WANDERLUST _CRONACA DI UN FALLIMENTO CHILE 2020_2
Diventa un po' difficile ricopiare ora, alla luce di quanto è accaduto, le note scritte sul diario di viaggio, in aereo, ai gate, nei luoghi di soggiorno. In quei momenti si prospettava un viaggio mediamente lungo, ora alla fine si tratta di riportare impressioni e fotografie del "week end lungo" più "lontano" che ci sia capitato di fare! Ma sono piccole considerazioni, impressioni e immagini che valgono. Perché il Chile che abbiamo potuto vedere ci è piaciuto. E sicuramente ci torneremo. Sinceramente, ammaestrato dall'esperienza, ripulito da questo bagno di umiltà che il fallimento odierno ci ha imposto, sarei pronto a partire entro brevissimo tempo per il Chile, impostando la preparazione in modo diverso. Come mi ha scritto un amico (tra i tanti che ci hanno manifestato simpatia e dispiacere), nel secondo tempo sapremmo ribaltare il risultato e goderci un Paese che probabilmente è meraviglioso. Per ora abbiamo l'immagine della stupenda Valparaiso negli occhi. Che città. Nelle guide viene citata una poesia di Neruda. Personalmente non conosco l'opera di Neruda, ma trovo che i versi che si citano siano quanto di più aderente a come si presente la città: “Sempre scossa dai terremoti, non smette mai di pettinarsi, le manca sempre il tempo di vestirsi”
I colori, l'assembramento confuso di case una sull'altra, alcune addirittura solo in parte sulla terra e in parte su palafitte, il senso di precarietà, la stessa sporcizia, i soprattutto i famosissimi (e molti anche stupendi) murales. Non credo ci aver visto un'altra città simile fino ad ora.
Ma non è il momento ancora di parlare di Valparaiso.
Tornando al viaggio, il volo è stato infinito. Questa volta Iberia ha offerto un servizio migliore rispetto al volo per l'Argentina. Una volta arrivati abbiamo fatto più di un'ora e mezza di attesa per il passaggio al posto di polizia non per controlli particolari ma perché c'erano aperti solo 4 box di controllo per 300/400 persone di diversi voli. Superato il controllo abbiamo preso il bus per Alameda. Il servizio bus funziona bene, anche a tarda ora. Il bus è della azienda TURBUS che ha un grande terminal proprio adiacente all'IBIS che avevamo strategicamente prenotato. E' interessante il sistema di presa in carico dei bagagli. Hanno un doppio sticker, uno attaccato sul bagaglio e uno consegnato al viaggiatore, in modo che all'arrivo si riconsegni il bagaglio al proprietario (in verità: Antonella stordita da 25 ore di viaggio non ricordava dove avevano messo i tagliandi ma abbiamo ugualmente avuto a disposizione i bagagli). L'IBIS è un discreto hotel che ha dalla sua proprio la posizione adiacente al terminal, quindi arrivando di notte, con le valige, si devono fare poche decine di metri per raggiungerlo (con la reception sempre aperta).
Finalmente in Chile. Leggo sul diario che a un certo punto scrivo di aspettarmi che una volta in territorio Cileno mi sarebbe salita l'adrenalina. Questo è un sintomo che non è stata la solita partenza. Di solito parto con l'adrenalina già a mille. Sentivo una preoccupazione di fondo, una preoccupazione dovuta al fatto che non mi sentivo padrone del viaggio. In ogni caso, il giorno dopo prendiamo il TURBUS per Valparaiso. Come già sperimentato in Argentina si viaggia benissimo sui bus di lunga percorrenza in Sud America. Posto "semi cama" (vuol dire che il sedile si abbassa ma non completamente), viaggio tranquillo. arriviamo al nostro B&B piuttosto presto (da notare che al terminal di Valparaiso ci sono - come pure a Santiago - giovani che assistono i viaggiatori. A noi una giovane ha trovato il taxi e ci ha anche detto la cifra massima che avremmo dovuto pagare), e così prima di prendere possesso della camera ci siamo riposati un po' sulla terrazza del B&B e abbiamo cominciato ad avere le prime vedute di questa città.
Ora alcune foto del viaggio, del terminal di Santiago e le prima di Valparaiso.
GRATTANDO IL GHIACCIO: In questo blog cerco di raccontare i nostri viaggi con l'ambizione di grattare un po' il ghiaccio, su cui scivoliamo abitualmente come turisti, facendo una piccola fatica: quella di sforzarsi di "leggere" (con i miei limitati strumenti culturali) le società nelle quali viviamo per pochi giorni WANDERLUST: desiderio di viaggiare, di fare di nuove esperienze, vedere nuovi posti e vivere la libertà e l'emozione di essere stranieri.
mercoledì 19 febbraio 2020
martedì 18 febbraio 2020
WANDERLUST. CRONACA DI UN FALLIMENTO. CHILE 2020 _ 1
WANDERLUST. CRONACA DI UN FALLIMENTO.
CHILE 2020 _ 1
Come ho abusato della pazienza di amici
“vicini e lontani” con i diari di viaggi recenti, resoconti di
esperienze gratificanti e soddisfacenti, credo sia giusto raccontare,
per chi vuole leggere, un fallimento: il viaggio in Chile dal quale
Antonella ed io siamo tornati, interrompendolo bruscamente, dopo
pochi giorni. Avremmo dovuto tornare il 27 di febbraio e invece siamo
già a casa.
Ci siamo decisi ad interromperlo perché
non abbiamo trovato le condizioni di sicurezza minime che ci
potessero consentire di affrontare il viaggio (una vacanza, quindi
una esperienza che aveva senso solo se produttrice di emozioni
positive o perlomeno formative) con sufficiente tranquillità e buona
disposizione a godere di tutti i momenti.
Premetto che parte della responsabilità
è nostra. La preparazione è stata un po' superficiale, poco
accurata, poco studiata, basandoci con eccessiva sicumera sulle
esperienze degli anni passati.
Ma le condizioni che abbiamo trovato
penalizzano anche una nazione e una popolazione che nella stragrande
maggioranza dei casi appare vittima come lo siamo stati noi di un
condizione di continua, estrema insicurezza. Noi in due giorni
consecutivi abbiamo subito un tentativo di scippo e uno scippo
riuscito. Chiaro: il comportamento della vittima aiuta il
delinquente, e io nella mia ingenuità non ero pronto a tutelarmi in
modo più certo e sicuro. Ma questo non cambia le condizioni
psicologiche successive agli eventi. Siamo persone miti Antonella ed
io, ci viene veramente difficile pensare alla volontà altrui di
infliggere ferite (è vero ferite patrimoniali, ma non per questo
meno gravi) a terzi. Pur vivendo in un mondo dove questo avviene,
rimaniamo come spaesati, colpiti più dalla ferocia del gesto (non
esiste un reato bagatellare a mio avviso, la gravità non deve essere
commisurata al valore mercantile dell'oggetto sottratto ma alle
conseguenze che l'evento provoca sulle vittime) che dall'entità del
danno (possiamo permetterci di comperare domani un cellulare come
quello sottratto).
A Valparaiso alla fermata del bus quasi
per caso ho sentito la mano di chi con estrema abilità era quasi
riuscito ad aprire la cerniere della tasca dei pantaloni dove avevo
un buona somma di valuta (euro e dollari). Sono riuscito a sventare
il tentativo, ma mi chiedo: io non me ne sono accorto, ma non ero in
un angolo scuro o compresso nella folla, ero in mezzo alla piazzetta,
dietro di me c'erano altre persone con una visuale chiara su ciò che
stava avvenendo. Il ladro è stato così rapido che ho solo sentito
l'urto con la sua mano che ha rotto, incastrandosi, il cinturino
dell'orologio, ma non l'ho letteralmente visto. Ho visto le persone
scuotere la testa, dopo, in segno di disapprovazione (ma una
rassegnata disapprovazione, ancorché tardiva: perché non
avvertirmi?). Una signora che poi è salita sul bus con noi ci ha
raccomandato di stare attenti e ci ha detto :”Pensate che anche a
me, che sono cilena, hanno tentato di strapparmi la borsa” - noi
abbiamo interpretato: voi siete turisti, ve lo dovete aspettare, ma
farlo a me cilena...!
Sulla metropolitana a Santiago un
signore distinto e di aspetto gradevole e simpatico, con una sua mal
disposta maestria mi ha puntato e ha trovato il modo di sfilarmi il
cellulare dalla tasca.
Eravamo solo all'inizio del viaggio:
nei giorni seguenti avremmo dovuto inoltrarci nel sur Chico con una
auto da noleggio nella quale, visitando i parchi nazionali e facendo
i sentieri, avremmo dovuto lasciare i bagagli parcheggiandola in
posti probabilmente poco frequentati e sicuramente poco controllati.
Abbiamo pensato (ci si è palesato il pensiero che colpevolmente non
avevamo fatto a casa) che correvamo il rischio di essere rapinati
(magari con un falso incidente) sulla via o di tornare
dall'escursione e non trovare più macchina e bagagli.
Dopo una notte insonne Antonella al
mattino mi ha proposto: rientriamo. Sono stato d'accordo. E così ci
siamo mossi. Con la tranquilla consapevolezza (non così nel restante
tempo nel quale prima di poter ripartire ci siamo mossi per Santiago,
guardando quasi più le persone a fianco, davanti o dietro di noi
piuttosto che i monumenti ) che questa volta abbiamo sbagliato e che
questa esperienza ci serve, anche alla nostra tarda età, come
insegnamento per il futuro (perché di sicuro non smetteremo di
viaggiare e io personalmente non cancello il Cile dalla mia agenda –
del resto il Cile mi ha fornito le due più grandi delusioni, il
mancato sbarco a Cabo de Hornos per via del tempo pessimo qualche
anno fa e la vacanza interrotta quest'anno. Cile 2 – Roberto 0, ma
è solo il primo tempo!). Abbiamo imparato molto, ci siamo mossi bene
anche nella fretta di prendere decisioni immediate, limitando le
perdite economiche (certo, viene un po' da ridere per aver fatto un
week end lungo a … Valparaiso – 50 ore di viaggio tra andata e
ritorno!), verificando che le scelte precedenti sulle modalità di
prenotazione erano precauzionalmente ben indirizzate. C'è stata
anche la coscienza di un comune sentire, di un profondo affiatamento
nelle scelte, di una comunione di intenti forte. Ci sono state cose
positive in questi giorni, a partire dal relazionarsi con un buon
numero di persone (ripeto: il Chile mi sembra ostaggio di questa
endemica delinquenza che non deve essere fonte di giudizio per un
popolo), proseguendo con la conoscenza di una città straordinaria
(Valparaiso) e terminando con un po' di osservazioni da “grattata
di ghiaccio”. E infine ho comperato anche un targa del sistema
degli anni '80.
Nei prossimi giorni racconterò le
“buone notizie”.
domenica 2 febbraio 2020
COMPLEANNO
Una giornata particolare (ma Scola non
c'entra). Una giornata Palindroma comunque la si guardasse. 02022020
33 giorno dell'anno, 333 giorni prima della fine dell'anno. E giorno
del mio 59° compleanno. L'unico dato non palindromo e quello alla
fine più pesante. Dirò una banalità, la prima ma non l'ultima.
Cominciano ad essere tanti. E ho imparato che è un bene che si
possano contare tanti anni anche se pesano ogni giorno di più. Uno
degli elementi di misurazione di questo faticoso procedere è la
frequenza con la quale visito la farmacia di piazza Nazionale. Per
anni se passavo in farmacia era per prendere quelle medicine che si
tengono sempre in casa per ogni evenienza. Ora la frequento per me e
con una certa costanza. Certo, le ragazze della farmacia (sono
dottoresse ma così giovani e fresche che uso questo termine:
ragazze) sono carine e cordiali, ma non posso evitare di pensare
perché le frequento. Ci sono probabilmente persone della mia età
che si sentono (e sono ) ragazzi, ma il mio pessimismo cosmico non mi
pone in quella schiera. Del resto anche la wii fit mi attribuisce un
lusto in più, quando è di buon umore.
Ma compiere gli anni vuol dire che ho
compiuto quel tratto di percorso della propria vita e,
metaforicamente, un passo dopo l'altro (stavo per scrivere una gamba
davanti all'altra, ma avrei trovato insultante considerato
l'oggettivo benessere nel quale ho la fortuna di vivere usare questa
citazione della senatrice Liliana Segre) proseguire per cercare di
compiere il prossimo anno.
Vuol dire riscoprire che la semplicità
delle relazioni umane, affettive o amicali, è una cifra importante
del nostro bel stare al mondo. La valanga di auguri che i social
consentono precipitino sulla propria bacheca o pagina o comunque
quella cosa che ti squaderna di fronte al mondo potrebbero in qualche
caso essere formali (si controlla sulla banda di destra della pagina
chi compie gli anni e si mandano gli auguri). Beh, intanto anche la
cortesia formale è una buona cosa. A volte si cerca di vendere la
scortesia, quando non l'insulto, come parresia. La scortesia e
l'insulto sono solo maleducazione. E la formalità cortese nei
rapporti umani è un buon modo di relazionarsi. Potrebbe essere
falsa, ma può anche non esserlo ed è un buon modo per iniare un
approccio. Ma molti degli auguri che ho ricevuto non sono formali.
Sono espressione di relazione amicale, non necessariamente di
amicizia stretta, ma sufficientemente sentita da muovere un instinto
di piacevole simpatia se la stessa persona la incontro per strada,
anche solo per un saluto veloce. Qualcosa di semplice. Poi ci sono
gli amici e la famiglia. Oggi, devo dire, mi è mancata la solita
telefonata di metà mattina di ogni 2 Febbraio. E allora sono andato
io a trovarlo e alla sua foto ho detto dentro di me, che brutto
scherzo mi hai fatto. E quanto comunque mi hai insegnato, come lo
facevi quando eri con noi, senza dire, senza apparire. Forse un anno
fa non avrei scritto queste cose. Ma avrei preferito essere meno
saggio e averti qui.
La mia famiglia (di sangue, di legge e
di amicizia particolare) mi ha circondato di forse immeritato
affetto. Grazie alla tecnologia, e comunque io continuo a stupirmi,
ho potuto salutare guardandoci mio fratello, i miei nipotini
(nipotini una volta, ormai sono adolescenti in procinto di passare
entro breve o brevissimo tempo alla maggiore età) e Teresa con il
suo bimbo.
E mi ha colmato di regali (perché
comunque ricevere regali fa tornare un po' bambini ed è piacevole,
poche storie). Ida (e Renato, perché non posso scindere Ida da
Renato, lo sentiamo sempre con noi) mi ha regalato una maglietta
termica (quegli indumenti tecnici, da sportivi veri – il primo che
ride gli tolgo il saluto) che mi tornerà utile nei viaggi (come ho
detto Antonella non è un costume da bagno, quindi i prossimi viaggi
sono chiaramente indirizzati verso le temperature estreme del Grande
Nord o del Grande Sud Australe).
Antonella il libro La Frontiera Viaggio
intorno alla Russia. Di Erika Farland. Uno dei migliori libri che ho
letto nell'ultimo decennio e che desideravo avere per poterlo
rileggere più volte. Un consiglio, soprattutto ai ragazzi, ai miei
ragazzi ma anche a tutti i miei giovani amici. Leggete questo libro e
viaggiate come Erika, questa straordinaria viaggiatrice norvegese. Il
suo è il viaggiare che vorrei fare io. Non scivola sul ghiaccio. Lo
gratta fino in fondo. Trova la terra fertile.
Giulia e Marco rispettivamente una
cartina Scratch Map sulla quale, grattando la partina superficiale,
evidenziare gli Stati visitati (un vero regalo da parte di chi soffre
di Wanderlust per chi soffre di Wanderlust) e Marco la maglia
ufficiale della nazionale Giapponese di Rugby ai mondiali Japan 2019.
Questi regali hanno contengono quella parte di futilità che rende
ancora più piacevoli i regali. E' vero le cose utili fanno piacere,
ma il gusto di regalare qualcosa di superfluo (o che non ha una
utilità pratica) è un plus che rende ancor più goloso il regalo.
E a proposito di golosità, Giulia mi
ha preparato una torta con la base di cioccolato, e il contenuto di
cioccolato rinchiuso in una crosta di cioccolato. Forse perché mi
piace il cioccolato? Antonella ha scong... ehm scusate, ha cucinato
un buon pranzetto che abbiamo consumato in semplice allegria con Ida
( i ragazzi Caccia ultimamente pranzano in un altro emisfero). Una
piacevole giornata palindroma, colma di cose semplici: l'amicizia, la
cordialità, la cortesia, l'affetto, la generosità. Semplici colonne
portanti della nostra esistenza.
WANDERLUST_ CIPRO BREVE VIAGGIO AUTUNNALE_ 11.2
WANDERLUST_ CIPRO BREVE VIAGGIO AUTUNNALE_ 11.2
Prima di imbarcarci sull'aereo, opportunamente scelto a fine giornata, abbiamo il tempo di fare l'ultimo bagno sulla spiaggia di Larnaka.
La spiaggia, ben attrezzata e sufficientemente ben tenuta, si chiama Makenzy ed è a due vie da dove abbiamo soggiornato la prima notte. Ci veniva da ridere perché quando siamo arrivati abbiamo pensato di aver scelto l'hotel in un quartiere periferico un po' demodé, e invece con un occhio meno disattendo abbiamo scoperto di essere ai margini di una zona "in". Certo gli hotel "sulla" spiaggia sono un po' differenti di quelli... due vie all'interno, ma insomma.
E va bene, si ribadisce che prima di giudicare si deve osservare.
Prese le nostre due ore di relax e anche una gustosa crepe, salutato il mare con l'ultimo bagno del 2019 (dove sarà il primo bagno del 2020 sarà reso noto tra pochi giorni), abbiamo fatto una lunga passeggiata fino al centro di Larnaka, visitando la chiesa di Agios Lazaros (poco prima di un matrimonio che Antonella ha adeguatamente fotografato con il suo smartphone) e poi siamo rientrati a consegnare l'auto.
Alla riconsegna dell'auto in aeroporto abbiamo potuto testimoniare come ormai siamo pronti per viaggiare accompagnati dalla badante.
Scaricate le valigie (esorbitanti per una settimana, ma Antonella è così) ci avviamo verso l'ufficio del parcheggio per il check out dell'auto quando Antonella si accorge di aver dimenticato in auto la borsa (dove ovviamente c'è dentro tutto, soldi, documenti, carta d'imbarco).
Per fortuna l'auto non era ancora stata portata a un parcheggio lontano e la borsa è stata velocemente recuperata. Antonella è tornata sollevata ma non abbastanza da evitare di ricoprirmi di insulti, anche colorati, perché era colpa MIA che LEI si fosse dimenticata la borsa per la mia MANIA (e mi fermo evitando le parole successive) di arrivare in aeroporto con eccessivo anticipo!!!
Lasciamo Cipro con la soddisfazione di aver indovinato la meta per questa bella settimana di ottobre e la sensazione che abbiamo "messo dentro" troppe cose in troppo poco tempo. Solo la parte che abbiamo visto di corsa avrebbe meritato un paio di settimane (e non siamo stati a Cipro Nord). Ma piuttosto che niente, come diciamo a Milano, meglio piuttosto.
Prima di imbarcarci sull'aereo, opportunamente scelto a fine giornata, abbiamo il tempo di fare l'ultimo bagno sulla spiaggia di Larnaka.
La spiaggia, ben attrezzata e sufficientemente ben tenuta, si chiama Makenzy ed è a due vie da dove abbiamo soggiornato la prima notte. Ci veniva da ridere perché quando siamo arrivati abbiamo pensato di aver scelto l'hotel in un quartiere periferico un po' demodé, e invece con un occhio meno disattendo abbiamo scoperto di essere ai margini di una zona "in". Certo gli hotel "sulla" spiaggia sono un po' differenti di quelli... due vie all'interno, ma insomma.
E va bene, si ribadisce che prima di giudicare si deve osservare.
Prese le nostre due ore di relax e anche una gustosa crepe, salutato il mare con l'ultimo bagno del 2019 (dove sarà il primo bagno del 2020 sarà reso noto tra pochi giorni), abbiamo fatto una lunga passeggiata fino al centro di Larnaka, visitando la chiesa di Agios Lazaros (poco prima di un matrimonio che Antonella ha adeguatamente fotografato con il suo smartphone) e poi siamo rientrati a consegnare l'auto.
Alla riconsegna dell'auto in aeroporto abbiamo potuto testimoniare come ormai siamo pronti per viaggiare accompagnati dalla badante.
Scaricate le valigie (esorbitanti per una settimana, ma Antonella è così) ci avviamo verso l'ufficio del parcheggio per il check out dell'auto quando Antonella si accorge di aver dimenticato in auto la borsa (dove ovviamente c'è dentro tutto, soldi, documenti, carta d'imbarco).
Per fortuna l'auto non era ancora stata portata a un parcheggio lontano e la borsa è stata velocemente recuperata. Antonella è tornata sollevata ma non abbastanza da evitare di ricoprirmi di insulti, anche colorati, perché era colpa MIA che LEI si fosse dimenticata la borsa per la mia MANIA (e mi fermo evitando le parole successive) di arrivare in aeroporto con eccessivo anticipo!!!
Lasciamo Cipro con la soddisfazione di aver indovinato la meta per questa bella settimana di ottobre e la sensazione che abbiamo "messo dentro" troppe cose in troppo poco tempo. Solo la parte che abbiamo visto di corsa avrebbe meritato un paio di settimane (e non siamo stati a Cipro Nord). Ma piuttosto che niente, come diciamo a Milano, meglio piuttosto.
sabato 1 febbraio 2020
WANDERLUST: CIPRO BREVE VIAGGIO AUTUNNALE_ 11.1
WANDERLUST: CIPRO BREVE VIAGGIO AUTUNNALE_ 11.1
Finisce con questo ultimo giorno la breve ma intensa settimana di vacanza nell'isola di Afrodite.
Lasciamo l'ultimo B&B a Maroni con una gustosa e fresca colazione e ci dirigiamo verso Larnaka.
Sulla strada ci fermiamo a Kiti per visitare la Panaiga Angeloktisti nella quale si ammira un Mosaico della Vergine Maria risalente al VI secolo.
Prima di poter vedere il mosaico dobbiamo attendere che finisca il catechismo. Un energico prete spiega e interroga una manciata di bambini che finalmente riescono a ritrovare dopo non poco tempo la luce del sole e la libertà.
Finita la lezione entriamo noi e fotografiamo il mosaico.
Riprendiamo la strada per Larnaka e deviamo costeggiando il lago salato sulla strada che ci conduce alla Moschea Hala Sultan Tekkesi costruita sul luogo dove la leggenda dice essere morta, causa la caduta dal dorso di un mulo, la zia di Maometto, Umm Haran.
La vista della Moschea sullo sfondo del lago salato è molto bella, oserei dire migliore come impatto visivo della stessa costruzione vista da vicino. Tanto sono soverchianti di immagini sacre fino ad essere soffocanti le chiese ortodosse, quanto invece sono sobrie e spoglie le Moschee che abbiamo visto. Forse invece sono più vicine nel loro essere invasive e soffocanti le due religioni, magari più di quanto loro piacerebbe ammettere. Forse. (continua)
Finisce con questo ultimo giorno la breve ma intensa settimana di vacanza nell'isola di Afrodite.
Lasciamo l'ultimo B&B a Maroni con una gustosa e fresca colazione e ci dirigiamo verso Larnaka.
Sulla strada ci fermiamo a Kiti per visitare la Panaiga Angeloktisti nella quale si ammira un Mosaico della Vergine Maria risalente al VI secolo.
Prima di poter vedere il mosaico dobbiamo attendere che finisca il catechismo. Un energico prete spiega e interroga una manciata di bambini che finalmente riescono a ritrovare dopo non poco tempo la luce del sole e la libertà.
Finita la lezione entriamo noi e fotografiamo il mosaico.
Riprendiamo la strada per Larnaka e deviamo costeggiando il lago salato sulla strada che ci conduce alla Moschea Hala Sultan Tekkesi costruita sul luogo dove la leggenda dice essere morta, causa la caduta dal dorso di un mulo, la zia di Maometto, Umm Haran.
La vista della Moschea sullo sfondo del lago salato è molto bella, oserei dire migliore come impatto visivo della stessa costruzione vista da vicino. Tanto sono soverchianti di immagini sacre fino ad essere soffocanti le chiese ortodosse, quanto invece sono sobrie e spoglie le Moschee che abbiamo visto. Forse invece sono più vicine nel loro essere invasive e soffocanti le due religioni, magari più di quanto loro piacerebbe ammettere. Forse. (continua)
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