WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.6
E’ giunto il giorno di lasciare Erevan e iniziare il
percorso on the road dell’Armenia che ci condurrà prima a sud e poi di ritorno
verso il nord per completare il periplo nella parte nord occidentale del Paese.
Come previsto utilizziamo il bus 100 che ha una fermata
sulla Mesrop vicinissima ( 500 dram contro almeno 10000 con il taxi). Il bus ci
fa aspettare quasi un’ora, a mio avviso è saltata una corsa, quasi quasi avrei
telefonato all’ufficio movimento dell’azienda per chiedere “ dove è il mio bus”,
ma ho soprasseduto.
Nel corso del viaggio abbiamo parlato con un signore che si
esprimeva in un buon inglese, almeno comprensibile a noi.
Ritirata l’auto con accurata ispezione dei danni precedenti
e mille raccomandazioni siamo usciti dall’aeroporto. La prima tappa è stata il
Memoriale e museo del Genocidio armeno, sulla collina sacra di Tzitzernakaberd
a ovest di Erevan.
Si compone di tre ambiti, un bosco dove i capi di stato e rappresentanti
di entità politiche piantano un albero nel corso della loro visita (noi abbiamo
trovato l’albero piantato da Prodi come Presidente della commissione Europea),
di un memoriale composto da severe ed enormi lastre ( 12 enormi piloni) piegate
verso l’interno di uno spazio dove arde una fiamma eterna e vicino una stele
slanciata ed affilata alta 44 metri che rappresenta la sopravvivenza e la
rinascita spirituale degli Armeni (leggo che la stele è costituita da due parti
separate che potrebbero simboleggiare l’unione degli armeni in Patria e degli
armeni della diaspora)
La terza parte, sotterranea per non togliere visibilità al
memoriale, il museo -istituto del genocidio armeno dove viene rappresentata
anche con immagini crudissime la storia del genocidio.
Il museo è fatto molto bene, molto chiaro e didascalico. Per
visitarlo compiutamente servirebbero ore.
Si conclude con una sala nella quale sono rappresentati,
come a creare una vicinanza simbolica con altre sofferenze, Genocidi accaduti
nella storia recente. Penso che, purtroppo, dovrà essere trovato spazio anche per
il Genocidio di Gaza ancora in corso.
Completata la visita, siamo ripartiti uscendo dalla città.
Man mano che ci allontanavamo da Erevan il traffico diveniva più scarso, è
capitato che il traffico fosse composto da mandrie di mucche che attraversavano
o occupavano la sede stradale.
La tappa odierna, iniziata in tarda mattinata, era breve.
Fuori Erevan la prima sosta è stata al Charents’ Arch, da
dove si può inquadrare l’Ararat come in una cornice. A patto che non sia
offuscato dalle nuvole. Come infatti era il giorno che siamo passati noi.
Una breve sosta e poi siamo ripartiti

















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