mercoledì 27 maggio 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.4

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.4

Lunedì 11 maggio. La prima meta del giorno è stato il mercato coperto GUM. Si trova appena dopo la Cattedrale, abbiamo quindi ripercorso il percorso di ieri oltrepassando la chiesa. Poco avanti abbiamo trovato il mercato coperto. E’ un mercato molto interessante, diviso in settori, quello della frutta essiccata, del formaggio, della carne, del pane. E’ diviso, nel piano terra, al centro, dagli uffici degli spedizionieri, almeno così lo interpreto, e quindi in un primo momento ci era sembrato più piccolo di quanto realmente sia. Dalla parte opposta all’ingresso inoltre abbiamo trovato un secondo piano dove vengono esposte chincaglierie e vestiti. Abbiamo fatto qualche piccolo acquisto (Antonella ha trovato un bicchierino – lei ama collezionare bicchierini dai posti visitati. Occorre dire che questo bicchiere è sopravvissuto a tutto il viaggio, compreso imbarco delle valigie) escluso il pentolino per il caffè armeno che avrei acquistato volentieri ma mi è stato negato!!!

Conclusa la visita siamo tornati verso la Mesrop per cercare un collegamento con la stazione Kilikia da dove sarebbe partito il bus per Ejmiatzin nel comune di Vagharshapat.

Erevan ha una sola linea di metropolitana che si raggiunge, come spesso nelle città che abbiamo visitato con l’impronta sovietica, scendendo molto in profondità. All’ingresso abbiamo cercato di acquistare il biglietto senza riuscirci, Neppure la controllora che ci ha assistito è riuscita nell’intento, tanto che alla fine le abbiamo dato i soldi in modo che lei caricasse la sua tessera e in questo modo ci ha fatto passare i tornelli.

Con i mezzi di trasporto pubblico ad Erevan abbiamo trovato delle difficoltà. Esiste un sito https://t-armenia.com/en che può aiutare, per certi versi lo abbiamo trovato utile ma forse non studiato abbastanza. Meglio farsi una idea precisa prima.

Con la metropolitana, affollatissima tanto che il primo treno lo abbiamo lasciato andare e sul secondo siamo saliti a forza, ci siamo trovati bene.

Non siamo riusciti a capire il bus da piazza di Francia fino a Kilikia così alla fine abbiamo scelto di prendere un taxi (a mio avviso una macchina che ha trovato in uno sfasciacarrozze l’insegna taxi e l’ha messa sulla sua macchina) che per la non modica cifra di 5.000 dram, circa 10 euro, ci ha portati alla stazione.

Faccio presente che se qualcuno deve andare da Erevan a Ejamitzin può prendere il minibus (marshrutka) 203 dalla Masrop (i giorni seguenti ormai esperti li abbiamo visti passare)

Beh noi abbiamo appreso la lezione sulla nostra pelle e siamo arrivati a Kilikia che non è esattamente una stazione di autobus come avevamo in mente, nel senso che la struttura è un capannone quasi vuoto e tutto avviene all’esterno in modo che per noi sembrava caotico ma che sicuramente aveva un ordine.

In qualche modo, chiedendo qualche indicazione, siamo riusciti a trovare il 203 che ci ha portati a Vagharshapat (anche con i consigli di una signora seduta vicino a noi che ci ha visti un po’ indecisi e ci ha indicato dove scendere e dove avremmo trovato il minibus per il ritorno).

Ejamitzin è considerata il Vaticano armeno perché è sede del Katholicos degli armeni, che è il capo della comunità religiosa armena

Copio da @wikipedia: La Chiesa apostolica armena (in armeno Հայ Առաքելական Եկեղեցի?), a volte indicata come Chiesa gregoriana o Chiesa Cattolica Ortodossa (ՈւղղափառGregoriana è tra le chiese più antiche del cristianesimo e una delle prime comunità cristiane nel mondo. È guidata da un catholicos, in lingua armena կաթողիկոս ("patriarca", plurale cathólicoi). Attualmente il Catholicos di tutti gli Armeni è Karekin II, che ha la sua sede a Echmiadzin, in Armenia. La Chiesa apostolica armena è una delle Chiese ortodosse orientali.

La nostra visita ha un po’ scontato il fatto che è stato il primo approccio con le chiese e i monasteri Armeni, e la mancanza di esperienza forse ha reso la visita un po’ più superficiale di quanto il complesso avrebbe meritato.

In questa prima visita abbiamo visto la Cattedrale Surb Ejmiatzin (girando per tutto il complesso che la comprende, dove in parte si sta costruendo qualcosa che non abbiamo capito cosa sarà) e la Gayane Vank che è un po’ più lontana, fuori dal complesso, raggiunta costeggiando la costruzione di una scuola forse religiosa (uscivano gruppi di ragazzi in divisa). In questo giorno non abbiamo visto la famosa Hripsime Vank (famosa perché dal sacrificio di Hripsime che sacrificò la vita per respingere le mire di Tiridate e la conseguente malattia del re guarita da s. Gregorio l’illuminatore la storia dice partì la storia cristiana dell’Armenia con la conversione del re e, forzosamente, del popolo). La chiesa di Hripsime sarà meta dell’ultimo giorno di permanenza.

Per visitare l’Armenia suggeriamo il libro di Alberto Elli, ARMENIA – perlomeno per la parte che riguarda i monasteri. Dettagliatissimo.

Visitato questi due luoghi, cercando ogni tanto un po’ di ombra, abbiamo ripreso il minibus 203 che, all’altezza di Kilikia… ha tirato diritto – e del resto la strada era separata da uno spartitraffico. Allora con attenzione abbiamo cercato di capire la strada seguita e quando abbiamo visto che prendeva la Masrop è stato un sollievo. Siamo scesi un po’ a caso, immaginando di poi percorrere l’avenue a piedi per raggiungere l’hotel, e invece ci siamo accorti di essere scesi esattamente pochi metri prima dell’incrocio dove a destra iniziava la nostra via.

Dopo una sosta di riposo siamo usciti a cena (al Tun Lahmajo – buono, niente di eccezionale). Complice la sera tiepida, siamo rientrati passando da piazza della Repubblica incappando nello spettacolo di luci e suoni nella fontana davanti al museo. Gustato lo spettacolo non previsto ( più per dimenticanza che per non conoscenza) siamo rientrati.

 







































WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.3

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.3

L’attraversamento del Vernissage ci ha riportati verso piazza della Repubblica, alla spalle del Museo, da dove, passando per la “via di lusso” completamente pedonale Nothern Ave. abbiamo raggiunto il Palazzo dell’Opera che si apre dal lato sud su piazza della Libertà (dove abbiamo trovato installazioni forse ancora legare al periodo di festa della settimana precedente e al 9 maggio che recitavano EU-ARMENIA CLOSER THAN EVER) e nel lato nord su Piazza di Francia oltre la quale si apre la famosa Cascade.

Percorrendo Nothern ave. ci è capitato il fatto simpatico di essere fermati da un gruppo di Scout armeni che ci hanno chiesto una foto assieme a loro per un progetto che avevano in corso con i turisti. Abbiamo acconsentito volentieri chiedendone una in cambio con il nostro smartphone.

All’incrocio con Teryan st. ci sono palazzi decorati con bei murales e in quel posto il ristorante Tun Lahmajo dove andremo a mangiare una prossima sera

Dopo qualche foto a qualche compositore davanti al teatro dell’Opera ci siamo preparati alla scalata della Cascade.

Si tratta di una grande scalinata che posta sulla collina dove c’è la statua della Madre Armenia, ed è anche un museo diffuso con opere della collezione privata di Cafesjian, il ricco armeno della diaspora che ha finanziato il completamento dell’opera. Si può salire sia utilizzando le proprie gambe, gradino dopo gradino, sia utilizzando le scale mobili presenti ai lati e che, non lo neghiamo, sono una valida alternativa alernandole ai gradini che sotto un sole caldo presentano qualche disagio.

Il complesso è di notevole interesse e bellezza, una visita di quelle “dovute” nella capitale armena, a ragion veduta direi.

La parte alta sembra ancora in costruzione e quando si pensa di essere arrivati alla sommità, ci si accorge che per arrivare al parco della Statua della Madre Armenia c’è ancora da scalare.

Prima di arrivare al museo militare che sta alla base della grande statua che si vede chiaramente da molti posti della Erevan ai piedi della collina, si passa attraverso un parco di divertimenti con attrazioni che, ma non frequento posti simili da 50 anni e potrei non essere buon giudice, da noi non si vedono più. Ci sono ancora gli autoscontro da noi?

Davanti alla statua c’è un memoriale per i caduti in guerra che aveva ancora le corone portate probabilmente il giorno prima nel giorno della vittoria della seconda guerra mondiale.

Il museo non è di grandissimo interesse, se non per un appassionato di cose militari, anche se potrebbe essere un buona base di studio per la storia armena di guerre, vittorie, conquiste e sconfitte (le ultime guerre con l’Azerbaijan segnano molto il sentire popolare, anche se non magari in  modo non evidente, per esempio con le effigi di caduti che si vedono su municipi all’interno, nei cimiteri dove la parte militare è una selva di bandiere armene e in frequenti piccoli monumenti commemorativi che si trovano nel Paese. L’ingresso è gratuito ma agguerrite  signore non ti lasciano uscire senza una donazione.

Per tornare a valle abbiamo preso il bus 23 della linea urbana di Erevan. Lo abbiamo preso dove avevamo individuato esserci la fermata studiando il programma prima, quindi le informazioni che si ottengono sono attendibili. Ci siamo confrontati con due ragazzine che non parlavano bene inglese ma con le quali ci siamo aiutati con il traduttore. Non sapevamo se potevamo usare la carta di credito a bordo, ma per questo ha sopperito la cortesia che abbiam comunemente trovato in giro tra le persone, e una di queste ragazzine e una signora a bordo ci hanno pagato il viaggio senza altro in cambio che un grazie.

Arrivati sulla Mesrop che è l’asse portante e il punto di riferimento, la abbiamo percorsa a lungo verso la periferia per andare a vedere il museo Sergei Parajanov, un artista visionario molto originale che sì è espresso in molte forme artistiche, dal cinema al collage passando per statue e quadri. Purtroppo l’audioguida era pessima, sembra letta da uno sul punto di morte, e non andava per punti per raccontando sala per sala, quindi dopo l’ascolto sofferto andavamo a caccia di ciò che ci aveva descritto.

Non sto a raccontare cosa abbiamo visto perché dono forme artistiche che fatico a comprendere, posso solo dire che molte mi sono piaciute istintivamente e altre mi hanno comunque affascinato, amiche e amici con diversa sensibilità godrebbero molto più di noi della visita di questo museo che è una tappa fondamentale in Erevan.

Usciti dal museo siamo saliti verso il quartiere Kond che ha fatto della sua precarietà e marginalità un motivo di caratterizzazione.

Lo si raggiunge inerpicandosi sulla ennesima collina o salendo scale che non sono esattamente ben indicate.

Raggiunto il quartiere abbiamo avuto la sorpresa di entrare quasi per caso in un cortile arredato in modo volutamente confuso e arraffazzonato chiamato Kond House e che promette, sul cancello di entrata di essere una casa instagrammabile. Ed è una piccola e funzionante impresa, condotta da una famiglia con tre ragazzine sveglie, simpatiche e intraprendenti che non solo propongono caffè armeno e spremute fatte al momento (e anche veri e propri pasti abbiamo scoperto poi) ma chiedono anche di fotografare gli ospiti per arricchire una pagine instagram piena di foto. Simpaticissime.

La giornata è volta al termine rientrando, dopo una ventina di chilometri scarpinando qua e la in Erevan passando dalla moschea Blu, dove era esposto un cartellone con le foto delle vittime del bombardamento della scuola nel primo giorno di aggressione all’Iran da parte di USA sobillati da Israele.