WANDERLUST 26terzo ARMENIA cap.7.1
E' tempo di lasciare Garni e dirigerci verso sud con una tappa piuttosto lunga.
La sera prima siamo stati tentati di saltare la colazione perché qui viene servita piuttosto tardi e abbiamo temuto potesse incidere sui tempi previsti per la combinazione di strada da fare e siti da visitare.
L'orario che secondo i nostri criteri è piuttosto tardo per avere la prima colazione sarà una costante nel viaggio, ma è una situazione molto gestibile, innanzitutto perché perdere le colazioni sarebbe stato un gesto di autolesionismo, a partire da quella proposta dal nostro hotel, e poi perché le distanze in Armenia non sono mai eccessive, anche quando si procede più lentamente perché si devono valicare passi dalla altitudine piuttosto elevata.
Dopo aver assistito a come avviene la raccolta rifiuti a Garni, con il passaggio di due cani liberi (situazione comune in Armenia) ci siamo recati nella struttura principale dell'hotel, che ha un giardino molto bello, e abbiamo fatto colazione.
Abbiamo cominciato anche a vedere la canalizzazione, pensiamo del gas, completamente in superficie con chilometri di tubature che corrono ai lati della strada e ogni tanto la attraversano.
E poi via, verso Khor Virap, il famoso monastero Armeno che è a poche centinaia si metri dal confine con la Turchia e che guarda l'Ararat che si erge maestoso e inacessibile per gli armeni giusto di fronte.
Quando siamo arrivati noi l'Ararat era parzialemente nascosto da nubi, non c'era da dubitarne.
Poco prima di arrivare si lascia la M2 passando per il villaggio di Pokr Vedi (se non ricordo male) sulla precaria strada principale che attraversa il paese abbiamo visto lo spettacolo di un bel numero di nidi di cicogne (con le cicogne presenti) sui pali della elettricità. Ricordo di aver visto uno spettacolo simile quando abbiamo fatto un giro in auto della Turchia asiatica nel lontano... direi 1988.
Il monastero non è importante dal punto di vista architettoni, ci racconta la nostra guida, quanto dal punto di vista simbolico. Il nome significa "pozzo profondo" perché la tradizione vuole che qui ci sia (si può scendere con una ripida scala di ferro, l'ho fatto) il pozzo dove per 13 anni fu internato san Gregorio l'Illuminatore, l'evangelizzatore dell'Armenia.
Non manca una chiesa, quella al centro del monastero, dedicata a Surb Astvatzatzin (non imparerò mai a scriverlo), mentre quella dedicata a san Gregorio è su un lato della struttura. Sulla facciata orientale della chiesa Surb Astvatzatzin c'è una bassorilievo che mostra san Gregorio appena uscito dal pozzo con il re Tiridate (quello che lo aveva fatto mettere nel pozzo e che poi per la vicenda con santa Hripsime lo ha fatto uscire per farsi guarire miracolosamente e successivamente rendere l'Armenia cristiana) disteso umilmente ai suoi piedi.
Uscendo dal monastero si può salire su una collina a fianco da dove si vede un enorme cimitero a est del monastero ma da dove NON si può fare la famosa foto che vede in primo piano il Khor Virap e l'Ararat sullo sfondo.
Quando siamo entrati era in corso una funzione con la presenza di mezza dozzina di fedeli (e turisti come noi che filmavano). Alla fine, o comunque in una pausa, una fedele si è voltata e ha abbracciato e baciato tre volte Antonella come scambio di segno di pace.























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