WANDERLUST 26secondo08 IL CAIRO_GIZA 31 gennaio 3 febbraio
È un grande museo nel
quale, a quanto capito, si è dato corso all'ambizione di non avere magazzino,
ma di esporre ogni reperto che fosse posseduto dallo Stato egiziano. In
effetti, ci si sente un po' smarriti e sopraffatti dalla infinità di reperti
ammirabili. La struttura è imponente. Il museo è stato aperto il 1º novembre
2025. Si accede alla grande piazza davanti all'ingresso dove si innalza l’obelisco
di Ramesses 2º. Entrati nella hall si comincia ad essere un po' disorientati
dall'infinito succedersi di reperti. Una visita accurata, a mio avviso,
dovrebbe prevedere un non breve periodo di studio precedente, per essere pronti
a cogliere la singolare importanza di ogni reperto visto. Noi probabilmente
l'abbiamo visitato ammirando ciò che vedevamo più con lo stupore per la tecnica
usata, la storicità del manufatto (comparando, per quanto potevamo capire la
supposta conoscenza, strumentazione e dell'epoca e il risultato ottenuto) la
consueta sensazione di provare un filo rosso che univa l'artista che ha
realizzato l'opera e noi che ora qui con i nostri occhi la ammiravamo. Che
storia personale avrà avuto quell'artista? Una persona che ha utilizzato quei monili
o quegli strumenti, lo scriba che ha inciso i suoi elenchi sullo stelo e ha scritto quei papiri? Ma anche tante
ammirazioni verso gli archeologi che riescono a datare e individuare cosa sia e
chi rappresenta una certa statua. Abbiamo visto, ora non ricordo neppure chi
fossero, 2 statue letteralmente ricostruite, sasso per sasso, con i pezzi nelle
quali erano state frantumate, dagli studiosi archeologici. Commentavamo tra noi
che ogni singolo pezzo di ai nostri occhi sarebbe sembrato un sasso o masso che
nulla ci avrebbe detto. Quindi dopo aver ammirato la statua di Ramesses ,prima
di accedere alle 12 sale che schematicamente ordinano la ricostruzione storica
dell'antico Egitto in modo sia orizzontale sia verticale, ci rechiamo in una
ala del museo nella quale è esposta la “king Kufhus boat”. Si tratta di
un'imbarcazione per la navigazione sul Nilo ritrovata nell'area delle piramidi
di Giza, completamente smontata. La “barca solare di Cheope”, è il nome in
italiano, fu scoperta smontata in 1224 pezzi in una fossa nel lato sud della
piramide di Cheope. Il legno si è conservato per più di 4600 anni. Per
ricostruirla, senza chiodi, assemblata con funi, sono occorsi 13 anni. La barca
è esposta al centro di una sala dove con un percorso elicoidale la si può
ammirare da diverse posizioni. Secondo quanto letto, gli studiosi hanno ancora
molte domande le quali non sanno dare risposta. Prima di questo viaggio,
l'esistenza di questa banca mi era completamente sconosciuta, non è l'unica
novità per me riguardo l'antico Egitto.

















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