WANDERLUST_PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI_ CAP 8.2
Lo stile manuelino o tardo gotico portoghese è lo stile architettonico sontuoso e composito fiorito in Portogallo nel primo decennio del XVI secolo. Esso incorpora elementi marinari come riferimento alle scoperte fatte in quegli anni dai navigatori portoghesi Vasco da Gama e Pedro Álvares Cabral. Lo stile innovativo sintetizza aspetti del tardo gotico con lo stile plateresco spagnolo ed alcuni elementi dell'architettura italiana e fiamminga. ( così recita wikipedia)
Ho cercato una definizione dello stile Manuelino, ho cercato di capirne qualcosa di più. Ma non mi soddisfa. Mi sarebbe piaciuto poter vedere, come in un gigantesco time lapse l'ergersi di questo straordinario monumento, essere alle spalle di chi dalla pietra ha saputo trarre con tale bravura queste forme così armoniose e delicate. Sentire come architetti ed artisti hanno saputo ideare, risolvere, correggere, quasi creare. Rimango sempre quello che fa "oooh", ma questa curiosità è sincera, l'ammirazione ampia. Mi chiedo anche quanto in sacrificio di illustri sconosciuti sia costata un'opera come questa (fossero essi i costruttori più manovali, fossero coloro che, depredati senza colpe delle proprie ricchezze, hanno consentito il pagamento di queste opere)
Non avrebbe risolto o risarcito alcun torto se non avessi ammirato e goduto della bellezza armonica di questo Monastero, e quindi passeggiando lentamente abbiamo cercato di cogliere l'insieme e carpire qualche particolare.
Saramago scrive "il chiostro è bellissimo, ma non soggioga il viaggiatore che, in materia di chiostri, ha idee ben precise. Ne riconosce la bellezza, ma lo trova eccessivamente ornato. (non gli ha scaldato il cuore). Qui ha provato solo il piacere degli occhi".
A noi viaggiatori molto più ignoranti, più arrendevoli anche all'impatto dell'eccesso, la visita del Monastero (e qui trattiamo del Chiostro, in un'altro post parleremo della Chiesa) ha stupefatto, e noi ci siamo lasciati piacevolmente stupefare.
foto 1.2. e 3. : particolari del chiostro anche con visitatori
foto 4.5. e 6. Refettorio, dove mi sono fatto bullo per aver riconosciuto, negli azulejos, quali scene bibliche rappresentassero (non le svelo, così chi va si mette alla prova _ non fatevi battere da un ateo come me!)
dalla foto 7 in avanti sempre particolari del Chiostro ( se avete l'impressione che ne siamo rimasti affascinati, avete ragione.
GRATTANDO IL GHIACCIO: In questo blog cerco di raccontare i nostri viaggi con l'ambizione di grattare un po' il ghiaccio, su cui scivoliamo abitualmente come turisti, facendo una piccola fatica: quella di sforzarsi di "leggere" (con i miei limitati strumenti culturali) le società nelle quali viviamo per pochi giorni WANDERLUST: desiderio di viaggiare, di fare di nuove esperienze, vedere nuovi posti e vivere la libertà e l'emozione di essere stranieri.
lunedì 27 luglio 2020
domenica 26 luglio 2020
WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 8.1
WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 8.1
Quando visito monumenti universalmente
considerati dei capolavori dell'umanità sono preso da mille dubbi.
Sono condizionato dal sapere che ciò che sto
vedendo è bellissimo, e quindi lo vedo come tale perché sono in un
certo senso obbligato a riconoscerlo come tale, oppure invece
sinceramente i miei sensi ne riconoscono la bellezza in modo sincero
perché così la percepisco (ma in base a canoni o a valori
naturali?).
Ma se non la “sentissi” ci sarebbe
educazioni in grado di superare il primo step sensoriale e fami
capire la bellezza “nascosta” dalla ignoranza?
Insomma, faccio “oooooh” come tutti o
capisco e apprezzo in modo anche mediato, godendo con lo sguardo e
con il cervello?
Presumibilmente faccio “ooooh” anche se mi
atteggio (e fotografo) come uno che capisce. Spero solo di fare finta
abbastanza bene.
Se, per esempio, Baia Wulaia dal punto di
vista naturalistico rimane per me l'apice della armonica e
contemporaneamente drammatica bellezza della natura, che ricordo
ancora oggi come allora fossi quasi turbato dalla c consapevolezza di
non riuscire a tradurre e definire nell'animo quel coacervo confuso
di emozioni che la vista di quello spettacolo mi stimolava passando
dal nervo ottico all'amigdala, il Mosteiros dos Jeronimos in
Portogallo è stato, assieme a un altro posto che scopriremo più
avanti, uno dei due manufatti umani che mi hanno scosso e che ho
percepito (e mi interesso poco, conscio della mia reale enorme
ignoranza, se condizionato o solo a livello superficiale) come
bellissimo.
Non posso che riportare ancora una volta le
parole di Saramago (che pure vedremo non si fa tanto soggiogare,
contrariamente al sottoscritto, dal Mosteiro) “ Il Monastero dos
Jeronimos è una meraviglia di architettura”
(continua)
foto 1 e 2. Il Mosteiro dos Jeronimos visto dal Padrao dos Descobrimentos
foto 3,4 e 5. Facciata fronte Tejo con particolare del portale est
foto 6 e 7. Particolari del chiostro
sabato 25 luglio 2020
WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI _ CAP.7
WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI _ CAP.7
Martedì 14 luglio
“Come non è esposto?” così, pur con toni
non esagitati, mi rivolgevo stupito alla carinae gentile signorina
che ci stava controllando i bgilietti di ingresso al museo Nazionale
di Archeologia di Belém.
Cosa non è esposto? Occorre una premessa. E
per spiegare tutto le premessa deve tornare al nostro Saramago.
Scrive a pag. 376, iniziando il suo capitolo su
Lisbona:
“Ecco il collare. (ne aveva parlato in
precedenza -ndr). Il viaggiatore l'ha detto e l'ha fatto: appena
fosse entrato a Lisbona, sarebbe andato al Museo di Archeologia ed
Etnologia alla ricerca del famoso collare usato dallo schiavo dei
Lafetà. Si possono leggere le parole: QUESTO NEGRO E' DI AGOSTINHO
DE LAFETA' DI CARVALHAL DE OBIDOS. Il viaggiatore le ripete, una, due
volte, perché si incidano nelle memorie dimenticate. Questo oggetto,
se è necessario fargli un prezzo, vale milioni di milioni di contos,
quanto il Monastero dos Jeronimos qui accanto, la Torre di Bélem, il
Palazzo del Presidente, le carrozze all'ingrosso, probabilmente
quanto tutta la città di Lisbona. Questo collare, uin vero e proprio
collare, si noti bene, è stato al collo di un uomo, gli ha succhiato
il sudore, e forse un po' di sangue, di una frustata diretta alla
schiena che ha sbagliato strada. Il viaggiatore ringrazia dal
profondo del cuore chi ha raccolto e non ha distrutto la prova di un
grave delitto. Purtuttavia, dal momento che non ha mai taciuto i
propri suggerimenti, per quanto stupidi sembrino, adesso ne darà un
altro, e cioè quello di mettere il collare del negro di Agostinho de
Lafetà in una sala dove non ci fosse nient'altro, solo il collare,
perché nessun viaggiatore si potesse distrarre e affermare poi di
non averlo visto”.
E invece noi non lo abbiamo visto perché il
Portogallo non solo non ha accolto il prezioso suggerimento di
Saramago, ma ha pensato anche di toglierlo dalla esposizione.
La signorina ha capito che ci sono rimasto
male, e per rimediare è andata a recuperare una brochure del museo
dove sono riprodotte alcune foto dei collari da schiavi e mi ha
rincorso nel museo portandomela. E' stata veramente molto carina.
Si è creata una situazione un po' grottesca
nel museo. Mancando il pezzo pregiato, era nostra intenzione fare un
veloce giro delle sale e uscire velocemente per andare verso il
Monastero. Ma più volte, ai nostri tentativi di fuga, si è opposto
il personale del museo che ci invitava a vedere altre sale, altre
esposizioni, assicurandoci sulla bellezza dei pezzi esposti. E così
per non ricambiare scortesia con cortesia, abbiamo girato, in alcune
sale alla fine anche soffermandoci, tutto il museo.
In particolare abbiamo apprezzato le sale dove
sono esposti i monili, testimoni che la vanità umana è coeva con i
primi stadi evolutivi.
Finita la visita, con l'approvazione del
personale del museo, ci siamo diretti verso il Monastero.
Ma prima di concludere una nota sui trasporti.
E' piacevolissimo il suono del via libera dato dalla macchina di
controllo quando l'abbonamento contactless viene avvicinato. Tutte le
persone che ho visto prendere i mezzi pubblici utilizzandoli
all'interno (preciso perché un paio di volte ho visto giovani appesi
alle porte all'esterno) salgono dalle porte previste e strisciano
l'abbonamento sul sensore per avere la conferma della validità dello
stesso.
Ai tempi di mio padre si diceva “fare il
portoghese” quando si cercava di non pagare il biglietti di
accesso in qualche posto. Dalla esperienza che ho fatto in questi
giorni, mi sembra un detto che non sia più (se mai lo è stato)
veritiero. Credo che, anzi, ci sia da imparare dal sistema
portoghese.
Sul tram 15, quello che porta a Belém ci sono
macchine emettitrici di biglietti (non ho potuto avvicinarmi perchè
per buona parte del percorso è stata occupata da un stordito che non
riusciva a comperare i biglietti per la sua famiglia). C'è una
testimonianza sonora che i passeggeri salgono con il titolo di
viaggio necessario.
Ho avuto la sensazione di una scarsa attenzione
però alla manutenzione ordinaria. Gli indicato di fermata a bordo
dei bus spesso erano spenti e non funzionavano. Per il resto ho avuto
la sensazione di veicoli puliti e in ordine, con i sedili integri e
senza scritte varie sulle pareti.
foto da 1 a 5: museo archeologico ed etnografico
foto da 6 a 9: particolari a bordo del tram 15
WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI_ CAP. 6
WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI_ CAP. 6
Lo ammetto, se oggi dovessero chiedermi le dieci cose che vorrei fare prima di morire, beh, guidare il tram 28 per le vie di Lisbona sarebbe una di queste.
Lo ammetto, se oggi dovessero chiedermi le dieci cose che vorrei fare prima di morire, beh, guidare il tram 28 per le vie di Lisbona sarebbe una di queste.
giovedì 23 luglio 2020
WANDERLUST _ PORTOGALLO2020 _ DECIDIAMO NOI _CAP.5
WANDERLUST _ PORTOGALLO2020 _ DECIDIAMO NOI _CAP. 5
Tutte
le lettere d'amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d'amore se non fossero
ridicole.
Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,
come le altre,
ridicole.
Le lettere d'amore, se c'e' l'amore,
devono essere
ridicole.
Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d'amore
sono
ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d'amore
ridicole.
La verita' e' che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).
ridicole.
Non sarebbero lettere d'amore se non fossero
ridicole.
Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,
come le altre,
ridicole.
Le lettere d'amore, se c'e' l'amore,
devono essere
ridicole.
Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d'amore
sono
ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d'amore
ridicole.
La verita' e' che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).
Todas
as cartas de amor são ridículas
Todas
as cartas de amor são
Ridículas.
Não seriam cartas de amor se não fossem
Ridículas.
Também escrevi em meu tempo cartas de amor,
Como as outras,
Ridículas.
As cartas de amor, se há amor,
Têm de ser
Ridículas.
Mas, afinal,
Só as criaturas que nunca escreveram
Cartas de amor
É que são
Ridículas.
Quem me dera no tempo em que escrevia
Sem dar por isso
Cartas de amor
Ridículas.
A verdade é que hoje
As minhas memórias
Dessas(*) cartas de amor
É que são
Ridículas.
(Todas as palavras esdrúxulas,
Como os sentimentos esdrúxulos(**),
São naturalmente
Ridículas.)
Ridículas.
Não seriam cartas de amor se não fossem
Ridículas.
Também escrevi em meu tempo cartas de amor,
Como as outras,
Ridículas.
As cartas de amor, se há amor,
Têm de ser
Ridículas.
Mas, afinal,
Só as criaturas que nunca escreveram
Cartas de amor
É que são
Ridículas.
Quem me dera no tempo em que escrevia
Sem dar por isso
Cartas de amor
Ridículas.
A verdade é que hoje
As minhas memórias
Dessas(*) cartas de amor
É que são
Ridículas.
(Todas as palavras esdrúxulas,
Como os sentimentos esdrúxulos(**),
São naturalmente
Ridículas.)
Si
inizia da Pessoa (un autore che conosco pochissimo, immeritatamente
per lui e colpevolmente da parte mia) con un testo che sicuramente
molti riconosceranno, perché in questo lunedì infinito, rientrando
con il tram da Alfama, arrivando a Chiado si passa vicino alla zona
dei teatri. Sulla destra, poco prima di sfociare nella piazza, si
vede un piazzale nel quale una statua di Pessoa con un libro al posto
della testa mi ha così attirato che quando siamo scesi ho trascinato
Antonella a fare il periplo del caseggiato per raggiungerla (era
facilmente accessibile da una scaletta che ovviamente non ho visto) e
farmi fare una foto evocativa.
Rientrando
a Chiado si passa davanti a quel bar dove c’è una statua di Pessoa
seduto come al bar con una sedia vicino. Dodici anni fa, nel corso
della nostra prima visita a Lisbona mi ero fatto fare una foto su
quella sedia, e ovviamente pensate che avrei mancato di farmi fare
una foto anche in questa occasione.
Oggi
è stato il giorno delle fotografie con alcuni grandi della
letteratura portoghese.
Quando
siamo arrivati alla Cattedrale abbiamo deciso di fare un salto alla
piazza delle Cipolle, dove sorge la Casa dos Bicos. Si tratta di una
vecchia residenza di qualche ricco che ora è proprietà di una
fondazione privata. Senza saperlo abbiamo trovato una esposizione
dedicata a Saramago. (in realtà siamo entrati per approfittare dei
bagni, in questi posti poco frequentati è molto più probabile
trovare bagni puliti e riforniti – a posteriori occorre dire che in
Portogallo è stata una precauzione inutile. Tutti i bagni pubblici
che abbiamo usato, e io ho un’età che ormai ne uso molti (!),
erano riforniti e puliti. Non so se sia per via del COVID, comunque:
complimenti Portogallo. Secondo i miei criteri la civiltà di una
nazione la si evince anche (molto) dalla pulizia dei bagni pubblici.
Il Portogallo ha superato in pieno l’esame).
Abbiamo
girato per i piani, mi sono fatto fare una foto davanti a una
gigantografia di Saramago e una mentre indico il libro VIAGGIO IN
PORTOGALLO che ci ha accompagnato per tutto il viaggio (e che
purtroppo è stato più letto che vissuto, per la solita fretta di
chi in poco tempo vuole fare tanti chilometri e vedere tanti posti
distanti tra loro).
Nel
precedente capitolo ho citato la Escalada Costa Castelo E’ una
bellissima scala che collega Alfama con la parte bassa del quartiere
lungo la quale abbiamo un po’ ritrovato lo spirito di Valparaiso.
Infatti è un luogo che è diventato una esposizione di street art.
Lungo tutto il percorso si è accompagnati da murales in alcuni
casi anche sufficientemente elaborati e belli.
Prima
di rientrare abbiamo trovato la forza di visitare il Giardino
Botanico dietro il Museo della Scienza. Lo abbiamo percorso con le
gambe sempre più pesanti, ma la stanchezza non ci ha impedito di
vedere la bellezza del posto. Una bellezza che purtroppo per chi come
noi non distingue più o meno un albero dall’altro, è goduta in
modo un po’ superficiale (ma a pensarci, non è necessario
conoscere il nome latino di ogni alberto per consentire alla
sensazione del bello, in modo un po’ misterioso e vago, di entrare
nell’animo attraverso il nervo ottico). I fusti alti, diritti e
nudi di alcuni alberi che avevano un ciuffo di foglie sulla altissima
cime, o i rami contorti in curve e controcurve di altri, il lego
solido o le foglie ampie di alcuni, o lo stelo sottile ma durissimo
di altri (il bambù, questo l’ho intuito), sono comunque stupendi.
Il sabato prima di partire Antonella aveva letto, assieme alla sue
bravissime amiche, “L’uomo che piantava gli alberi” nella
rassegna in Associazione, e le vicende di quel libro mi risuonavano
nella mente mentre guardavo, ammirandoli senza conoscerli, tutti
quegli alberi. Penso che mi piacerebbe possedere un bosco. Una
delle giornate che con più piacere ricordo è quella che abbiamo
passato nel PARQUE NACIONAL TIERRA DEL FUEGO a Ushuaia Antonella ed
io qualche anno fa.
Foto 1 e 2. Pessoa ed io
foto 3. Pessoa ed Antonella
foto 4. Casa dos Bicos
foto 5. e 6. Saramago (i suoi libri ) ed io
foto 7. Miradouro de santa Luzia
foto 8, 9, 10 e 11 Escalada Costa Castelo
foto 12. Elevador de Santa Justa (chiuso)
foto 13. Panorama dal Miradouro de santa Luzia
foto 14 e 15 Giardino Botanico
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