domenica 9 ottobre 2016

GRATTANDO IL GHIACCIO _SICILIA OCCIDENTALE (TRAPANESE) Primo giorno (prima parte)

GRATTANDO IL GHIACCIO _SICILIA OCCIDENTALE (TRAPANESE)
Primo giorno (prima parte)
Domenica 2 ottobre, Valderice, B&B Nonnasara


Eccoci alla fine, quasi, della prima giornata avendo appena realizzato di essere nel dramma del viaggiatore 2.0 . Una volta il dramma consisteva nell'aver dimenticato i documenti o i traveller's cheques. Oggi si aggiunge il dramma dei carica batterie. Ormai sono le prime annotazioni della check list che si fanno. E noi li abbiamo dimenticati

contrordine

Mi sono ricordato dove li avevo messi. Da un dramma precipitiamo nell'altro. Cosa può voler dire, “cosa mi viene a significare” direbbe Mimì Augello, che messaggio è quello che non ricordo cosa ho fatto ieri? Mi devo preoccupare?

Bene, torniamo a noi.

Siamo rientrati dopo il pomeriggio passato passeggiando per le vie di Erice, notevole paesino abbarbicato sulle colline ( o forse è una piccola montagnola- non ricordo se supera i 600 metri di altitudine) alle spalle di Trapani, raggiunto per mezzo di una utile e ardita funivia.

L'ingresso è abbellito da stupende antenne per la telecomunicazione che rompono la monotonia dell'aspetto medievale di Erice, conservato per secoli, ponendosi proprio di fronte all'ingresso come per dare un tono di modernismo, quasi di futurismo, sicuramente di demenza paesaggistica.

Le strade in acciottolato, generalmente ben tenute, e le case per lo più in pietra, consentono al paese di mantenere la sua atmosfera storica, non disturbata dagli esercizi commerciali, peraltro neanche in numero eccessivo e comunque non invadenti.

Forse complice la stagione avanzata il numero delle persone nel paese non disturbava ed era sufficiente deviare (a caso, lo raccomandiamo) per le viuzze laterali – in diversi casi anche molto suggestive - per trovarsi da soli.

Tornando lungo la SP20 verso Valderice si passa per Bonagia, una frazione costiera di Valderice.

Complice la necessità di trovare un posto per la cena, abbiamo seguito d'istinto le indicazioni per Porto/Tonnara, riuscendo così a godere di un angolo molto suggestivo della frazione, visitando la vecchia tonnara – ora trasformata in residence apparentemente molto pretenzioso- e il porto pieno di piccole barche da pescatori.

Dietro la tonnara la costa vorrebbe essere un museo a cielo aperto, con carcasse di vecchie barche di legno e vecchie ancore. Considerato lo stato della costa e la vicinanza dei cassonetti, se non lo avessi visto su una cartina lo avrei preso per la discarica del paese. Eppure, lo stato di abbandono casuale del posto gli concede un certo fascino. Certo, la costa rocciosa e frastagliata su cui si infrangono le onde, la rocca del monte cofano a est incombente e il cole che tramonta ad ovest aiutano un po', non c'è che dire.

Siamo arrivati con il nostro solito piccolo litigio – la nostra sciarratina, direbbe Camilleri.

Ovviamente a un certo punto ci siamo persi. Di poco, in realtà, e neanche per colpa nostra. L'indicazione dell'ultima via da prendere è stata affissa da un redattore incarognito della Settimana Enigmistica curatore della rubrica “impossibile da trovare”.

Posso fare una brevissima “tirata” esterofila?
Fa nulla, la faccio ugualmente.
Che belli erano i cartelli con i nomi delle vie in Argentina, posti sugli angoli delle strade e non attaccati ai muri, belli e chiari. Che nostalgia delle città divise in quadros. Viva l'Argentina, caro Claudio Colombo.

Insomma, dopo un po' torniamo indietro imprecando.
Antonella vuole chiedere, io no.
Sul ciglio della strada due che stanno chiacchierando.
Antonella: “Ferma che chiedo
Io “Dubito che sappiano dare una indicazione utile” (beh, il tono e le parole non erano proprio queste)
Siciliano “ Seguitemi in macchina, abito proprio vicino”
Io (solo pensando) “#!!##!!”

(continua)








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