sabato 25 luglio 2020

WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI _ CAP.7


WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020_ DECIDIAMO NOI _ CAP.7
Martedì 14 luglio
“Come non è esposto?” così, pur con toni non esagitati, mi rivolgevo stupito alla carinae gentile signorina che ci stava controllando i bgilietti di ingresso al museo Nazionale di Archeologia di Belém.
Cosa non è esposto? Occorre una premessa. E per spiegare tutto le premessa deve tornare al nostro Saramago.
Scrive a pag. 376, iniziando il suo capitolo su Lisbona:
“Ecco il collare. (ne aveva parlato in precedenza -ndr). Il viaggiatore l'ha detto e l'ha fatto: appena fosse entrato a Lisbona, sarebbe andato al Museo di Archeologia ed Etnologia alla ricerca del famoso collare usato dallo schiavo dei Lafetà. Si possono leggere le parole: QUESTO NEGRO E' DI AGOSTINHO DE LAFETA' DI CARVALHAL DE OBIDOS. Il viaggiatore le ripete, una, due volte, perché si incidano nelle memorie dimenticate. Questo oggetto, se è necessario fargli un prezzo, vale milioni di milioni di contos, quanto il Monastero dos Jeronimos qui accanto, la Torre di Bélem, il Palazzo del Presidente, le carrozze all'ingrosso, probabilmente quanto tutta la città di Lisbona. Questo collare, uin vero e proprio collare, si noti bene, è stato al collo di un uomo, gli ha succhiato il sudore, e forse un po' di sangue, di una frustata diretta alla schiena che ha sbagliato strada. Il viaggiatore ringrazia dal profondo del cuore chi ha raccolto e non ha distrutto la prova di un grave delitto. Purtuttavia, dal momento che non ha mai taciuto i propri suggerimenti, per quanto stupidi sembrino, adesso ne darà un altro, e cioè quello di mettere il collare del negro di Agostinho de Lafetà in una sala dove non ci fosse nient'altro, solo il collare, perché nessun viaggiatore si potesse distrarre e affermare poi di non averlo visto”.
E invece noi non lo abbiamo visto perché il Portogallo non solo non ha accolto il prezioso suggerimento di Saramago, ma ha pensato anche di toglierlo dalla esposizione.
La signorina ha capito che ci sono rimasto male, e per rimediare è andata a recuperare una brochure del museo dove sono riprodotte alcune foto dei collari da schiavi e mi ha rincorso nel museo portandomela. E' stata veramente molto carina.
Si è creata una situazione un po' grottesca nel museo. Mancando il pezzo pregiato, era nostra intenzione fare un veloce giro delle sale e uscire velocemente per andare verso il Monastero. Ma più volte, ai nostri tentativi di fuga, si è opposto il personale del museo che ci invitava a vedere altre sale, altre esposizioni, assicurandoci sulla bellezza dei pezzi esposti. E così per non ricambiare scortesia con cortesia, abbiamo girato, in alcune sale alla fine anche soffermandoci, tutto il museo.
In particolare abbiamo apprezzato le sale dove sono esposti i monili, testimoni che la vanità umana è coeva con i primi stadi evolutivi.
Finita la visita, con l'approvazione del personale del museo, ci siamo diretti verso il Monastero.

Ma prima di concludere una nota sui trasporti. E' piacevolissimo il suono del via libera dato dalla macchina di controllo quando l'abbonamento contactless viene avvicinato. Tutte le persone che ho visto prendere i mezzi pubblici utilizzandoli all'interno (preciso perché un paio di volte ho visto giovani appesi alle porte all'esterno) salgono dalle porte previste e strisciano l'abbonamento sul sensore per avere la conferma della validità dello stesso.
Ai tempi di mio padre si diceva “fare il portoghese” quando si cercava di non pagare il biglietti di accesso in qualche posto. Dalla esperienza che ho fatto in questi giorni, mi sembra un detto che non sia più (se mai lo è stato) veritiero. Credo che, anzi, ci sia da imparare dal sistema portoghese.
Sul tram 15, quello che porta a Belém ci sono macchine emettitrici di biglietti (non ho potuto avvicinarmi perchè per buona parte del percorso è stata occupata da un stordito che non riusciva a comperare i biglietti per la sua famiglia). C'è una testimonianza sonora che i passeggeri salgono con il titolo di viaggio necessario.
Ho avuto la sensazione di una scarsa attenzione però alla manutenzione ordinaria. Gli indicato di fermata a bordo dei bus spesso erano spenti e non funzionavano. Per il resto ho avuto la sensazione di veicoli puliti e in ordine, con i sedili integri e senza scritte varie sulle pareti.
foto da 1 a 5: museo archeologico ed etnografico
foto da 6 a 9: particolari a bordo del tram 15










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