WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.5
E' il giorno del Matenadaran, lo straordinario "deposito" di libri antichi, manoscritti, che accoglie in cima a una breve salita lasciata la Mesrop Mashtots (e ai piedi dell'ingresso siamo accolti da una grande statua dello stesso Mesrop, a cui gli armeni devono il proprio alfabeto.
Arriviamo con un po' di pioggia e siamo i secondi ad entrare oggi.
Il Matenadaran è un gioiello, se ho un rammarico in questo viaggio è di non aver rischiato a prendere una guida anche in lingua inglese o non aver cercato di studiare prima per bene cosa avremmo visto.
Sarebbe stato un godimento più profondo e completo di quello che ci ha concesso la vista di tanti straordinari libri esposti nelle teche, vere e proprie opere d'arte, tesori della memoria comune e civile dei popoli d'Europa.
Dovessi avere l'occasione di tornare ad Erevan, la possibilità di rivedere con maggiore consapevolezza e cognizione il Matenadaran peserebbe per più di metà della scelta.
Il consiglio è di cercare di essere il più possibile pronti a ciò che si potrà ammirare.
Rimane, di tutto il viaggio, pieno di bellissime tappe, una se non la più forte e simbolica.
Abbiamo ammirato a lungo i libro esposti, sono alla fine poche sale, e poi siamo usciti un po' a malincuore.
Questo è uno dei casi dove le fotografie proposte non rendono neppur lontanamente ciò che abbiamo realmente visto.
Usciti dal "deposito" ci siamo diretti verso il Museo di storia dell'Armenia in piazza della Repubblica.
Passando in piazza di Francia con l'occhio ormai esperto ci siamo resi conto, troppo tardi ma non per un consiglio, dove partono i minibus 203 che ci avrebbero portati al "vaticano armeno" ieri.
Passeggiando per la Mesrop e poi per la Nothern siamo arrivati in piazza della Repubblica.
Qui abbiamo visitato il museo di Storia dell'Armenia, famoso anche perché conserva quella che è considerata la più antica calzatura mai trovata. Il museo, estremamente dettagliato e ben fatto non termina con il XX secolo perché la sala era in allestimento ma un secolo prima (ma ci saremmo rifatti il giorno dopo con le vicende armene dell'inizio del Secolo breve).
Usciti dal museo poiché eravamo in zona abbiamo deciso di andare al Rossja, il centro commerciale con il testo che ricorda una astronave per mangiare un gelato. Ma questo centro commerciale che sembra essersi fermato all'epoca sovietica non ha risposto alle nostre aspettitive e quindi ci siamo rivolti ancora una volta alla consumistica Nothern Ave che non ha tradito.
Mentre seduti su una panchina ci gustavamo il gelato abbiamo fatto due considerazioni: il grande numero di carni sciolti (non saprei dire se randagi perché sembravano avere tutti all'orecchio un tagliando identificativo) che è presente per le strade di Erevan, e come la chirurgia estetica sia utilizzata anche da giovanissime.
Abbiamo ripreso a macinare chilometri scegliendo ora tre mete precise, affidandoci anche ai suggerimenti di Matteo:
la chiesa di san. Astvatsatsin, piccolissima, posta al fianco della più grande chiesa di santa Anna,
la fermata della metropolitana Yeritasardakan definita "il maccherone" per evidenti motivi (una volta vista la fotografia)
la casa dello scacchista dove abbiamo visitato solo il piano terra, trovando parcheggi genitori e nonni in attesa probabilmente della fine delle lezioni di scacchi ai quale immaginiamo stavano partecipando numerosi giovani di Erevan
Si conclude con questa visita il nostro tre giorni ad Erevan. Dal giorno seguente inizieremo il tour con l'auto della Armenia fuori dalla capitale.
Sarà un'altra storia.


































































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