venerdì 29 maggio 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.5

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.5

E' il giorno del Matenadaran, lo straordinario "deposito" di libri antichi, manoscritti, che accoglie in cima a una breve salita lasciata la Mesrop Mashtots (e ai piedi dell'ingresso siamo accolti da una grande statua dello stesso Mesrop, a cui gli armeni devono il proprio alfabeto.

Arriviamo con un po' di pioggia e siamo i secondi ad entrare oggi.

Il Matenadaran è un gioiello, se ho un rammarico in questo viaggio è di non aver rischiato a prendere una guida anche in lingua inglese o non aver cercato di studiare prima per bene cosa avremmo visto.

Sarebbe stato un godimento più profondo e completo di quello che ci ha concesso la vista di tanti straordinari libri esposti nelle teche, vere e proprie opere d'arte, tesori della memoria comune e civile dei popoli d'Europa. 

Dovessi avere l'occasione di tornare ad Erevan, la possibilità di rivedere con maggiore consapevolezza e cognizione il Matenadaran peserebbe per più di metà della scelta.

Il consiglio è di cercare di essere il più possibile pronti a ciò che si potrà ammirare.

Rimane, di tutto il viaggio, pieno di bellissime tappe, una se non la più forte e simbolica.

Abbiamo ammirato a lungo i libro esposti, sono alla fine poche sale, e poi siamo usciti un po' a malincuore.

Questo è uno dei casi dove le fotografie proposte non rendono neppur lontanamente ciò che abbiamo realmente visto.

Usciti dal "deposito" ci siamo diretti verso il Museo di storia dell'Armenia in piazza della Repubblica.

Passando in piazza di Francia con l'occhio ormai esperto ci siamo resi conto, troppo tardi ma non per un consiglio, dove partono i minibus 203 che ci avrebbero portati al "vaticano armeno" ieri.

Passeggiando per la Mesrop e poi per la Nothern siamo arrivati in piazza della Repubblica. 

Qui abbiamo visitato il museo di Storia dell'Armenia, famoso anche perché conserva quella che è considerata la più antica calzatura mai trovata. Il museo, estremamente dettagliato e ben fatto non termina con il XX secolo perché la sala era in allestimento ma  un secolo prima (ma ci saremmo rifatti il giorno dopo con le vicende armene dell'inizio del Secolo breve).

Usciti dal museo poiché eravamo in zona abbiamo deciso di andare al Rossja, il centro commerciale con il testo che ricorda una astronave per mangiare  un gelato. Ma questo centro commerciale che sembra essersi fermato all'epoca sovietica non ha risposto alle nostre aspettitive e quindi ci siamo rivolti ancora una volta alla consumistica Nothern Ave che non ha tradito.

Mentre seduti su una panchina ci gustavamo il gelato abbiamo fatto due considerazioni: il grande numero di carni sciolti (non saprei dire se randagi perché sembravano avere tutti all'orecchio un tagliando identificativo) che è presente per le strade di Erevan, e come la chirurgia estetica sia utilizzata anche da giovanissime.

Abbiamo ripreso a macinare chilometri scegliendo ora tre mete precise, affidandoci anche ai suggerimenti di Matteo:

la chiesa di san. Astvatsatsin, piccolissima, posta al fianco della più grande chiesa di santa Anna,

la fermata della metropolitana Yeritasardakan definita "il maccherone" per evidenti motivi (una volta vista la fotografia)

la casa dello scacchista dove abbiamo visitato solo il piano terra, trovando parcheggi genitori e nonni in attesa probabilmente della fine delle lezioni di scacchi ai quale immaginiamo stavano partecipando numerosi giovani di Erevan

Si conclude con questa visita il nostro tre giorni ad Erevan. Dal giorno seguente inizieremo il tour con l'auto della Armenia fuori dalla capitale.

Sarà un'altra storia.




































mercoledì 27 maggio 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.4

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.4

Lunedì 11 maggio. La prima meta del giorno è stato il mercato coperto GUM. Si trova appena dopo la Cattedrale, abbiamo quindi ripercorso il percorso di ieri oltrepassando la chiesa. Poco avanti abbiamo trovato il mercato coperto. E’ un mercato molto interessante, diviso in settori, quello della frutta essiccata, del formaggio, della carne, del pane. E’ diviso, nel piano terra, al centro, dagli uffici degli spedizionieri, almeno così lo interpreto, e quindi in un primo momento ci era sembrato più piccolo di quanto realmente sia. Dalla parte opposta all’ingresso inoltre abbiamo trovato un secondo piano dove vengono esposte chincaglierie e vestiti. Abbiamo fatto qualche piccolo acquisto (Antonella ha trovato un bicchierino – lei ama collezionare bicchierini dai posti visitati. Occorre dire che questo bicchiere è sopravvissuto a tutto il viaggio, compreso imbarco delle valigie) escluso il pentolino per il caffè armeno che avrei acquistato volentieri ma mi è stato negato!!!

Conclusa la visita siamo tornati verso la Mesrop per cercare un collegamento con la stazione Kilikia da dove sarebbe partito il bus per Ejmiatzin nel comune di Vagharshapat.

Erevan ha una sola linea di metropolitana che si raggiunge, come spesso nelle città che abbiamo visitato con l’impronta sovietica, scendendo molto in profondità. All’ingresso abbiamo cercato di acquistare il biglietto senza riuscirci, Neppure la controllora che ci ha assistito è riuscita nell’intento, tanto che alla fine le abbiamo dato i soldi in modo che lei caricasse la sua tessera e in questo modo ci ha fatto passare i tornelli.

Con i mezzi di trasporto pubblico ad Erevan abbiamo trovato delle difficoltà. Esiste un sito https://t-armenia.com/en che può aiutare, per certi versi lo abbiamo trovato utile ma forse non studiato abbastanza. Meglio farsi una idea precisa prima.

Con la metropolitana, affollatissima tanto che il primo treno lo abbiamo lasciato andare e sul secondo siamo saliti a forza, ci siamo trovati bene.

Non siamo riusciti a capire il bus da piazza di Francia fino a Kilikia così alla fine abbiamo scelto di prendere un taxi (a mio avviso una macchina che ha trovato in uno sfasciacarrozze l’insegna taxi e l’ha messa sulla sua macchina) che per la non modica cifra di 5.000 dram, circa 10 euro, ci ha portati alla stazione.

Faccio presente che se qualcuno deve andare da Erevan a Ejamitzin può prendere il minibus (marshrutka) 203 dalla Masrop (i giorni seguenti ormai esperti li abbiamo visti passare)

Beh noi abbiamo appreso la lezione sulla nostra pelle e siamo arrivati a Kilikia che non è esattamente una stazione di autobus come avevamo in mente, nel senso che la struttura è un capannone quasi vuoto e tutto avviene all’esterno in modo che per noi sembrava caotico ma che sicuramente aveva un ordine.

In qualche modo, chiedendo qualche indicazione, siamo riusciti a trovare il 203 che ci ha portati a Vagharshapat (anche con i consigli di una signora seduta vicino a noi che ci ha visti un po’ indecisi e ci ha indicato dove scendere e dove avremmo trovato il minibus per il ritorno).

Ejamitzin è considerata il Vaticano armeno perché è sede del Katholicos degli armeni, che è il capo della comunità religiosa armena

Copio da @wikipedia: La Chiesa apostolica armena (in armeno Հայ Առաքելական Եկեղեցի?), a volte indicata come Chiesa gregoriana o Chiesa Cattolica Ortodossa (ՈւղղափառGregoriana è tra le chiese più antiche del cristianesimo e una delle prime comunità cristiane nel mondo. È guidata da un catholicos, in lingua armena կաթողիկոս ("patriarca", plurale cathólicoi). Attualmente il Catholicos di tutti gli Armeni è Karekin II, che ha la sua sede a Echmiadzin, in Armenia. La Chiesa apostolica armena è una delle Chiese ortodosse orientali.

La nostra visita ha un po’ scontato il fatto che è stato il primo approccio con le chiese e i monasteri Armeni, e la mancanza di esperienza forse ha reso la visita un po’ più superficiale di quanto il complesso avrebbe meritato.

In questa prima visita abbiamo visto la Cattedrale Surb Ejmiatzin (girando per tutto il complesso che la comprende, dove in parte si sta costruendo qualcosa che non abbiamo capito cosa sarà) e la Gayane Vank che è un po’ più lontana, fuori dal complesso, raggiunta costeggiando la costruzione di una scuola forse religiosa (uscivano gruppi di ragazzi in divisa). In questo giorno non abbiamo visto la famosa Hripsime Vank (famosa perché dal sacrificio di Hripsime che sacrificò la vita per respingere le mire di Tiridate e la conseguente malattia del re guarita da s. Gregorio l’illuminatore la storia dice partì la storia cristiana dell’Armenia con la conversione del re e, forzosamente, del popolo). La chiesa di Hripsime sarà meta dell’ultimo giorno di permanenza.

Per visitare l’Armenia suggeriamo il libro di Alberto Elli, ARMENIA – perlomeno per la parte che riguarda i monasteri. Dettagliatissimo.

Visitato questi due luoghi, cercando ogni tanto un po’ di ombra, abbiamo ripreso il minibus 203 che, all’altezza di Kilikia… ha tirato diritto – e del resto la strada era separata da uno spartitraffico. Allora con attenzione abbiamo cercato di capire la strada seguita e quando abbiamo visto che prendeva la Masrop è stato un sollievo. Siamo scesi un po’ a caso, immaginando di poi percorrere l’avenue a piedi per raggiungere l’hotel, e invece ci siamo accorti di essere scesi esattamente pochi metri prima dell’incrocio dove a destra iniziava la nostra via.

Dopo una sosta di riposo siamo usciti a cena (al Tun Lahmajo – buono, niente di eccezionale). Complice la sera tiepida, siamo rientrati passando da piazza della Repubblica incappando nello spettacolo di luci e suoni nella fontana davanti al museo. Gustato lo spettacolo non previsto ( più per dimenticanza che per non conoscenza) siamo rientrati.