giovedì 30 luglio 2020

WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP. 8.4

WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP. 8.4
Arriva il momento di lasciare Lisbona. Ultima visita, alla Igreja de Sao Vicente de Fora e i suoi azulejos che illuminano i chiostri semplici e tranquilli. Gli azulejos non sono solo alle pareti dei chiostri o sulle scale di raccordo, ma anche in pannelli veri e propri, illustranti favole di La Fontaine e dotati di pannelli di spiegazione.
Dal tetto della chiesa ( casualmente appariva interdetto alle donne, perchè di tre coppie che in contemporanea visitavamo la chiesa, tutte le donne hanno mandato i loro uomini a fare l'ultimo tratto di scale, e si sono rifugiate in attesa all'ombra) si vede una parte di Alfama fino al Tejo. Non ho mancato di fotografare ancora una volta un tram impegnato nelle strette vie che conducono verso la Cattedrale.
Abbiamo salutato Lisbona cenando al Velho Macedo, su rua da Madalena, a base di pesce. Un buon ristorante, piccolo (cinque tavoli dentro e un paio fuori sul marciapiede e in pendenza _la strada è in salita). Antonella si è concessa un bicchiere di vino e un bicchiere di Porto con il dolce. Era il minimo per concedersi un dolce ricordo di questa città. Ci tornerei ( ci tornerò) a Lisbona. Pur non essendo una città "clamorosa", ma avendo parecchie bellezze, mi sembra un'ottima meta da break. Adesso che la conosco meglio (conservavo pochi ricordi - uno sicuramente i Pastéis - della visita di 12 anni or sono) sicuramente farei delle correzioni nei tempi e nei modi. E con maggiore tranquillità nel soggiorno (non avendo l'ansia del turista che macina chilometri perché il tempo a disposizione è inversamente proporzionale a ciò che vuole vedere) secondo me risulterebbe un'ottima base per una settimana (è a poca distanza da Sintra, dall'Oceano, da altre mete raggiungibili con gita in giornata e ha anche parecchi musei che possono essere interessanti e che noi abbiamo dovuto tralasciare) composta anche da relax e passeggiate senza nulla da fare se non prendere per puro diletto tram e elevadores.

Foto 1.  un immancabile "28"
Foto 2. Igreja de Sao Vicente de Fora
Foto 3. La cisterna
Foto da 4. a 8. Azulejos
Foto 9. 10. e 11 Panorama dal tetto della Chiesa. Se vi sembra di vedere un Tram, non sbagliate!
Foto 12 e 13. Una via della quale non ricordo il nome
Foto 14. Cena














mercoledì 29 luglio 2020

WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI_ CAP. 8.3

WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI_ CAP. 8.3
"Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta.
Cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre "Andiamo", e non sanno perché.
I loro desideri hanno le forme delle nuvole"
Charles Baudelaire. Invito al viaggio. I Fiori del male.
Ho trovato questa breve citazione in uno straordinario libro che sto leggendo "Alla fonte delle parole" di Andrea Marcolongo, e mi sono tanto piaciute che ho voluto copiarle subito, nel primo posto che avevo a disposizione, in esergo a questo capito del diario del Portogallo

Siamo passati da un capolavoro ad un altro. Abbiamo visitato la Chiesa, e grazie sempre a Saramago, ammirato la volta del transetto che raggiunge i 25 metri (così scrive il nostro Virgilio: "Dove però il viaggiatore cede armi , bagagli e bandiere è sotto la volta del transetto. Sono venticinque metri di altezza, in un vano di ventinove metri per diciannove. Qui non c'è pilastro o colonna a reggere l'enorme massa della volta, lanciata in un sol volo. Come un enorme scafo di imbarcazione rovesciato, questo vertiginoso ventre mostra l'armatura, sovrasta con le sue opere vive lo stupore del viaggiatore, che è lì lì per inginocchiarsi e rendere lodi a chi tale meraviglia ha concepito e costruito").
Reso omaggio alle tombe di Vasco de Gama e di Luis Vaz de Camoes, ci siamo diretti verso il secondo capolavoro, al quale Antonella pensava da quando si è imbarcata sul volo Easy Jet (meglio da quando abbiamo prenotato il volo!)
Siamo andati alla pasticceria dove si mangiano i Pastéis de Belem. Abbiamo fatto la fila per entrare, ultimo sacrificio, e poi ci siamo seduti in un tavolino di angolo (anche un po' al fresco, che non guastava nella caldissima giornata) e ci siamo goduti due Pastéis a testa con un buon bicchiere di Galao. Ah, che soddisfazione!
Ritemprati nel corpo e nello spirito, ci siamo dedicati, vincendo i dardi del sole di piombo poco temperati dal fiume e dall'Oceano vicino, al Padrao dos Descobrimentos, dove siamo saliti per ammirare il panorama e fare le immancabili foto (come sempre doppie, io fotografo con il mio smartphone - e anche con la macchina fotografica - e Antonella con il suo. Sì, siamo dei citrulli, ma siamo in ferie e ci divertiamo come ci piace senza rendere conto a nessuno). Scesi abbiamo percorso il lungo tratto fino alla Torre di Belem, poco visitabile causa Covid. Ritornando verso la pensilina del bus abbiamo anelato al bicchierone di Coca Cola gelata che ci siamo concessi dall'amico Mc Donald's.
E poi via verso Lisbona. La giornata non è finita.

Foto 1. e 2. _ Chiesa con particolare della volta del transetto
Foto 3. e 4. _ tombe di Vasco del Gama e di Camoes
Foto da 5 a 9: Pastéis del Belém. E abbiamo detto tutto!
Foto 10. Padrao dos Descobrimentos
Foto 11. 12. e 13. Torre de Belém, sola, con Antonella e con due scemi che fanno i selfie!















lunedì 27 luglio 2020

WANDERLUST_PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI_ CAP 8.2

WANDERLUST_PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI_ CAP 8.2
Lo stile manuelino o tardo gotico portoghese è lo stile architettonico sontuoso e composito fiorito in Portogallo nel primo decennio del XVI secolo. Esso incorpora elementi marinari come riferimento alle scoperte fatte in quegli anni dai navigatori portoghesi Vasco da Gama e Pedro Álvares Cabral. Lo stile innovativo sintetizza aspetti del tardo gotico con lo stile plateresco spagnolo ed alcuni elementi dell'architettura italiana e fiamminga. ( così recita wikipedia)
Ho cercato una definizione dello stile Manuelino, ho cercato di capirne qualcosa di più. Ma non mi soddisfa. Mi sarebbe piaciuto poter vedere, come in un gigantesco time lapse l'ergersi di questo straordinario monumento, essere alle spalle di chi dalla pietra ha saputo trarre con tale bravura queste forme così armoniose e delicate. Sentire  come architetti ed artisti hanno saputo ideare, risolvere, correggere, quasi creare. Rimango sempre quello che fa "oooh", ma questa curiosità è sincera, l'ammirazione ampia. Mi chiedo anche quanto in sacrificio di illustri sconosciuti sia costata un'opera come questa (fossero essi i costruttori più manovali, fossero coloro che, depredati senza colpe delle proprie ricchezze, hanno consentito il pagamento di queste opere)
Non avrebbe risolto o risarcito alcun torto se non avessi ammirato e goduto della bellezza armonica di questo Monastero, e quindi passeggiando lentamente abbiamo cercato di cogliere l'insieme e carpire qualche particolare.
Saramago scrive "il chiostro è bellissimo, ma non soggioga il viaggiatore che, in materia di chiostri, ha idee ben precise. Ne riconosce la bellezza, ma lo trova eccessivamente ornato. (non gli ha scaldato il cuore). Qui ha provato solo il piacere degli occhi".
A noi viaggiatori molto più ignoranti, più arrendevoli anche all'impatto dell'eccesso, la visita del Monastero (e qui trattiamo del Chiostro, in un'altro post parleremo della Chiesa) ha stupefatto, e noi ci siamo lasciati piacevolmente stupefare.

foto 1.2. e 3. : particolari del chiostro anche con visitatori
foto 4.5. e 6. Refettorio, dove mi sono fatto bullo per aver riconosciuto, negli azulejos, quali scene bibliche rappresentassero (non le svelo, così chi va si mette alla prova _ non fatevi battere da un ateo come me!)
dalla foto 7 in avanti sempre particolari del Chiostro ( se avete l'impressione che ne siamo rimasti affascinati, avete ragione.














domenica 26 luglio 2020

WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 8.1

WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _  DECIDIAMO NOI _ CAP 8.1


Quando visito monumenti universalmente considerati dei capolavori dell'umanità sono preso da mille dubbi.
Sono condizionato dal sapere che ciò che sto vedendo è bellissimo, e quindi lo vedo come tale perché sono in un certo senso obbligato a riconoscerlo come tale, oppure invece sinceramente i miei sensi ne riconoscono la bellezza in modo sincero perché così la percepisco (ma in base a canoni o a valori naturali?).
Ma se non la “sentissi” ci sarebbe educazioni in grado di superare il primo step sensoriale e fami capire la bellezza “nascosta” dalla ignoranza?
Insomma, faccio “oooooh” come tutti o capisco e apprezzo in modo anche mediato, godendo con lo sguardo e con il cervello?
Presumibilmente faccio “ooooh” anche se mi atteggio (e fotografo) come uno che capisce. Spero solo di fare finta abbastanza bene.
Se, per esempio, Baia Wulaia dal punto di vista naturalistico rimane per me l'apice della armonica e contemporaneamente drammatica bellezza della natura, che ricordo ancora oggi come allora fossi quasi turbato dalla c consapevolezza di non riuscire a tradurre e definire nell'animo quel coacervo confuso di emozioni che la vista di quello spettacolo mi stimolava passando dal nervo ottico all'amigdala, il Mosteiros dos Jeronimos in Portogallo è stato, assieme a un altro posto che scopriremo più avanti, uno dei due manufatti umani che mi hanno scosso e che ho percepito (e mi interesso poco, conscio della mia reale enorme ignoranza, se condizionato o solo a livello superficiale) come bellissimo.
Non posso che riportare ancora una volta le parole di Saramago (che pure vedremo non si fa tanto soggiogare, contrariamente al sottoscritto, dal Mosteiro) “ Il Monastero dos Jeronimos è una meraviglia di architettura”
(continua)
foto 1 e 2. Il Mosteiro dos Jeronimos visto dal Padrao dos Descobrimentos 
foto 3,4 e 5. Facciata fronte Tejo con particolare del portale est
foto 6 e 7. Particolari del chiostro









sabato 25 luglio 2020

WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI _ CAP.7


WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI _ CAP.7
Martedì 14 luglio
“Come non è esposto?” così, pur con toni non esagitati, mi rivolgevo stupito alla carinae gentile signorina che ci stava controllando i bgilietti di ingresso al museo Nazionale di Archeologia di Belém.
Cosa non è esposto? Occorre una premessa. E per spiegare tutto le premessa deve tornare al nostro Saramago.
Scrive a pag. 376, iniziando il suo capitolo su Lisbona:
“Ecco il collare. (ne aveva parlato in precedenza -ndr). Il viaggiatore l'ha detto e l'ha fatto: appena fosse entrato a Lisbona, sarebbe andato al Museo di Archeologia ed Etnologia alla ricerca del famoso collare usato dallo schiavo dei Lafetà. Si possono leggere le parole: QUESTO NEGRO E' DI AGOSTINHO DE LAFETA' DI CARVALHAL DE OBIDOS. Il viaggiatore le ripete, una, due volte, perché si incidano nelle memorie dimenticate. Questo oggetto, se è necessario fargli un prezzo, vale milioni di milioni di contos, quanto il Monastero dos Jeronimos qui accanto, la Torre di Bélem, il Palazzo del Presidente, le carrozze all'ingrosso, probabilmente quanto tutta la città di Lisbona. Questo collare, uin vero e proprio collare, si noti bene, è stato al collo di un uomo, gli ha succhiato il sudore, e forse un po' di sangue, di una frustata diretta alla schiena che ha sbagliato strada. Il viaggiatore ringrazia dal profondo del cuore chi ha raccolto e non ha distrutto la prova di un grave delitto. Purtuttavia, dal momento che non ha mai taciuto i propri suggerimenti, per quanto stupidi sembrino, adesso ne darà un altro, e cioè quello di mettere il collare del negro di Agostinho de Lafetà in una sala dove non ci fosse nient'altro, solo il collare, perché nessun viaggiatore si potesse distrarre e affermare poi di non averlo visto”.
E invece noi non lo abbiamo visto perché il Portogallo non solo non ha accolto il prezioso suggerimento di Saramago, ma ha pensato anche di toglierlo dalla esposizione.
La signorina ha capito che ci sono rimasto male, e per rimediare è andata a recuperare una brochure del museo dove sono riprodotte alcune foto dei collari da schiavi e mi ha rincorso nel museo portandomela. E' stata veramente molto carina.
Si è creata una situazione un po' grottesca nel museo. Mancando il pezzo pregiato, era nostra intenzione fare un veloce giro delle sale e uscire velocemente per andare verso il Monastero. Ma più volte, ai nostri tentativi di fuga, si è opposto il personale del museo che ci invitava a vedere altre sale, altre esposizioni, assicurandoci sulla bellezza dei pezzi esposti. E così per non ricambiare scortesia con cortesia, abbiamo girato, in alcune sale alla fine anche soffermandoci, tutto il museo.
In particolare abbiamo apprezzato le sale dove sono esposti i monili, testimoni che la vanità umana è coeva con i primi stadi evolutivi.
Finita la visita, con l'approvazione del personale del museo, ci siamo diretti verso il Monastero.

Ma prima di concludere una nota sui trasporti. E' piacevolissimo il suono del via libera dato dalla macchina di controllo quando l'abbonamento contactless viene avvicinato. Tutte le persone che ho visto prendere i mezzi pubblici utilizzandoli all'interno (preciso perché un paio di volte ho visto giovani appesi alle porte all'esterno) salgono dalle porte previste e strisciano l'abbonamento sul sensore per avere la conferma della validità dello stesso.
Ai tempi di mio padre si diceva “fare il portoghese” quando si cercava di non pagare il biglietti di accesso in qualche posto. Dalla esperienza che ho fatto in questi giorni, mi sembra un detto che non sia più (se mai lo è stato) veritiero. Credo che, anzi, ci sia da imparare dal sistema portoghese.
Sul tram 15, quello che porta a Belém ci sono macchine emettitrici di biglietti (non ho potuto avvicinarmi perchè per buona parte del percorso è stata occupata da un stordito che non riusciva a comperare i biglietti per la sua famiglia). C'è una testimonianza sonora che i passeggeri salgono con il titolo di viaggio necessario.
Ho avuto la sensazione di una scarsa attenzione però alla manutenzione ordinaria. Gli indicato di fermata a bordo dei bus spesso erano spenti e non funzionavano. Per il resto ho avuto la sensazione di veicoli puliti e in ordine, con i sedili integri e senza scritte varie sulle pareti.
foto da 1 a 5: museo archeologico ed etnografico
foto da 6 a 9: particolari a bordo del tram 15