mercoledì 27 maggio 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.3

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.3

L’attraversamento del Vernissage ci ha riportati verso piazza della Repubblica, alla spalle del Museo, da dove, passando per la “via di lusso” completamente pedonale Nothern Ave. abbiamo raggiunto il Palazzo dell’Opera che si apre dal lato sud su piazza della Libertà (dove abbiamo trovato installazioni forse ancora legare al periodo di festa della settimana precedente e al 9 maggio che recitavano EU-ARMENIA CLOSER THAN EVER) e nel lato nord su Piazza di Francia oltre la quale si apre la famosa Cascade.

Percorrendo Nothern ave. ci è capitato il fatto simpatico di essere fermati da un gruppo di Scout armeni che ci hanno chiesto una foto assieme a loro per un progetto che avevano in corso con i turisti. Abbiamo acconsentito volentieri chiedendone una in cambio con il nostro smartphone.

All’incrocio con Teryan st. ci sono palazzi decorati con bei murales e in quel posto il ristorante Tun Lahmajo dove andremo a mangiare una prossima sera

Dopo qualche foto a qualche compositore davanti al teatro dell’Opera ci siamo preparati alla scalata della Cascade.

Si tratta di una grande scalinata che posta sulla collina dove c’è la statua della Madre Armenia, ed è anche un museo diffuso con opere della collezione privata di Cafesjian, il ricco armeno della diaspora che ha finanziato il completamento dell’opera. Si può salire sia utilizzando le proprie gambe, gradino dopo gradino, sia utilizzando le scale mobili presenti ai lati e che, non lo neghiamo, sono una valida alternativa alernandole ai gradini che sotto un sole caldo presentano qualche disagio.

Il complesso è di notevole interesse e bellezza, una visita di quelle “dovute” nella capitale armena, a ragion veduta direi.

La parte alta sembra ancora in costruzione e quando si pensa di essere arrivati alla sommità, ci si accorge che per arrivare al parco della Statua della Madre Armenia c’è ancora da scalare.

Prima di arrivare al museo militare che sta alla base della grande statua che si vede chiaramente da molti posti della Erevan ai piedi della collina, si passa attraverso un parco di divertimenti con attrazioni che, ma non frequento posti simili da 50 anni e potrei non essere buon giudice, da noi non si vedono più. Ci sono ancora gli autoscontro da noi?

Davanti alla statua c’è un memoriale per i caduti in guerra che aveva ancora le corone portate probabilmente il giorno prima nel giorno della vittoria della seconda guerra mondiale.

Il museo non è di grandissimo interesse, se non per un appassionato di cose militari, anche se potrebbe essere un buona base di studio per la storia armena di guerre, vittorie, conquiste e sconfitte (le ultime guerre con l’Azerbaijan segnano molto il sentire popolare, anche se non magari in  modo non evidente, per esempio con le effigi di caduti che si vedono su municipi all’interno, nei cimiteri dove la parte militare è una selva di bandiere armene e in frequenti piccoli monumenti commemorativi che si trovano nel Paese. L’ingresso è gratuito ma agguerrite  signore non ti lasciano uscire senza una donazione.

Per tornare a valle abbiamo preso il bus 23 della linea urbana di Erevan. Lo abbiamo preso dove avevamo individuato esserci la fermata studiando il programma prima, quindi le informazioni che si ottengono sono attendibili. Ci siamo confrontati con due ragazzine che non parlavano bene inglese ma con le quali ci siamo aiutati con il traduttore. Non sapevamo se potevamo usare la carta di credito a bordo, ma per questo ha sopperito la cortesia che abbiam comunemente trovato in giro tra le persone, e una di queste ragazzine e una signora a bordo ci hanno pagato il viaggio senza altro in cambio che un grazie.

Arrivati sulla Mesrop che è l’asse portante e il punto di riferimento, la abbiamo percorsa a lungo verso la periferia per andare a vedere il museo Sergei Parajanov, un artista visionario molto originale che sì è espresso in molte forme artistiche, dal cinema al collage passando per statue e quadri. Purtroppo l’audioguida era pessima, sembra letta da uno sul punto di morte, e non andava per punti per raccontando sala per sala, quindi dopo l’ascolto sofferto andavamo a caccia di ciò che ci aveva descritto.

Non sto a raccontare cosa abbiamo visto perché dono forme artistiche che fatico a comprendere, posso solo dire che molte mi sono piaciute istintivamente e altre mi hanno comunque affascinato, amiche e amici con diversa sensibilità godrebbero molto più di noi della visita di questo museo che è una tappa fondamentale in Erevan.

Usciti dal museo siamo saliti verso il quartiere Kond che ha fatto della sua precarietà e marginalità un motivo di caratterizzazione.

Lo si raggiunge inerpicandosi sulla ennesima collina o salendo scale che non sono esattamente ben indicate.

Raggiunto il quartiere abbiamo avuto la sorpresa di entrare quasi per caso in un cortile arredato in modo volutamente confuso e arraffazzonato chiamato Kond House e che promette, sul cancello di entrata di essere una casa instagrammabile. Ed è una piccola e funzionante impresa, condotta da una famiglia con tre ragazzine sveglie, simpatiche e intraprendenti che non solo propongono caffè armeno e spremute fatte al momento (e anche veri e propri pasti abbiamo scoperto poi) ma chiedono anche di fotografare gli ospiti per arricchire una pagine instagram piena di foto. Simpaticissime.

La giornata è volta al termine rientrando, dopo una ventina di chilometri scarpinando qua e la in Erevan passando dalla moschea Blu, dove era esposto un cartellone con le foto delle vittime del bombardamento della scuola nel primo giorno di aggressione all’Iran da parte di USA sobillati da Israele.
































martedì 26 maggio 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.2

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.2

Rinfrancati da: a) la vista dell’Ararat, quindi siamo nella città giusta, non abbiamo sbagliato aereo; b) una buona colazione; c) un bel sole; ci mettiamo in marcia per andare alla scoperta di Erevan. Si solito serve un po’ di tempo per cominciare ad orientarsi in una nuova città, che alla fine dopo un giorno diventa abitualmente ampiamente conosciuta. Erevan per molti versi è una città semplice. Circondata da un ring verde che chiude il centro urbano, ha nella Mesrop Mashtots Ave. un asse portante di riferimento. Gran parte della zona di interesse a sud est della Mersop fino al ring verde (rimane fuori la Cattedrale e il GUM. A nord dopo piazza dell’Opera si apre la Cascade e poi a monte il parco dove troviamo la statua di Madre Armenia.

Insomma, più o meno.

Noi appena usciti ci siamo diretti verso piazza della Repubblica dove c’è la sede del governo e il Museo della storia dell’Armenia e altri palazzi che rendono la grande piazza, con una fontana di generose dimensioni in mezzo, piuttosto elegante.

Essendo ancora chiuso il museo (una costante di tutto il viaggio è stato il difficile rapporto tra il nostro orario standard e l’orario armeno che è calibrato su almeno due ore più tardi) dopo qualche foto di rito ci siamo diretti verso la Cattedrale che è leggermente sull’esterno, vicina la centro commerciale Rossja e poco prima del GUM.

La Cattedrale, ovviamente intitolata a san Gregorio Illuminatore (del quale contiene alcune reliquie  che credo sia poste in un piccolo altarino all’inizio dove le persone si inginocchiamo per devozionie, è un edificio moderno, iniziato nel 1997 e consacrato nel settembre del 2001, 1700° anno dall’imposizione del cristianesimo sulla popolazione armena come religione di stato.

Ci ha colpito subito una abitudine che poi abbiamo visto comune, che le donne si coprono la testa con un velo bianco e che si tende ad uscire dalla chiesa camminando all’indietro. Quando ero bambino e andavo in chiesa ricordo il velo che copriva la testa delle donne ma del camminare all’indietro non lo ricordo neppure allora. Ora poi noi so come si usi da noi.  E’ molto bella la scalinata che porta alla Cattedrale.

Lungo il ring verde ci siamo diretti verso Nord, verso il palazzo dell’Opera (con un cartellone interessante) passando prima per un bel parco chiamato “book’s lover” e  successivamente per il Vernissage, un po’ mercato bric-a-brac, un po’ vintage, un po’ artigianale un po’ fuffa (molto interessanti le schacchiere, tantissime). Mi sembra che se sì è a Erevan nei giorni di apertura, un giro in questo mercato ci sta e vale la pena farlo.

Intanto cominciamo a conoscere alcune caratterizzazioni di Erevan e dell’Armenia. La enorme diffusione di distributori di bevande in ogni luogo e nella città di postazioni Telcell dove dal monitor è possibile fare una serie elevata di operazioni tra cui vari pagamenti. Sicuramente avremmo potuto anche acquistare i biglietti per il bus o prenotare un taxi con Yandex, ma non lo abbiamo fatto.





















lunedì 25 maggio 2026

WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.1

 WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.1

Finalmente il 9 maggio partiamo per l’Armenia dopo avere studiato e programmato il viaggio da lungo tempo. Il volo Wizzair da Malpensa non ha avuto problemi. Abbiamo dovuto anticipare di un giorno, perché la compagnia nel corso dell’anno ci ha avvertiti che il nostro volo del 10 maggio era stato cancellato e ci aveva riprotetto sul volo del giorno prima. Pazienza. C’è di peggio. Abbiamo rischiato di avere qualche problema con l’albergo a suo tempo prenotato perché nonostante le comunicazioni intercorse nel corso delle quale aveva assicurato di aver modificato la prenotazione, alla fine ci siamo resi conto, in tempo, che avevano fatto confusione. Meno male che di questo ci siamo accorti in tempo, perché altrimenti il 9 ci saremmo ritrovati senza taxi dall’aeroporto e soprattutto senza un posto dove dormire (e si arriva a Zvartnots alle 22.30 la sera) con la conseguenza che probabilmente avremmo dovuto passare la notte in aeroporto. Ovviamente abbiamo cambiato albergo, la abbiamo anche imparato è che prenotando con la piattaforma internazionale (che sì è dimostrata oggettivamente affidabilissima) non ci si può fidare delle comunicazioni con la struttura ma occorre riprenotare e poi cancellare la prenotazione obsoleta.

Sul volo avevamo l’ultima fila in fondo, questo ci ha consentito di essere i primi scendere. Passaggio doganale e recupero bagagli veloce, poi abbiamo individuato il nostro taxista (con Genius abbiamo avuto il passaggio gratuito) e dopo aver cambiato un po’ di soldi e preso una sim fisica perché i nostri telefoni non supportavano una esim, siamo andati direttamente in albergo ( un buon albergo tutto concentrato al 14° piano dei un palazzo vicino al centro (e infatti si chiama 14th floor). La camera apriva con una porta finestra sul terrazzo sul roof del palazzo (poi sopra un quindicesimo piano con un terrazzo più piccolo – la sera quando siamo arriva c’era una festa con musica e giovani che alle 24.00 è finita e abbiamo dormito bene – dove salivamo per fare una ottima colazione a buffet.

La sera dell’arrivo invece siamo usciti a mangiare in un locale nel parco vicino dove abbiamo, spinti dalla fame, un po’ ecceduto, con hamburger e formaggi buonissimi accompagnati da marmellate insaporite con peperoncino, e frutta disidratata e noci sgusciate.

Dopo un buon riposo la mattina della domenica ci siamo svegliati con il sole. Sono uscito subito sulla terrazza dell’hotel per avere una visione della città con la luce del giorno e come buongiorno Erevan mi ha regalato, verso Ovest, così imponente da sembrare vicinissimo, la visione dell’Ararat completamente sgombro da nubi, come forse non lo abbiamo più visto per tutto il viaggio. Con questo segno di buon augurio siamo andati a fare colazione.