lunedì 27 luglio 2020

WANDERLUST_PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI_ CAP 8.2

WANDERLUST_PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI_ CAP 8.2
Lo stile manuelino o tardo gotico portoghese è lo stile architettonico sontuoso e composito fiorito in Portogallo nel primo decennio del XVI secolo. Esso incorpora elementi marinari come riferimento alle scoperte fatte in quegli anni dai navigatori portoghesi Vasco da Gama e Pedro Álvares Cabral. Lo stile innovativo sintetizza aspetti del tardo gotico con lo stile plateresco spagnolo ed alcuni elementi dell'architettura italiana e fiamminga. ( così recita wikipedia)
Ho cercato una definizione dello stile Manuelino, ho cercato di capirne qualcosa di più. Ma non mi soddisfa. Mi sarebbe piaciuto poter vedere, come in un gigantesco time lapse l'ergersi di questo straordinario monumento, essere alle spalle di chi dalla pietra ha saputo trarre con tale bravura queste forme così armoniose e delicate. Sentire  come architetti ed artisti hanno saputo ideare, risolvere, correggere, quasi creare. Rimango sempre quello che fa "oooh", ma questa curiosità è sincera, l'ammirazione ampia. Mi chiedo anche quanto in sacrificio di illustri sconosciuti sia costata un'opera come questa (fossero essi i costruttori più manovali, fossero coloro che, depredati senza colpe delle proprie ricchezze, hanno consentito il pagamento di queste opere)
Non avrebbe risolto o risarcito alcun torto se non avessi ammirato e goduto della bellezza armonica di questo Monastero, e quindi passeggiando lentamente abbiamo cercato di cogliere l'insieme e carpire qualche particolare.
Saramago scrive "il chiostro è bellissimo, ma non soggioga il viaggiatore che, in materia di chiostri, ha idee ben precise. Ne riconosce la bellezza, ma lo trova eccessivamente ornato. (non gli ha scaldato il cuore). Qui ha provato solo il piacere degli occhi".
A noi viaggiatori molto più ignoranti, più arrendevoli anche all'impatto dell'eccesso, la visita del Monastero (e qui trattiamo del Chiostro, in un'altro post parleremo della Chiesa) ha stupefatto, e noi ci siamo lasciati piacevolmente stupefare.

foto 1.2. e 3. : particolari del chiostro anche con visitatori
foto 4.5. e 6. Refettorio, dove mi sono fatto bullo per aver riconosciuto, negli azulejos, quali scene bibliche rappresentassero (non le svelo, così chi va si mette alla prova _ non fatevi battere da un ateo come me!)
dalla foto 7 in avanti sempre particolari del Chiostro ( se avete l'impressione che ne siamo rimasti affascinati, avete ragione.














domenica 26 luglio 2020

WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 8.1

WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _  DECIDIAMO NOI _ CAP 8.1


Quando visito monumenti universalmente considerati dei capolavori dell'umanità sono preso da mille dubbi.
Sono condizionato dal sapere che ciò che sto vedendo è bellissimo, e quindi lo vedo come tale perché sono in un certo senso obbligato a riconoscerlo come tale, oppure invece sinceramente i miei sensi ne riconoscono la bellezza in modo sincero perché così la percepisco (ma in base a canoni o a valori naturali?).
Ma se non la “sentissi” ci sarebbe educazioni in grado di superare il primo step sensoriale e fami capire la bellezza “nascosta” dalla ignoranza?
Insomma, faccio “oooooh” come tutti o capisco e apprezzo in modo anche mediato, godendo con lo sguardo e con il cervello?
Presumibilmente faccio “ooooh” anche se mi atteggio (e fotografo) come uno che capisce. Spero solo di fare finta abbastanza bene.
Se, per esempio, Baia Wulaia dal punto di vista naturalistico rimane per me l'apice della armonica e contemporaneamente drammatica bellezza della natura, che ricordo ancora oggi come allora fossi quasi turbato dalla c consapevolezza di non riuscire a tradurre e definire nell'animo quel coacervo confuso di emozioni che la vista di quello spettacolo mi stimolava passando dal nervo ottico all'amigdala, il Mosteiros dos Jeronimos in Portogallo è stato, assieme a un altro posto che scopriremo più avanti, uno dei due manufatti umani che mi hanno scosso e che ho percepito (e mi interesso poco, conscio della mia reale enorme ignoranza, se condizionato o solo a livello superficiale) come bellissimo.
Non posso che riportare ancora una volta le parole di Saramago (che pure vedremo non si fa tanto soggiogare, contrariamente al sottoscritto, dal Mosteiro) “ Il Monastero dos Jeronimos è una meraviglia di architettura”
(continua)
foto 1 e 2. Il Mosteiro dos Jeronimos visto dal Padrao dos Descobrimentos 
foto 3,4 e 5. Facciata fronte Tejo con particolare del portale est
foto 6 e 7. Particolari del chiostro









sabato 25 luglio 2020

WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI _ CAP.7


WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI _ CAP.7
Martedì 14 luglio
“Come non è esposto?” così, pur con toni non esagitati, mi rivolgevo stupito alla carinae gentile signorina che ci stava controllando i bgilietti di ingresso al museo Nazionale di Archeologia di Belém.
Cosa non è esposto? Occorre una premessa. E per spiegare tutto le premessa deve tornare al nostro Saramago.
Scrive a pag. 376, iniziando il suo capitolo su Lisbona:
“Ecco il collare. (ne aveva parlato in precedenza -ndr). Il viaggiatore l'ha detto e l'ha fatto: appena fosse entrato a Lisbona, sarebbe andato al Museo di Archeologia ed Etnologia alla ricerca del famoso collare usato dallo schiavo dei Lafetà. Si possono leggere le parole: QUESTO NEGRO E' DI AGOSTINHO DE LAFETA' DI CARVALHAL DE OBIDOS. Il viaggiatore le ripete, una, due volte, perché si incidano nelle memorie dimenticate. Questo oggetto, se è necessario fargli un prezzo, vale milioni di milioni di contos, quanto il Monastero dos Jeronimos qui accanto, la Torre di Bélem, il Palazzo del Presidente, le carrozze all'ingrosso, probabilmente quanto tutta la città di Lisbona. Questo collare, uin vero e proprio collare, si noti bene, è stato al collo di un uomo, gli ha succhiato il sudore, e forse un po' di sangue, di una frustata diretta alla schiena che ha sbagliato strada. Il viaggiatore ringrazia dal profondo del cuore chi ha raccolto e non ha distrutto la prova di un grave delitto. Purtuttavia, dal momento che non ha mai taciuto i propri suggerimenti, per quanto stupidi sembrino, adesso ne darà un altro, e cioè quello di mettere il collare del negro di Agostinho de Lafetà in una sala dove non ci fosse nient'altro, solo il collare, perché nessun viaggiatore si potesse distrarre e affermare poi di non averlo visto”.
E invece noi non lo abbiamo visto perché il Portogallo non solo non ha accolto il prezioso suggerimento di Saramago, ma ha pensato anche di toglierlo dalla esposizione.
La signorina ha capito che ci sono rimasto male, e per rimediare è andata a recuperare una brochure del museo dove sono riprodotte alcune foto dei collari da schiavi e mi ha rincorso nel museo portandomela. E' stata veramente molto carina.
Si è creata una situazione un po' grottesca nel museo. Mancando il pezzo pregiato, era nostra intenzione fare un veloce giro delle sale e uscire velocemente per andare verso il Monastero. Ma più volte, ai nostri tentativi di fuga, si è opposto il personale del museo che ci invitava a vedere altre sale, altre esposizioni, assicurandoci sulla bellezza dei pezzi esposti. E così per non ricambiare scortesia con cortesia, abbiamo girato, in alcune sale alla fine anche soffermandoci, tutto il museo.
In particolare abbiamo apprezzato le sale dove sono esposti i monili, testimoni che la vanità umana è coeva con i primi stadi evolutivi.
Finita la visita, con l'approvazione del personale del museo, ci siamo diretti verso il Monastero.

Ma prima di concludere una nota sui trasporti. E' piacevolissimo il suono del via libera dato dalla macchina di controllo quando l'abbonamento contactless viene avvicinato. Tutte le persone che ho visto prendere i mezzi pubblici utilizzandoli all'interno (preciso perché un paio di volte ho visto giovani appesi alle porte all'esterno) salgono dalle porte previste e strisciano l'abbonamento sul sensore per avere la conferma della validità dello stesso.
Ai tempi di mio padre si diceva “fare il portoghese” quando si cercava di non pagare il biglietti di accesso in qualche posto. Dalla esperienza che ho fatto in questi giorni, mi sembra un detto che non sia più (se mai lo è stato) veritiero. Credo che, anzi, ci sia da imparare dal sistema portoghese.
Sul tram 15, quello che porta a Belém ci sono macchine emettitrici di biglietti (non ho potuto avvicinarmi perchè per buona parte del percorso è stata occupata da un stordito che non riusciva a comperare i biglietti per la sua famiglia). C'è una testimonianza sonora che i passeggeri salgono con il titolo di viaggio necessario.
Ho avuto la sensazione di una scarsa attenzione però alla manutenzione ordinaria. Gli indicato di fermata a bordo dei bus spesso erano spenti e non funzionavano. Per il resto ho avuto la sensazione di veicoli puliti e in ordine, con i sedili integri e senza scritte varie sulle pareti.
foto da 1 a 5: museo archeologico ed etnografico
foto da 6 a 9: particolari a bordo del tram 15










WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI_ CAP. 6

WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI_ CAP. 6

Lo ammetto, se oggi dovessero chiedermi le dieci cose che vorrei fare prima di morire, beh, guidare il tram 28 per le vie di Lisbona sarebbe una di queste.













giovedì 23 luglio 2020

WANDERLUST _ PORTOGALLO2020 _ DECIDIAMO NOI _CAP.5

WANDERLUST _ PORTOGALLO2020 _ DECIDIAMO NOI _CAP. 5

Tutte le lettere d'amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d'amore se non fossero
ridicole.

Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d'amore, se c'e' l'amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d'amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d'amore
ridicole.

La verita' e' che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).
Todas as cartas de amor são ridículas
Todas as cartas de amor são
Ridículas.
Não seriam cartas de amor se não fossem
Ridículas.

Também escrevi em meu tempo cartas de amor,
Como as outras,
Ridículas.

As cartas de amor, se há amor,
Têm de ser
Ridículas.

Mas, afinal,
Só as criaturas que nunca escreveram
Cartas de amor
É que são
Ridículas.

Quem me dera no tempo em que escrevia
Sem dar por isso
Cartas de amor
Ridículas.

A verdade é que hoje
As minhas memórias
Dessas(*) cartas de amor
É que são
Ridículas.

(Todas as palavras esdrúxulas,
Como os sentimentos esdrúxulos(**),
São naturalmente
Ridículas.)

Si inizia da Pessoa (un autore che conosco pochissimo, immeritatamente per lui e colpevolmente da parte mia) con un testo che sicuramente molti riconosceranno, perché in questo lunedì infinito, rientrando con il tram da Alfama, arrivando a Chiado si passa vicino alla zona dei teatri. Sulla destra, poco prima di sfociare nella piazza, si vede un piazzale nel quale una statua di Pessoa con un libro al posto della testa mi ha così attirato che quando siamo scesi ho trascinato Antonella a fare il periplo del caseggiato per raggiungerla (era facilmente accessibile da una scaletta che ovviamente non ho visto) e farmi fare una foto evocativa.
Rientrando a Chiado si passa davanti a quel bar dove c’è una statua di Pessoa seduto come al bar con una sedia vicino. Dodici anni fa, nel corso della nostra prima visita a Lisbona mi ero fatto fare una foto su quella sedia, e ovviamente pensate che avrei mancato di farmi fare una foto anche in questa occasione.
Oggi è stato il giorno delle fotografie con alcuni grandi della letteratura portoghese.
Quando siamo arrivati alla Cattedrale abbiamo deciso di fare un salto alla piazza delle Cipolle, dove sorge la Casa dos Bicos. Si tratta di una vecchia residenza di qualche ricco che ora è proprietà di una fondazione privata. Senza saperlo abbiamo trovato una esposizione dedicata a Saramago. (in realtà siamo entrati per approfittare dei bagni, in questi posti poco frequentati è molto più probabile trovare bagni puliti e riforniti – a posteriori occorre dire che in Portogallo è stata una precauzione inutile. Tutti i bagni pubblici che abbiamo usato, e io ho un’età che ormai ne uso molti (!), erano riforniti e puliti. Non so se sia per via del COVID, comunque: complimenti Portogallo. Secondo i miei criteri la civiltà di una nazione la si evince anche (molto) dalla pulizia dei bagni pubblici. Il Portogallo ha superato in pieno l’esame).
Abbiamo girato per i piani, mi sono fatto fare una foto davanti a una gigantografia di Saramago e una mentre indico il libro VIAGGIO IN PORTOGALLO che ci ha accompagnato per tutto il viaggio (e che purtroppo è stato più letto che vissuto, per la solita fretta di chi in poco tempo vuole fare tanti chilometri e vedere tanti posti distanti tra loro).
Nel precedente capitolo ho citato la Escalada Costa Castelo E’ una bellissima scala che collega Alfama con la parte bassa del quartiere lungo la quale abbiamo un po’ ritrovato lo spirito di Valparaiso. Infatti è un luogo che è diventato una esposizione di street art. Lungo tutto il percorso si è accompagnati da murales  in alcuni casi anche sufficientemente elaborati e belli.
Prima di rientrare abbiamo trovato la forza di visitare il Giardino Botanico dietro il Museo della Scienza. Lo abbiamo percorso con le gambe sempre più pesanti, ma la stanchezza non ci ha impedito di vedere la bellezza del posto. Una bellezza che purtroppo per chi come noi non distingue più o meno un albero dall’altro, è goduta in modo un po’ superficiale (ma a pensarci, non è necessario conoscere il nome latino di ogni alberto per consentire alla sensazione del bello, in modo un po’ misterioso e vago, di entrare nell’animo attraverso il nervo ottico). I fusti alti, diritti e nudi di alcuni alberi che avevano un ciuffo di foglie sulla altissima cime, o i rami contorti in curve e controcurve di altri, il lego solido o le foglie ampie di alcuni, o lo stelo sottile ma durissimo di altri (il bambù, questo l’ho intuito), sono comunque stupendi. Il sabato prima di partire Antonella aveva letto, assieme alla sue bravissime amiche, “L’uomo che piantava gli alberi” nella rassegna in Associazione, e le vicende di quel libro mi risuonavano nella mente mentre guardavo, ammirandoli senza conoscerli, tutti quegli alberi.  Penso che mi piacerebbe possedere un bosco. Una delle giornate che con più piacere ricordo è quella che abbiamo passato nel PARQUE NACIONAL TIERRA DEL FUEGO a Ushuaia Antonella ed io qualche anno fa.

Foto 1 e 2. Pessoa ed io
foto 3. Pessoa ed Antonella
foto 4. Casa dos Bicos
foto 5. e 6. Saramago (i suoi libri ) ed io
foto 7. Miradouro de santa Luzia
foto 8, 9, 10 e 11 Escalada Costa Castelo
foto 12. Elevador de Santa Justa (chiuso)
foto 13. Panorama dal Miradouro de santa Luzia
foto 14 e 15 Giardino Botanico