mercoledì 3 giugno 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.7.1

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.7.1

E' tempo di lasciare Garni e dirigerci verso sud con una tappa piuttosto lunga.

La sera prima siamo stati tentati di saltare la colazione perché qui viene servita piuttosto tardi e abbiamo temuto potesse incidere sui tempi previsti per la combinazione di strada da fare e siti da visitare.

L'orario che secondo i nostri criteri è piuttosto tardo per avere la prima colazione sarà una costante nel viaggio, ma è una situazione molto gestibile, innanzitutto perché perdere le colazioni sarebbe stato un gesto di autolesionismo, a partire da quella proposta dal nostro hotel, e poi perché le distanze in Armenia non sono mai eccessive, anche quando si procede più lentamente perché si devono valicare passi dalla altitudine piuttosto elevata.

Dopo aver assistito a come avviene la raccolta rifiuti a Garni, con il passaggio di due cani liberi (situazione comune in Armenia) ci siamo recati nella struttura principale dell'hotel, che ha un giardino molto bello, e abbiamo fatto colazione.

Abbiamo cominciato anche a vedere la canalizzazione, pensiamo del gas, completamente in superficie con chilometri di tubature che corrono ai lati della strada e ogni tanto la attraversano.

E poi via, verso Khor Virap, il famoso monastero Armeno che è a poche centinaia si metri dal confine con la Turchia e che guarda l'Ararat che si erge maestoso e inacessibile per gli armeni giusto di fronte.

Quando siamo arrivati noi l'Ararat era parzialemente nascosto da nubi, non c'era da dubitarne.

Poco prima di arrivare si lascia la M2 passando per il villaggio di Pokr Vedi (se non ricordo male) sulla precaria strada principale che attraversa il paese abbiamo visto lo spettacolo di un bel numero di nidi di cicogne (con le cicogne presenti) sui pali della elettricità. Ricordo di aver visto uno spettacolo simile quando abbiamo fatto un giro in auto della Turchia asiatica nel lontano... direi 1988.

Il monastero non è importante dal punto di vista architettoni, ci racconta la nostra guida, quanto dal punto di vista simbolico. Il nome significa "pozzo profondo" perché la tradizione vuole che qui ci sia (si può scendere con una ripida scala di ferro, l'ho fatto) il pozzo dove per 13 anni fu internato san Gregorio l'Illuminatore, l'evangelizzatore dell'Armenia.

Non manca una chiesa, quella al centro del monastero, dedicata a Surb Astvatzatzin (non imparerò mai a scriverlo), mentre quella dedicata a san Gregorio è su un lato della struttura. Sulla facciata orientale della chiesa Surb Astvatzatzin c'è una bassorilievo che mostra san Gregorio appena uscito dal pozzo con il re Tiridate (quello che lo aveva fatto mettere nel pozzo e che poi per la vicenda con santa Hripsime lo ha fatto uscire per farsi guarire miracolosamente e successivamente rendere l'Armenia cristiana) disteso umilmente ai suoi piedi.

Uscendo dal monastero si può salire su una collina a fianco da dove si vede un enorme cimitero a est del monastero ma da dove NON si può fare la famosa foto che vede in primo piano il Khor Virap e l'Ararat sullo sfondo.

Quando siamo entrati era in corso una funzione con la presenza di mezza dozzina di fedeli (e turisti come noi che filmavano). Alla fine, o comunque in una pausa, una fedele si è voltata e ha abbracciato e baciato tre volte Antonella come scambio di segno di pace.










































martedì 2 giugno 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.6.3

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.6.3

Completiamo la giornata dirigendoci verso Garni, meta conclusiva e sede del B&B che abbiamo scelto (l'Harmonia Garden, direi più che soddisfacente, con una colazione che devi prenotare nella sua composizione il giorno prima- questo ci piace di meno - ma che si è rivelata al momento del gusto di eccelsa qualità - ottimo anche il suggerimento per la cena).

A Garni sono due le possibili tappe: il tempio pagano e la sinfonia delle pietre.

La seconda opzione è costituita da enormi colonne simemtriche esagonali e pentagonali di basalto alte quasi cinquante metri che sembra essere realizzate a mano per la loro straordinaria simmetrica. Sono nella gola scavata dal fiume Goght praticamente ai piedi della cittadina. Il nome deriva dalla somiglianza con canne di organo. 

Abbiamo lasciato perdere la visita nella gola, dal sito del tempio le abbiamo scorte in basso, ma i tempi, dell'oggi e del domani, non rendevano possibile la visita e l'abbiamo sacrificata.

Invece nell'area del tempo pagano ci siamo stati e lo abbiamo visitato con calma, sia il tempio sia i vicini bagni romani.

Questo tempio è sopravvissuto alla furia distruttrice posta in atto dalla Armenia Cristiana che ha cercato di cancellare la memoria dei tempi precedenti. Sembra risalga al primo secolo d.C. Il tempio risparmiato dalla furia religiosa è stato distrutto da un terremoto nel 1679 e solo nel XX secolo è stato ricostruito tentando una fedeltà filologica.

E' posto su un alto podio di 3 metri (con gradini impervi, ma noi siamo ancora gggiovani e li abbiamo saliti senza fiatare), è una struttura periptera, ossia (ma che lo dico a fare) circondata da un portico con colonne.

Il suo essere "minoranza religiosa" ce lo ha reso simpatico.

Vicino, un po' in rovina, ci sono i bagni romani, costituiti da quattro sale parallele e contigue l'una all'altra. Sul pavimento di una sala, il vestibolo dice la nostra guida, c'è un interessante mosaico, che è citato come l'unico intatto in Armenia.

Terminata la visita e rientrati poco prima che piovesse, siamo poi usciti per la cena al Garni avenue Cafe & Restaurant (se si dorme a Garni è un ottimo locale per una cena molto buona).













domenica 31 maggio 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.6.2

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.6.2

Monastero di Ghegard

Geghard è stato il primo monastero che abbiamo visitato e non è stato facile orientarci tra le diverse strutture e costruzioni. Credo siamo entrati e usciti almeno due volte perché ogni volta ci rendevamo conto di aver perso qualcosa. Un po’ a fatica siamo riusciti però alla fine a capire l’organizzazione della struttura e goderci il luogo che, per localizzazione paesaggistica e per storia è stato affascinante (come saranno tutti i monasteri e le chiese che vedremo nel corso del nostro viaggio -e  non saranno pochi)

Geghard è posto in fondo a una profonda gola del fiume Azat, a pochi chilometri dalla nostra meta (Garni che raggiungeremo successivamente).

E’ famoso anche per la sua peculiarità di essere costruito in parte scavato direttamente nella roccia della montagna adiacente.

Era famoso come il Monastero della Caverna, e infatti, uscendo dalle mura del monastero e passando un torrente con un bel ponticello, si accede a un’area dove si aprono sul pendio piccole grosse che erano abitate da eremiti e ora sono meta di un piccolo pellegrinaggio.

All’interno del monastero c’è una sorgente ancora viva la cui acqua è ritenuta miracolosa. In effetti quando siamo andati a vederla davanti a noi c’era una famiglia, la mamma ha spogliato a metà i figli e ha bagnato la parte superiore del corpo con l’acqua della sorgente. Non era una giornata calda e i figlioli mi sembravano (giustamente) perplessi.

Se le strutture stesse di costruzioni come il complesso del monastero di Geghard per la propria ruvida bellezza colpiscono nel loro insieme, poi ci sono particolari che ai nostri occhi poco allenati rischiavano di sfuggire (o sono realmente sfuggiti) se non fosse per l’aiuto della guida. In ambienti così severi e scarni senza un aiuto esterno, se non si è dotti in materia, è facile avere una visione generale d’insieme che non consente di cogliere particolari.

Man mano che abbiamo visitato monasteri percorrendo le strade dell’Armenia abbiamo imparato a leggere prima la guida per poi andare alla scoperta di ciò che ci era suggerito.

Per esempio il portale sud della Katoghirche (cioè la chiesa maggiore di un complesso monastico) che riportiamo in fotografia.

Nella chiesa di Surb Astvatzatzin (santa Madre di Dio) – in tutta l’Armenia si può essere certi di trovare chiese dedicate alla Madonna e a san Gregorio Illuminatore- c’è una bella grande croce scolpita.

Forse un po’ più confusi di come siamo entrati lasciamo questo monastero con cui abbiamo debuttato e cominciato ad imparare a guardarli non solo con stupore, perché sono comunque luoghi molto suggestivi, ma anche con un minimo , ma proprio minimo eh!, di competenza e ci dirigiamo verso Garni.