VARCARE LA FRONTIERA_ WANDERLUST. L’INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITà_ 14
...che cosa si provasse nel varcare una frontiera...
“In viaggio con Erodoto”- R. Kapuscinski
Talvolta, ma di rado, le piste mi conducevano in villaggi di frontiera. Via via che ci si avvicinava al confine, la terra di faceva deserta e la gente sempre più rara. Un vuoto che aumentava il mistero di quei paraggi e grazie al quale mi resi conto che nelle zone di frontiera regnava il silenzio. Un mistero e un silenzio dai quali ero attratto e intrigato. Ero sempre tentato di scoprire cosa ci fosse di l°, dall’altra parte. Mi chiedevo che cosa si provasse nel varcare una frontiera. Che cosa si sentiva? Che cosa si pensava?. Doveva essere un momento di grande emozione, turbamento, tensione. Cosa c’era dall’altra parte? Senza dubbio qualcosa di diverso. Ma diverso in che senso? Che aspetto aveva? A che cosa somigliava? Forse non somigliava a niente di ciò che conoscevo e per ciò stesso era inconcepibile, inimmaginabile? In fin dei conti il mio massimo desiderio, quello che più mi turbava, tentava e attraeva, era di per sé estremamente modesto: la pura e semplice azione di varcare la frontiera. Varcarla per subito tornare indietro: pensavo che ciò sarebbe bastato a placare quel mio inesplicabile, e pur tuttavia prepotente, bisogno psicologico
GRATTANDO IL GHIACCIO: In questo blog cerco di raccontare i nostri viaggi con l'ambizione di grattare un po' il ghiaccio, su cui scivoliamo abitualmente come turisti, facendo una piccola fatica: quella di sforzarsi di "leggere" (con i miei limitati strumenti culturali) le società nelle quali viviamo per pochi giorni WANDERLUST: desiderio di viaggiare, di fare di nuove esperienze, vedere nuovi posti e vivere la libertà e l'emozione di essere stranieri.
venerdì 2 settembre 2016
domenica 28 agosto 2016
PROVINCE CHE NON SI INCONTRANO MAI WANDERLUST. L'INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_13
PROVINCE CHE NON SI INCONTRANO MAI
WANDERLUST. L'INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_13
Quello che più colpisce parlando con la gente di un paese come questo (K.tratta del Rwanda) è la loro mentalità profondamente provinciale. Il nostro mondo, in apparenza globale, in fin dei conti non è che un pianeta di migliaia e migliaia delle più svariate province che non si incontrano mai. Girare il mondo significa passare da una provincia all'altra, ognuna delle quali è una solitaria stella che brilla per proprio conto. Per la maggior parte delle persone che vi abitano il mondo reale finisce sulla soglia di casa, al limite del villaggio, tutt'al più al confine della vallata. Il mondo che sta oltre è irreale, insignificante e addirittura inutile, mentre quello che hanno sottomano e sotto gli occhi assurge alle dimensioni di un grande cosmo oscurante tutto il resto. Spesso gli abitanti di un luogo e chi viene da lontano hanno difficoltà a trovare un linguaggio comune, poiché ognuno di loro guarda il posto da un'ottica diversa; chi viene da fuori usa un grandangolare, che rimpicciolisce l'immagine ma allarga l'orizzonte, mentre la persona del posto ha sempre usato il teleobiettivo, se non addirittura il telescopio, che ingigantisce i minimi dettagli.
R.Kapuscinski – Conferenza sul Rwanda (Ebano)
WANDERLUST. L'INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_13
Quello che più colpisce parlando con la gente di un paese come questo (K.tratta del Rwanda) è la loro mentalità profondamente provinciale. Il nostro mondo, in apparenza globale, in fin dei conti non è che un pianeta di migliaia e migliaia delle più svariate province che non si incontrano mai. Girare il mondo significa passare da una provincia all'altra, ognuna delle quali è una solitaria stella che brilla per proprio conto. Per la maggior parte delle persone che vi abitano il mondo reale finisce sulla soglia di casa, al limite del villaggio, tutt'al più al confine della vallata. Il mondo che sta oltre è irreale, insignificante e addirittura inutile, mentre quello che hanno sottomano e sotto gli occhi assurge alle dimensioni di un grande cosmo oscurante tutto il resto. Spesso gli abitanti di un luogo e chi viene da lontano hanno difficoltà a trovare un linguaggio comune, poiché ognuno di loro guarda il posto da un'ottica diversa; chi viene da fuori usa un grandangolare, che rimpicciolisce l'immagine ma allarga l'orizzonte, mentre la persona del posto ha sempre usato il teleobiettivo, se non addirittura il telescopio, che ingigantisce i minimi dettagli.
R.Kapuscinski – Conferenza sul Rwanda (Ebano)
sabato 27 agosto 2016
SENZA UNA SCOPO PRECISO WANDERLUST. L'INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_12
SENZA UNA SCOPO PRECISO
WANDERLUST. L'INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_12
"Sono venuto a Kumasi senza uno scopo preciso. Di solito si pensa che sia sempre bene avere uno scopo preciso, nel senso di prefiggersi un obiettivo e perseguirlo. D'altro canto però, è una situazione che impone fatalmente dei paraocchi, perchè si finisce per vedere solo il proprio scopo. E invece la marcia in più offerta da una visione quanto mai ampia e profonda può rivelarsi molto interessante e importante. Entrare in un mondo nuovo è come entrare in un mistero, che può nascondere un'infinità di labirinti, di recessi, di enigmi e di incognite."
Ryszard Kapusinski - Ebano
WANDERLUST. L'INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_12
"Sono venuto a Kumasi senza uno scopo preciso. Di solito si pensa che sia sempre bene avere uno scopo preciso, nel senso di prefiggersi un obiettivo e perseguirlo. D'altro canto però, è una situazione che impone fatalmente dei paraocchi, perchè si finisce per vedere solo il proprio scopo. E invece la marcia in più offerta da una visione quanto mai ampia e profonda può rivelarsi molto interessante e importante. Entrare in un mondo nuovo è come entrare in un mistero, che può nascondere un'infinità di labirinti, di recessi, di enigmi e di incognite."
Ryszard Kapusinski - Ebano
martedì 23 agosto 2016
IL GRANDE GELO_WANDERLUST. L'INFI NITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_11
IL GRANDE GELO_WANDERLUST. L'INFI NITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_11
Ryszard Kapuscinski. IMPERIUM_ Scavalcando le pozzanghere
“IL GRANDE GELO, spiega (Tanja, una ragazzina di Jakutsk- Siberia), si riconosce dal fatto che nell’aria sta sospesa una nebbia chiara e brillante. Passandoci in mezzo, la persona via apre un corridoio. Un corridoio che ha la forma esatta di chi ci passa e che resta lì, immobile nella nebbia anche dopo che te ne sei andato. Un uomo grande e grosso apre un corridoio grosso, un bambino ne apre uno piccolo. Tanja, che è magra, forma un corridoio stretto ma abbastanza altro per la sua età, non per nulla è la più alta della classe. La mattina in strada, osservando i corridoi, Tanja capisce se le sue compagne siano già andate a scuola: qui tutte riconoscono al volo i corridoi di amiche e vicine.
Ecco un corridoio largo, basso, dalla linea netta e decisa: segno che è già passata Klavdia Matveevna, direttrice della scuola.
Le mattine in cui non si vedono in giro corridoi di altezza corrispondente agli scolari delle elementari, significa che il freddo è troppo intenso, la scuola è chiusa e i bambini stanno a casa.
A volte si vedono dei corridoi irregolari che si interrompono di colpo. Significa, e qui Tanja abbassa la voce, che un ubriaco è inciampato e caduto. Con il grande gelo molti ubriachi muoiono congelati, e in quel caso i loro corridoi sembrano un vicolo cieco.”
Ryszard Kapuscinski. IMPERIUM_ Scavalcando le pozzanghere
“IL GRANDE GELO, spiega (Tanja, una ragazzina di Jakutsk- Siberia), si riconosce dal fatto che nell’aria sta sospesa una nebbia chiara e brillante. Passandoci in mezzo, la persona via apre un corridoio. Un corridoio che ha la forma esatta di chi ci passa e che resta lì, immobile nella nebbia anche dopo che te ne sei andato. Un uomo grande e grosso apre un corridoio grosso, un bambino ne apre uno piccolo. Tanja, che è magra, forma un corridoio stretto ma abbastanza altro per la sua età, non per nulla è la più alta della classe. La mattina in strada, osservando i corridoi, Tanja capisce se le sue compagne siano già andate a scuola: qui tutte riconoscono al volo i corridoi di amiche e vicine.
Ecco un corridoio largo, basso, dalla linea netta e decisa: segno che è già passata Klavdia Matveevna, direttrice della scuola.
Le mattine in cui non si vedono in giro corridoi di altezza corrispondente agli scolari delle elementari, significa che il freddo è troppo intenso, la scuola è chiusa e i bambini stanno a casa.
A volte si vedono dei corridoi irregolari che si interrompono di colpo. Significa, e qui Tanja abbassa la voce, che un ubriaco è inciampato e caduto. Con il grande gelo molti ubriachi muoiono congelati, e in quel caso i loro corridoi sembrano un vicolo cieco.”
mercoledì 17 agosto 2016
PARTIRE E’ ANCHE UN LASCIARSI ANDARE_ WANDERLUST. L'INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_10
PARTIRE E’ ANCHE UN LASCIARSI ANDARE_ WANDERLUST. L'INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_10
CLAUDIO MAGRIS
L’INFINITO VIAGGIARE
Ad ogni viaggio, ad ogni partenza, alcuni sensi si acuiscono e altri si ottundono. Ad assopirsi sono le antenne della sospettosa e ansiosa sorveglianza quotidiana, di solito pronte a registrare i segnali di tutto ciò che può minacciare l’ordine e il dominio del piccolo mondo in nostro potere; partire è anche un lasciarsi andare, mollare la zavorra, socchiudere gli occhi come quando si guarda il sole, pigliare quel che viene. Si risveglia la percezione dei colori, degli odori, della superficie liscia o ruvida delle cose, di dettagli anche insignificanti. Una città si rivela pure nel riverbero delle sue nuvole, nella qualità della sua luce, nell’indugiare dei suoi tramonti o nel precipitare del suo buio
CLAUDIO MAGRIS
L’INFINITO VIAGGIARE
Ad ogni viaggio, ad ogni partenza, alcuni sensi si acuiscono e altri si ottundono. Ad assopirsi sono le antenne della sospettosa e ansiosa sorveglianza quotidiana, di solito pronte a registrare i segnali di tutto ciò che può minacciare l’ordine e il dominio del piccolo mondo in nostro potere; partire è anche un lasciarsi andare, mollare la zavorra, socchiudere gli occhi come quando si guarda il sole, pigliare quel che viene. Si risveglia la percezione dei colori, degli odori, della superficie liscia o ruvida delle cose, di dettagli anche insignificanti. Una città si rivela pure nel riverbero delle sue nuvole, nella qualità della sua luce, nell’indugiare dei suoi tramonti o nel precipitare del suo buio
martedì 16 agosto 2016
VIAGGIARE E' UNA SCUOLA DI UMILTA'_ WANDERLUST. L'INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_9
VIAGGIARE E' UNA SCUOLA DI UMILTA'_ WANDERLUST. L'INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_9
Devo citare ancora Magris (l'Infinito Viaggiare) , ma non è colpa mia. E' colpa di questo maestro triestino, che con tranquilla umiltà, sussurrando sulle pagine dei suoi libri, mi colpisce con parole pacate, parche e mai urlate.
2003: "La Cina è vicina?"
"La globalizzazione rende sempre più indispensabile l'istituzione di un canone culturale comune, l'elaborazione di un nucleo di conoscenze e valori fondanti per tutti, al di là di ogni frontiera di civiltà
(...)
Oggi più che mai vivere significa viaggiare; la condizione spirituale dell'uomo come viaggiatore, di cui parla la teologia, è anche una situazione concreta per masse sempre più vaste di persone. sempre più incerto, nelle vertiginose trasformazioni del vivere, appare il ritorno - materiale e sentimentale - a se stessi. L'Ulisse odierno non assomiglia a quello omerico o joyciano, che alla fine ritorna a casa, bensì piuttosto a quello dantesco che si perde nell'illimitato o a quello del li-sao di Chu-Yuan, una peripezia ulissiaca cinese, che alla fine vede dall'alto il suo villaggio ma non può tornarci.
(...)
Viaggiare è una scuola di umiltà; fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicare un'altra."
Devo citare ancora Magris (l'Infinito Viaggiare) , ma non è colpa mia. E' colpa di questo maestro triestino, che con tranquilla umiltà, sussurrando sulle pagine dei suoi libri, mi colpisce con parole pacate, parche e mai urlate.
2003: "La Cina è vicina?"
"La globalizzazione rende sempre più indispensabile l'istituzione di un canone culturale comune, l'elaborazione di un nucleo di conoscenze e valori fondanti per tutti, al di là di ogni frontiera di civiltà
(...)
Oggi più che mai vivere significa viaggiare; la condizione spirituale dell'uomo come viaggiatore, di cui parla la teologia, è anche una situazione concreta per masse sempre più vaste di persone. sempre più incerto, nelle vertiginose trasformazioni del vivere, appare il ritorno - materiale e sentimentale - a se stessi. L'Ulisse odierno non assomiglia a quello omerico o joyciano, che alla fine ritorna a casa, bensì piuttosto a quello dantesco che si perde nell'illimitato o a quello del li-sao di Chu-Yuan, una peripezia ulissiaca cinese, che alla fine vede dall'alto il suo villaggio ma non può tornarci.
(...)
Viaggiare è una scuola di umiltà; fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicare un'altra."
venerdì 12 agosto 2016
UN VIAGGIO SENZA UN PERCORSO_ WANDERLUST. L'INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_8
UN VIAGGIO SENZA UN PERCORSO_ WANDERLUST. L'INFINITO VIAGGIARE, LA MAI DOMA CURIOSITA'_8
UN VIAGGIO SENZA UN PERCORSO... E' UNA SCUOLA DI PERCEZIONE
Una scienza che non ho mai completamente imparato (purtroppo) ... però...
Ancora la saggezza di Claudio Magris dal suo L'INFINITO VIAGGIARE
Un viaggio senza un percorso e senza mete obbligate (...) è una scuola di percezione, spiega paziente Paolo Bozzi, maestro di questa scienza che insegna non come è fatto il mondo, ma come i nostri senso lo afferrano. Percepire richiede tempo, lentezza, la liberà dell'ozio che permette di soffermarsi su un effetto di rifrazione della luce o su un carnoso fiore di oleandro; richiede di non essere assillati dalla fretta né da un risultato da raggiungere, ma di poter scialacquare il tempo, lasciarlo andare o buttarlo via come una fetta d'anguria appena assaggiata, che si getta con noncuranza, perché di anguria, bella rossa e grande, ce n'é ancora tanta, e basterà per macchiare la camicia con il sugo che schizza tra i denti.
Non l'ho imparata questa scienza, ma prendo lezioni e faccio i compiti, come contando con le dita o sillabando le parole.
Da giovane scandivo le giornate di ferie con gli orari programmati da quando ero ancora a casa prima di partire, ora da vecchi Antonella ed io ci culliamo nell'illusione che quello che non facciamo, potremo farlo nel futuro, e ci godiamo di più quel poco che facciamo, visitiamo, vediamo, o osserviamo seduti a un bar o su una panchina. Non che mi manchi l'ansia da "prestazione turistica", ma l'età e il senile minor vigore mi obbligano ad essere più pacato viaggiatore (fortunatamente la curiosità aumenta invece di diminuire) che infervorato turista. E così anche Antonella viaggia più rilassata!
UN VIAGGIO SENZA UN PERCORSO... E' UNA SCUOLA DI PERCEZIONE
Una scienza che non ho mai completamente imparato (purtroppo) ... però...
Ancora la saggezza di Claudio Magris dal suo L'INFINITO VIAGGIARE
Un viaggio senza un percorso e senza mete obbligate (...) è una scuola di percezione, spiega paziente Paolo Bozzi, maestro di questa scienza che insegna non come è fatto il mondo, ma come i nostri senso lo afferrano. Percepire richiede tempo, lentezza, la liberà dell'ozio che permette di soffermarsi su un effetto di rifrazione della luce o su un carnoso fiore di oleandro; richiede di non essere assillati dalla fretta né da un risultato da raggiungere, ma di poter scialacquare il tempo, lasciarlo andare o buttarlo via come una fetta d'anguria appena assaggiata, che si getta con noncuranza, perché di anguria, bella rossa e grande, ce n'é ancora tanta, e basterà per macchiare la camicia con il sugo che schizza tra i denti.
Non l'ho imparata questa scienza, ma prendo lezioni e faccio i compiti, come contando con le dita o sillabando le parole.
Da giovane scandivo le giornate di ferie con gli orari programmati da quando ero ancora a casa prima di partire, ora da vecchi Antonella ed io ci culliamo nell'illusione che quello che non facciamo, potremo farlo nel futuro, e ci godiamo di più quel poco che facciamo, visitiamo, vediamo, o osserviamo seduti a un bar o su una panchina. Non che mi manchi l'ansia da "prestazione turistica", ma l'età e il senile minor vigore mi obbligano ad essere più pacato viaggiatore (fortunatamente la curiosità aumenta invece di diminuire) che infervorato turista. E così anche Antonella viaggia più rilassata!
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