domenica 9 agosto 2020

WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 13

 WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 13

J. Saramago: " Da Marvao si vede tutto. Il viaggiatore esagera, ma è proprio questa l'impressione che si ha quando non vi si è ancora arrivati, quando si procede nella pianura e ti appare d'improvviso, adesso più vicina, l'altissima rocca che sembra ergersi in verticale. A più di ottocento metri di altitudine, Marvao ricorda uno di quei monasteri greci sul monte Athos cui solo si può giungere in un cesto tirato con la corda, con l'abisso sotto i piedi. Non sono necessarie simili avventure. La strada soffre per raggiungere la vetta, sono curve su curve in un ampio arco circolare che gira intorno alla montagna, ma infine il viaggiatore può mettere piede a terra ed assistere al proprio trionfo"

Come meglio poter descrivere l'arrivo a Marvao, sul cui itinerario siamo passati (in un paese del quale non ricordo il nome) davanti a una Praca de Touros che non abbiamo mancato di fotografare. 

Appare abbastanza improvvisamente la rocca, e comunque, tengo a precisare, una volta parcheggiata l'auto l'ascesa non è finita. Ma è differente far faticare il motore  facendo funzionare l'aria condizionata e inerpicarsi sotto il sole nelle strade non stranamente deserte. 

Infatti giunti alla sommità del paese, poco più in altro si ergeva il castello, non sufficientemente stimolante per Antonella che, individuato un parchetto con seducenti panchine e una fontana che prometteva almeno il suono della frescura, mi ha invitato con "soavi parole" a  procedere da solo. Credo che forse avremmo fatto meglio a fermarci un po' all'ombra e riprendere le forze e andare tutti e due a visitare il castello, benissimo conservato e molto affascinante sia nella costruzione in sé sia nelle vedute che regalava. A volte nel muoverci siamo stimolati da un senso di urgenza che pregiudica l'assaporamento lento ma completo della bellezza dei posti. Con il senno di poi a Marvao, un po' storditi dal caldo feroce, abbiamo fatto questo errore. Pazienza, Antonella come gli altri due lettori gusterà le fotografie che ho fatto.

Scendendo da Marvao e dirigendoci verso Castelo del Vide siamo passati lungo una strada alberata che impone di riprendere Saramago: " Tuttavia, se è un uomo amante della giustizia, prima di estasiarsi davanti ai vasti panorami, dovrà ricordare quei due filari di alberi che per due o trecento metri fiancheggiano una tratto di strada subito dopo Castelo de Vide (noi abbiamo percorso quella strada, se ho individuato correttamente il luogo descritto, andando verso Castelo - mia nota): bellissimo viale dai robusti e altri tronchi, se un giorno vi riterranno un pericolo per il traffico a velocità sostenuta dei nostri tempi, speriamo che non vi abbattano e che vadano a costruire la strada più lontano. Un giorno, forse, qualcuno delle future generazioni verrà qui a interrogarsi sulle ragioni di questi due filari di alberi tanto regolari, tanto diritti. Il viaggiatore, come si nota, è molto previdente: se per il volto umano del Salvador du Mundo non c'è risposta, la si ritrovi qui, per il mistero dell'inatteso viale".

foto 1. e 2. Praca de Touro

foto 3. appare Marvao

foto 4., 5. e 6 La cittadina con Antonella ancora sopra la linea si sopravvivenza

foto da 7. a 17. particolari del Castello e delle vedute dalla sommità

foto 18. e 19. Non mi sembra necessario descriverle

foto 20. Il castello dal basso

foto 21. il viale con il filare di alberi che (potrebbe essere potrebbe non essere) è stato descritto da Saramago






















venerdì 7 agosto 2020

WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP. 12

 WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP. 12

Sento già il sospiro di sollievo alzarsi tra i due o tre che per spirito di sacrificio leggono questo diario di viaggio: ebbene sì, per raccontare il giorno odierno, giovedì 16 luglio, userò più le fotografie che le mie parole.

E' stato un giorno lungo, molti chilometri e 5 posti visitati. Da Elvas siamo andati a Marvao, poi Castelo del Vide, successivamente il famoso villaggio di Monsanto e infine Manteigas, al centro della Serra da Estrela.

Abbiamo visitato Elvas, sotto un cielo azzurro,  prima di partire incuriositi dalla buona impressione che avevamo avuto la sera precedente nel giro post pandriale

Elvas si è confermata una cittadina gradevole, magari senza monumenti di ampia risonanza, ma con un acquedotto (Aqueducto da Amoreira) del 1622 dotato di varie file di archi di notevole impatto visivo. Saramago scrive: "Non si può parlare di Elvas senza parlare dell'Acquedotto de Amoreira. Ne parli dunque il viaggiatore per dire che si tratta di un'opera stupefacente, con i suoi ottocento e quarantatré archi in muratura, in certi tratti disposti su quattro ordini"

Purtroppo abbiamo trovato chiusa la Igreja de Nossa Senhora da Consolacao, che secondo la Lonely conserva un interno interessante. Noi non siamo come il grande portoghese, che se trovava una chiesa chiusa andava a cercare la vecchina che di solito aveva in custodia le chiavi. Ci siamo arresi e siamo saliti - non si dica che il Portogallo è un paese piatto, sia morfologicamente sia in senso figurato - verso il castello per ammirare dall'alto l'Alentejo.

Abbiamo anche visitato l'unico cimitero di tutto il viaggio. Eh sì, Lorenzo Perego, in questo siamo mancati. Tra l'altro, si noti, non il cimitero cittadino, ma un cimitero dedicato ai soldati inglesi che hanno combattuto con i portoghesi nelle guerre napoleoniche. Non vado oltre, chi è interessato si prenda un buon manuale di storia.

Prima di lasciare Elvas, già provati dal caldo di prima mattina, abbiamo iniziato una delle operazioni che reitereremo con più frequenza: l'acquisto di un bottiglione di acqua gelata.

E passando sotto l'acquedotto, ci dirigiamo verso Marvao.

foto 1. 2. e 3. Immagini dal nostro hotel

foto 4. il cielo

foto a 5 a 15 immagini di Elvas

Foto 16. la campagna dell'Alentejo

Foto 17. e 18. L'acquedotto




















martedì 4 agosto 2020

WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 11

WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 11
Ricordo che 20 o 30 anni fa, insomma in un'altro secolo, con amici studenti ma non studiosi di tedesco, insieme alla prof., siamo andati a fare una gita a Praga. Come si fa quando si è giovani, una tirata sola Trezzo - Praga (potevo guidare solo io il furgone da 8 posti) e quindi siamo giunti alla sera a Praga un po' provati. Dovevamo trovare l'albergo e ci sentivamo un po' sperduti, ma uno di noi, Carlo, mi dice "immer geradeaus"  e seguendo le sue indicazioni siamo arrivati all'hotel (io ho sempre sospettato che si fosse preparato prima, Carlo è uno che ti fa questi scherzi). Da allora per Antonella e per me "immer geradeaus" è la parola d'ordine che ci diciamo quando pensiamo di aver trovato la strada.
Ma perché sto scrivendo questo? L'ho in mente da un po' ma mi sfugge il perché
...
Ah ecco! Perchè ho notato che quest'anno ci siamo persi poche volte. E anche quando lo abbiamo fatto, abbiamo capito che non si andava nella giusta direzione e ragionando ci siamo portati sulla strada giusta. Il fatto è che io non voglio usare le mappe sui telefonini o i navigatori che ti dicono a destra a sinistra (finché è possibile, ammetto a volte di aver ceduto). Amo e voglio usare le cartine cartacee, quelle belle ampie che si aprono piega per piega e non si chiudono mai con le stesse pieghe. Dove segnare con i pennarelli Stabilo gli itinerari e i posti da visitare. Ma diventa sempre più difficile. Gli enti del turismo non ti mandano a casa più nulla. Tutto on line, tutto in pdf, o addirittura da scaricare con il Qcode. 
Bene. Anche a Elvas, la tappa che abbiamo raggiunto a fine giornata, siamo riusciti a trovare l'albergo seguendo più il ragionamento che la scadente cartina che stampi dal sito di Booking.
E che sorpresa di Hotel. Ci è dispiaciuto fermarci una sola notte.
Hotel Convento Sao Joao de Deus. Un ex convento convertito in hotel. Bello, con un parco e una piscina che abbiamo visto solo al tramonto. Un cortile ombreggiato e rinfrescato da cespugli di fiori dove abbiamo fatto la colazione. Belle camere, ampie e spaziose (due limiti: un po' buia e con la solita carenza di prese elettriche).
Abbiamo quindi lasciato Evora storditi dal sole e abbastanza provati da dedicare solo uno sguardo frettoloso e superficiale a Vila Vicosa ( secondo la Lonely il più bello dei villaggi di marmo del circondario. 
Quando si giunge in quella zona la campagna arroventata dell'Alentejo diventa mossa, e si vedono le cave di marmo. Usando le parole di Saramago "in cammino per Vila Vicosa, da un lato e dall'altro della strada il viaggiatore incontra innumerevoli cave di marmo. Queste ossa della terra hanno ancora aggrappata su di sé la carne dell'argilla che le ricopriva".
E, non ascoltando il grande portoghese, non solo abbiamo trascurato il castello, ma abbiamo anche trascurato il Palazzo Ducale (per altro chiuso e visitabile il giorno seguente). Ma abbiamo fatto la tappa perché la avevamo segnata sull'itinerario. Non siamo riusciti a fare oltre che un giro della enorme piazza in pendenza, costellata di alberi di arance. Tantissimi alberi di arance (un pregio delle colazioni in Portogallo: il succo di arancia che abbiamo bevuto ogni mattina era spremuta vera di arancia. Gustosissima). 
Arriviamo quindi ad Elvas, l'hotel è proprio all'inizio del centro storico che è in cima a una piccola collina. Inserito nelle mura cittadine, mi sembra molto ben conservate. 
Alla reception, espletate le formalità di rito, abbiamo mostrato la Lonely al receptionist, chiedendo quali tra i ristoranti "tipici" indicati ci consigliasse. Nessuno di quelli. Ha storto il naso come dire: non ve li consiglio e ci ha inviato alla Bodega Regional, un ottimo ristorante di cucina dell'Alentejo dal quale siamo usciti sazi e soddisfatti. 
Per smaltire la cenetta per nulla leggera, abbiamo fatto, approfittando di un clima finalmente ottimale, due passi per il centro storico di Elvas, scoprendo una cittadina molto più accogliente e affascinante di quanto ci era stata descritta. Probabilmente nulla di particolare, ma se il giorno dopo non avessimo avuto di fronte un'altra tappa e non fossimo stati particolarmente stanchi, era uno di quei posti dove ti siedi al bar aperto sulla piazze e tiri tardi. 
In ogni caso ci siamo ripromessi di fare un giro per Elvas il giorno seguente, prima di ripartire.

Foto 1. 2. 3. e 4. Vila Vicosa
Foto 5. e 6. Le cave di marmo. Sono solo due perché ho dovuto fermarmi e farle io, se aspettavate che le facesse Antonella non ne vedevate neanche una
Foto da 7 a 11. Elvas serale e Hotel Convento Sao Joao de Deus
Foto da 12 a 15. Bodega regional (ambiente e cena - in questo caso Antonella non si è persa un piatto!)