martedì 2 giugno 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.6.3

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.6.3

Completiamo la giornata dirigendoci verso Garni, meta conclusiva e sede del B&B che abbiamo scelto (l'Harmonia Garden, direi più che soddisfacente, con una colazione che devi prenotare nella sua composizione il giorno prima- questo ci piace di meno - ma che si è rivelata al momento del gusto di eccelsa qualità - ottimo anche il suggerimento per la cena).

A Garni sono due le possibili tappe: il tempio pagano e la sinfonia delle pietre.

La seconda opzione è costituita da enormi colonne simemtriche esagonali e pentagonali di basalto alte quasi cinquante metri che sembra essere realizzate a mano per la loro straordinaria simmetrica. Sono nella gola scavata dal fiume Goght praticamente ai piedi della cittadina. Il nome deriva dalla somiglianza con canne di organo. 

Abbiamo lasciato perdere la visita nella gola, dal sito del tempio le abbiamo scorte in basso, ma i tempi, dell'oggi e del domani, non rendevano possibile la visita e l'abbiamo sacrificata.

Invece nell'area del tempo pagano ci siamo stati e lo abbiamo visitato con calma, sia il tempio sia i vicini bagni romani.

Questo tempio è sopravvissuto alla furia distruttrice posta in atto dalla Armenia Cristiana che ha cercato di cancellare la memoria dei tempi precedenti. Sembra risalga al primo secolo d.C. Il tempio risparmiato dalla furia religiosa è stato distrutto da un terremoto nel 1679 e solo nel XX secolo è stato ricostruito tentando una fedeltà filologica.

E' posto su un alto podio di 3 metri (con gradini impervi, ma noi siamo ancora gggiovani e li abbiamo saliti senza fiatare), è una struttura periptera, ossia (ma che lo dico a fare) circondata da un portico con colonne.

Il suo essere "minoranza religiosa" ce lo ha reso simpatico.

Vicino, un po' in rovina, ci sono i bagni romani, costituiti da quattro sale parallele e contigue l'una all'altra. Sul pavimento di una sala, il vestibolo dice la nostra guida, c'è un interessante mosaico, che è citato come l'unico intatto in Armenia.

Terminata la visita e rientrati poco prima che piovesse, siamo poi usciti per la cena al Garni avenue Cafe & Restaurant (se si dorme a Garni è un ottimo locale per una cena molto buona).













domenica 31 maggio 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.6.2

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.6.2

Monastero di Ghegard

Geghard è stato il primo monastero che abbiamo visitato e non è stato facile orientarci tra le diverse strutture e costruzioni. Credo siamo entrati e usciti almeno due volte perché ogni volta ci rendevamo conto di aver perso qualcosa. Un po’ a fatica siamo riusciti però alla fine a capire l’organizzazione della struttura e goderci il luogo che, per localizzazione paesaggistica e per storia è stato affascinante (come saranno tutti i monasteri e le chiese che vedremo nel corso del nostro viaggio -e  non saranno pochi)

Geghard è posto in fondo a una profonda gola del fiume Azat, a pochi chilometri dalla nostra meta (Garni che raggiungeremo successivamente).

E’ famoso anche per la sua peculiarità di essere costruito in parte scavato direttamente nella roccia della montagna adiacente.

Era famoso come il Monastero della Caverna, e infatti, uscendo dalle mura del monastero e passando un torrente con un bel ponticello, si accede a un’area dove si aprono sul pendio piccole grosse che erano abitate da eremiti e ora sono meta di un piccolo pellegrinaggio.

All’interno del monastero c’è una sorgente ancora viva la cui acqua è ritenuta miracolosa. In effetti quando siamo andati a vederla davanti a noi c’era una famiglia, la mamma ha spogliato a metà i figli e ha bagnato la parte superiore del corpo con l’acqua della sorgente. Non era una giornata calda e i figlioli mi sembravano (giustamente) perplessi.

Se le strutture stesse di costruzioni come il complesso del monastero di Geghard per la propria ruvida bellezza colpiscono nel loro insieme, poi ci sono particolari che ai nostri occhi poco allenati rischiavano di sfuggire (o sono realmente sfuggiti) se non fosse per l’aiuto della guida. In ambienti così severi e scarni senza un aiuto esterno, se non si è dotti in materia, è facile avere una visione generale d’insieme che non consente di cogliere particolari.

Man mano che abbiamo visitato monasteri percorrendo le strade dell’Armenia abbiamo imparato a leggere prima la guida per poi andare alla scoperta di ciò che ci era suggerito.

Per esempio il portale sud della Katoghirche (cioè la chiesa maggiore di un complesso monastico) che riportiamo in fotografia.

Nella chiesa di Surb Astvatzatzin (santa Madre di Dio) – in tutta l’Armenia si può essere certi di trovare chiese dedicate alla Madonna e a san Gregorio Illuminatore- c’è una bella grande croce scolpita.

Forse un po’ più confusi di come siamo entrati lasciamo questo monastero con cui abbiamo debuttato e cominciato ad imparare a guardarli non solo con stupore, perché sono comunque luoghi molto suggestivi, ma anche con un minimo , ma proprio minimo eh!, di competenza e ci dirigiamo verso Garni.




















sabato 30 maggio 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.6

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.6

E’ giunto il giorno di lasciare Erevan e iniziare il percorso on the road dell’Armenia che ci condurrà prima a sud e poi di ritorno verso il nord per completare il periplo nella parte nord occidentale del Paese.

Come previsto utilizziamo il bus 100 che ha una fermata sulla Mesrop vicinissima ( 500 dram contro almeno 10000 con il taxi). Il bus ci fa aspettare quasi un’ora, a mio avviso è saltata una corsa, quasi quasi avrei telefonato all’ufficio movimento dell’azienda per chiedere “ dove è il mio bus”, ma ho soprasseduto.

Nel corso del viaggio abbiamo parlato con un signore che si esprimeva in un buon inglese, almeno comprensibile a noi.

Ritirata l’auto con accurata ispezione dei danni precedenti e mille raccomandazioni siamo usciti dall’aeroporto. La prima tappa è stata il Memoriale e museo del Genocidio armeno, sulla collina sacra di Tzitzernakaberd a ovest di Erevan.

Si compone di tre ambiti, un bosco dove i capi di stato e rappresentanti di entità politiche piantano un albero nel corso della loro visita (noi abbiamo trovato l’albero piantato da Prodi come Presidente della commissione Europea), di un memoriale composto da severe ed enormi lastre ( 12 enormi piloni) piegate verso l’interno di uno spazio dove arde una fiamma eterna e vicino una stele slanciata ed affilata alta 44 metri che rappresenta la sopravvivenza e la rinascita spirituale degli Armeni (leggo che la stele è costituita da due parti separate che potrebbero simboleggiare l’unione degli armeni in Patria e degli armeni della diaspora)

La terza parte, sotterranea per non togliere visibilità al memoriale, il museo -istituto del genocidio armeno dove viene rappresentata anche con immagini crudissime la storia del genocidio.

Il museo è fatto molto bene, molto chiaro e didascalico. Per visitarlo compiutamente servirebbero ore.

Si conclude con una sala nella quale sono rappresentati, come a creare una vicinanza simbolica con altre sofferenze, Genocidi accaduti nella storia recente. Penso che, purtroppo, dovrà essere trovato spazio anche per il Genocidio di Gaza ancora in corso.

Completata la visita, siamo ripartiti uscendo dalla città. Man mano che ci allontanavamo da Erevan il traffico diveniva più scarso, è capitato che il traffico fosse composto da mandrie di mucche che attraversavano o occupavano la sede stradale.

La tappa odierna, iniziata in tarda mattinata, era breve.

Fuori Erevan la prima sosta è stata al Charents’ Arch, da dove si può inquadrare l’Ararat come in una cornice. A patto che non sia offuscato dalle nuvole. Come infatti era il giorno che siamo passati noi.

Una breve sosta e poi siamo ripartiti






















venerdì 29 maggio 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.5

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.5

E' il giorno del Matenadaran, lo straordinario "deposito" di libri antichi, manoscritti, che accoglie in cima a una breve salita lasciata la Mesrop Mashtots (e ai piedi dell'ingresso siamo accolti da una grande statua dello stesso Mesrop, a cui gli armeni devono il proprio alfabeto.

Arriviamo con un po' di pioggia e siamo i secondi ad entrare oggi.

Il Matenadaran è un gioiello, se ho un rammarico in questo viaggio è di non aver rischiato a prendere una guida anche in lingua inglese o non aver cercato di studiare prima per bene cosa avremmo visto.

Sarebbe stato un godimento più profondo e completo di quello che ci ha concesso la vista di tanti straordinari libri esposti nelle teche, vere e proprie opere d'arte, tesori della memoria comune e civile dei popoli d'Europa. 

Dovessi avere l'occasione di tornare ad Erevan, la possibilità di rivedere con maggiore consapevolezza e cognizione il Matenadaran peserebbe per più di metà della scelta.

Il consiglio è di cercare di essere il più possibile pronti a ciò che si potrà ammirare.

Rimane, di tutto il viaggio, pieno di bellissime tappe, una se non la più forte e simbolica.

Abbiamo ammirato a lungo i libro esposti, sono alla fine poche sale, e poi siamo usciti un po' a malincuore.

Questo è uno dei casi dove le fotografie proposte non rendono neppur lontanamente ciò che abbiamo realmente visto.

Usciti dal "deposito" ci siamo diretti verso il Museo di storia dell'Armenia in piazza della Repubblica.

Passando in piazza di Francia con l'occhio ormai esperto ci siamo resi conto, troppo tardi ma non per un consiglio, dove partono i minibus 203 che ci avrebbero portati al "vaticano armeno" ieri.

Passeggiando per la Mesrop e poi per la Nothern siamo arrivati in piazza della Repubblica. 

Qui abbiamo visitato il museo di Storia dell'Armenia, famoso anche perché conserva quella che è considerata la più antica calzatura mai trovata. Il museo, estremamente dettagliato e ben fatto non termina con il XX secolo perché la sala era in allestimento ma  un secolo prima (ma ci saremmo rifatti il giorno dopo con le vicende armene dell'inizio del Secolo breve).

Usciti dal museo poiché eravamo in zona abbiamo deciso di andare al Rossja, il centro commerciale con il testo che ricorda una astronave per mangiare  un gelato. Ma questo centro commerciale che sembra essersi fermato all'epoca sovietica non ha risposto alle nostre aspettitive e quindi ci siamo rivolti ancora una volta alla consumistica Nothern Ave che non ha tradito.

Mentre seduti su una panchina ci gustavamo il gelato abbiamo fatto due considerazioni: il grande numero di carni sciolti (non saprei dire se randagi perché sembravano avere tutti all'orecchio un tagliando identificativo) che è presente per le strade di Erevan, e come la chirurgia estetica sia utilizzata anche da giovanissime.

Abbiamo ripreso a macinare chilometri scegliendo ora tre mete precise, affidandoci anche ai suggerimenti di Matteo:

la chiesa di san. Astvatsatsin, piccolissima, posta al fianco della più grande chiesa di santa Anna,

la fermata della metropolitana Yeritasardakan definita "il maccherone" per evidenti motivi (una volta vista la fotografia)

la casa dello scacchista dove abbiamo visitato solo il piano terra, trovando parcheggi genitori e nonni in attesa probabilmente della fine delle lezioni di scacchi ai quale immaginiamo stavano partecipando numerosi giovani di Erevan

Si conclude con questa visita il nostro tre giorni ad Erevan. Dal giorno seguente inizieremo il tour con l'auto della Armenia fuori dalla capitale.

Sarà un'altra storia.