacciono. 
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