WANDERLUST 26quarto CINA DA PECHINO VERSO OVEST cap.5.3
COME DEVIARE DAL PERCORSO DEL GREGGE E CERCARE VIE LATERALI PORTI A MAGGIORE SODDISFAZIONE, LA CARICA DEI MOTORINI E LA GENTILEZZA DI DUE GIOVANI VENDITORI DI DURIAN
87. Il caos di questa via commerciale ci ha velocemente stancato. Resi satolli dall'ultimo recente pranzo non avevamo neppure voglia di approfittare dello street food, e l'offerta di beni reiterata spesso con prodotti simili ci ha spinto a cercare un percorso alternativo. Abbiamo quindi deviato su strade laterali, quelle che abbiamo visto ignorate dal gregge (che tende a percorrere la strada dove trova più folla)
88. Non è stata una scelta sbagliata (tra l'altro ci siamo ritrovati noi del gruppetto che, autonomamente e secondo percorsi diversi ma simili nell'opzione, stavamo percorrendo, magari in senso opposto per diversi itinerari, le stesse vie non affollate.
89. Abbiamo potuto vedere case più semplici, non trasformate in negozi, con piccole chicche che abbiamo gradito fotografare, come una lapide su un angolo di strada che recitava, se il nostro traduttore non mente, GUARDIANO DELLA PIETRA TAISHAN
90. Superato l'Hutong commerciale siamo andati a vedere, dall'esterno nella piazza che li ha ai confini, la Torre del Tamburo e la torre della Campana. La Torre del Tamburo annunciava anticamente l'inizio del coprifuoco notturno. Con un rito preciso, massicci tamburi venivano battuti 108 volte (con ripetizione della sequenza di 18 colpi veloci, 18 lenti e 18 regolari) e poi ogni due ore per regolare la ronda delle guardie.
Successivamente l'enorme campana (che da terra non abbiamo visto) della Torre detta appunto della Campana, veniva suonata - si smise con la deposizione dell'ultimo Imperatore- per altre 108 volte. (In quel momento della giornata i nostri campanili darebbero molto meno fastidio)
91. Rientrati in albergo ci siamo subito diretti verso un bar che abbiamo trovato sulla via adiacente alla nostra per concederci un cappuccino seduti in tranquillità
92. Dopo cena abbiamo deciso di ispezionare, seguendo un itinerario diverso dalla sera precedente, il quartiere, e avvicinandoci a un negozio abbiamo sentito l'odore tipico che abbiamo imparato a riconoscere in Malaysia. E in effetti era un negozio che vendeva DURIAN. Abbiamo assistito al curato impacchettamente di un frutto venduto a una giovane coppia (non lo si vende con la buccia, il commesso lo ha spolpato e inserito in contenitori ben chiusi, a loro volta chiusi un una borsa. L'odore di questo frutto, che sta avendo una popolarità immensa nel far east, in particolare in Cina, tanto da diventare un problema di monocultura nei più poveri paesi limitrofi (ricordo di aver letto forse su Internazionale un articolo sulla monocoltura in Laos di questo frutto), è un odore penetrante. I giovani negozianti che ci hanno visto interessati ci hanno invitato nel negozio, e poiché non avevamo intenzione di comperare un frutto, che avrei mangiato solo io per il sapore con retrogusto di aglio, ci hanno offerto dei piccoli assaggi e alla nostra richiesta di pagare si sono rifiutati salutandoci con un "Benvenuti in Cina"









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