WANDERLUST 26quinto NAPOLI65 cap.2.1 dove si dice del Cristo velato e di altre bellissime statue, di un venditore di calzini, del chiostro del Monastero di santa Chiara e dopo questi due capolavori non è il caso di dire altro
2.1.a Usciamo alla buon’ora e ci dirigiamo verso un bar vicino, una traversa di via Duomo, per un’ottima colazione (la colazione è un discrimine importante per impostare la giornata, particolarmente in viaggio, se è buona incide con un peso specifico di positività notevole sul resto della giornata). Poi ripartiamo verso via san Biagio dei librai diretti verso il museo Cappella di san Severo, e dopo poco torniamo verso il bar. Antonella aveva dimenticato il telefono sul tavolo. Fortunatamente da donna social quale è aveva probabilmente visto qualcosa da fotografare e da postare e questo le ha permesso di accorgersi di aver dimenticato lo smartphone. Ritorniamo con una certa ansia al bar e con sollievo pari lo rivediamo sul tavolo dove lo avevamo lasciato (poi perché “avevamo”, non l’ho mica dimenticato io!)
2.1.b Arrivati al museo con un discreto anticipo, attendiamo l’ora di apertura non riuscendo ad evitare le attenzioni di un venditore di calzini che cercava di circuire le turiste con stiracchiate rime. Alla fine non è stato fastidioso, ha smesso di cercare di vendere calzini e in qualche modo, facendo avances ad Antonella è stato a passare un po’ di tempo in attesa arrivassero nuovi turisti. Alla fine, usciti dal museo, lo abbiamo rivisto, salutato e ha voluto fare una foto con Antonella.
2.1.c. Dentro al museo, piccolo ma un gioiello, non si potevano fare fotografie. Peccato. E’ un luogo che, per quanto ne capisco di scultura io, appare straordinario. E non solo per la maestria che ha reso il Cristo velato un’opera veramente inarrivabile. Questa scultura, al centro del museo, bene illuminata, è straordinaria e non ci si stanca di vederla da tutti i lati e in tutti in particolari possibili (a me hanno colpito i piedi che sembrano tirare il velo che ricopre il corpo). Ma non è la sola. Ci sono due altre che mi hanno colpito molto: la Pudicizia di Antonio Corradini, questa donna coperta da un velo che aderisce al corpo con pieghe naturalissime, e il Disinganno di Francesco Quierolo, che raffigura un uomo che si sta liberando da una rete (che rappresentano gli inganni che distolgono l’uomo dal seguire la retta via). Questa rete è un’opera che ci si stupisce sia stato possibile realizzare.
2.1.d Qui il sito dove si può approfondire la conoscenza delle opere che devono essere viste con calma e attenzione con i propri occhi almeno una volta nella vita. https://www.museosansevero.it/
2.1.e Usciti motivati dalla bellezza goduta ci siamo diretti verso piazza Monteoliveto per cominciare il percorso che ci eravamo prefissati.
2.1.f La prima tappa di questo percorso ci ha condotti al chiostro del Monastero di santa Chiara. Un’altra botta di bellezza. Appena entrati si può assistere a un breve film di presentazione che, suggerisco, vale la pena di vedere.
2.1.g. Poi ci si immerge nella delicata bellezza di questo chiostro, con gli affreschi, le maioliche che ricordano plaza de Espana a Siviglia o gli Azulejos, ma qui colorati, del Portogallo. Abbiamo trovato una atmosfera e una sensazione di tranquillità che ci ha portato fuori da una città abbastanza caotica e rumorosa che sembrava lontana e che invece era appena oltre le mura. Si possono fare bei pensieri passeggiando (non da turista e senza i turisti -ma che noia questi turisti!) in questo chiostro. Noi facendo parte della categoria di cui sopra, abbiamo goduto per poco, ma intenso, tempo di tanta pace e tanta bellezza, e poi ci siamo immersi nuovamente nella città.



























































