martedì 4 agosto 2020

WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 11

WANDERLUST_ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 11
Ricordo che 20 o 30 anni fa, insomma in un'altro secolo, con amici studenti ma non studiosi di tedesco, insieme alla prof., siamo andati a fare una gita a Praga. Come si fa quando si è giovani, una tirata sola Trezzo - Praga (potevo guidare solo io il furgone da 8 posti) e quindi siamo giunti alla sera a Praga un po' provati. Dovevamo trovare l'albergo e ci sentivamo un po' sperduti, ma uno di noi, Carlo, mi dice "immer geradeaus"  e seguendo le sue indicazioni siamo arrivati all'hotel (io ho sempre sospettato che si fosse preparato prima, Carlo è uno che ti fa questi scherzi). Da allora per Antonella e per me "immer geradeaus" è la parola d'ordine che ci diciamo quando pensiamo di aver trovato la strada.
Ma perché sto scrivendo questo? L'ho in mente da un po' ma mi sfugge il perché
...
Ah ecco! Perchè ho notato che quest'anno ci siamo persi poche volte. E anche quando lo abbiamo fatto, abbiamo capito che non si andava nella giusta direzione e ragionando ci siamo portati sulla strada giusta. Il fatto è che io non voglio usare le mappe sui telefonini o i navigatori che ti dicono a destra a sinistra (finché è possibile, ammetto a volte di aver ceduto). Amo e voglio usare le cartine cartacee, quelle belle ampie che si aprono piega per piega e non si chiudono mai con le stesse pieghe. Dove segnare con i pennarelli Stabilo gli itinerari e i posti da visitare. Ma diventa sempre più difficile. Gli enti del turismo non ti mandano a casa più nulla. Tutto on line, tutto in pdf, o addirittura da scaricare con il Qcode. 
Bene. Anche a Elvas, la tappa che abbiamo raggiunto a fine giornata, siamo riusciti a trovare l'albergo seguendo più il ragionamento che la scadente cartina che stampi dal sito di Booking.
E che sorpresa di Hotel. Ci è dispiaciuto fermarci una sola notte.
Hotel Convento Sao Joao de Deus. Un ex convento convertito in hotel. Bello, con un parco e una piscina che abbiamo visto solo al tramonto. Un cortile ombreggiato e rinfrescato da cespugli di fiori dove abbiamo fatto la colazione. Belle camere, ampie e spaziose (due limiti: un po' buia e con la solita carenza di prese elettriche).
Abbiamo quindi lasciato Evora storditi dal sole e abbastanza provati da dedicare solo uno sguardo frettoloso e superficiale a Vila Vicosa ( secondo la Lonely il più bello dei villaggi di marmo del circondario. 
Quando si giunge in quella zona la campagna arroventata dell'Alentejo diventa mossa, e si vedono le cave di marmo. Usando le parole di Saramago "in cammino per Vila Vicosa, da un lato e dall'altro della strada il viaggiatore incontra innumerevoli cave di marmo. Queste ossa della terra hanno ancora aggrappata su di sé la carne dell'argilla che le ricopriva".
E, non ascoltando il grande portoghese, non solo abbiamo trascurato il castello, ma abbiamo anche trascurato il Palazzo Ducale (per altro chiuso e visitabile il giorno seguente). Ma abbiamo fatto la tappa perché la avevamo segnata sull'itinerario. Non siamo riusciti a fare oltre che un giro della enorme piazza in pendenza, costellata di alberi di arance. Tantissimi alberi di arance (un pregio delle colazioni in Portogallo: il succo di arancia che abbiamo bevuto ogni mattina era spremuta vera di arancia. Gustosissima). 
Arriviamo quindi ad Elvas, l'hotel è proprio all'inizio del centro storico che è in cima a una piccola collina. Inserito nelle mura cittadine, mi sembra molto ben conservate. 
Alla reception, espletate le formalità di rito, abbiamo mostrato la Lonely al receptionist, chiedendo quali tra i ristoranti "tipici" indicati ci consigliasse. Nessuno di quelli. Ha storto il naso come dire: non ve li consiglio e ci ha inviato alla Bodega Regional, un ottimo ristorante di cucina dell'Alentejo dal quale siamo usciti sazi e soddisfatti. 
Per smaltire la cenetta per nulla leggera, abbiamo fatto, approfittando di un clima finalmente ottimale, due passi per il centro storico di Elvas, scoprendo una cittadina molto più accogliente e affascinante di quanto ci era stata descritta. Probabilmente nulla di particolare, ma se il giorno dopo non avessimo avuto di fronte un'altra tappa e non fossimo stati particolarmente stanchi, era uno di quei posti dove ti siedi al bar aperto sulla piazze e tiri tardi. 
In ogni caso ci siamo ripromessi di fare un giro per Elvas il giorno seguente, prima di ripartire.

Foto 1. 2. 3. e 4. Vila Vicosa
Foto 5. e 6. Le cave di marmo. Sono solo due perché ho dovuto fermarmi e farle io, se aspettavate che le facesse Antonella non ne vedevate neanche una
Foto da 7 a 11. Elvas serale e Hotel Convento Sao Joao de Deus
Foto da 12 a 15. Bodega regional (ambiente e cena - in questo caso Antonella non si è persa un piatto!)
















domenica 2 agosto 2020

WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 10

WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 10
Quando alla sera a Elvas ho scritto, pubblicando la foto del giorno, che Evora non mi aveva convinto pienamente, sapevo di dare un giudizio molto soggettivo e poco fondato, tanto poco fondato che neppure io riuscivo a elaborare con lucidità i motivi della mia perplessità, suscitando anche qualche domanda altrettanto "perplessa" - motivata da un apprezzamento che era ben migliore del mio -  o al contrario espressione di condivisione
Parto dal presupposto che se Evora è patrimonio UNESCO la responsabilità di non averla capita, o visitata con sufficiente cura, o essere impermeabile alle suggestioni culturale che la valorizzano e che io non vedo per pura ignoranza, è solo mia.
Allora dove sorge il mio dubbio, che è puramente soggettivo, su questa città?
Ho pensato a lungo, e forse ora, scegliendo le fotografie per la pubblicazione su questo capitolo del post, credo di aver colto almeno un motivo.
Ma voglio partire dalla condizione nella quale abbiamo visitato Evora (anche Saramago, che ha cultura, sensibilità e conoscenza sufficiente per saper cogliere il valore della città, la cita): probabilmente questa città deve essere visitata in un'altra stagione, con 20° di temperatura in meno. Forse dovremmo tornare a inizio primavera o tardo autunno. Noi la abbiamo visitata sotto un solo implacabile. E questo fatto condiziona. 
La conseguenza è che, e io immagino che questo fatto abbia condizionato un po' la lettura della città, le strade erano praticamente vuote. Lo vedo ora nelle foto: immagino che una città vissuta dagli abitanti avrebbe avuto un impatto diverso. Tra le foto si vedrà il retro della chiesa  di san Francesco, c'è una striscia di ombra, e si vedono le sole persone riprese "assembrate" lì per cercare l'ombra.
Ovviamente tutto ciò non significa che non abbiamo apprezzato l'Acquedotto, con le case costruite all'interno degli archi, la Cattedrale con il chiostro e la veduta panoramica dal tetto, il Tempio romano così ben conservato, la chiesa di Nossa Senhora de Graca con i quattro giganti che sormontano il testo (meno si è apprezzato una abitudine che purtroppo è costante in Portogallo, quella di far circondare molti dei monumenti pubblici dai parcheggi delle auto, una abitudine che in Italia mi sembra stia sparendo). 
Abbiamo apprezzato anche la fetta di torta che abbiamo mangiato come pranzo alla Pasteleria Conventuali (che rispetto alla edizione 2007 della Lonely ha cambiato indirizzo)

foto 1. Sede del Partito Comunista Portoghese ad Evora
foto 2. e 3. Pasteleria Conventual (ora è in Pao de Raba)
da foto 4. a foto 11. la Cattedrale con il Chiostro e le vedute dal tetto
da foto 12. a foto 19: Tempio romano
foto 20. e 21: Igreja de Nossa Senhora del Graca (con giganti)
foto 22. retro della Igreja de sao Francisco
foto 23. e 24. Acquedotto
da foto 25. a foto 30. Belle vie (ma assolutamente deserte) di Evora.



































sabato 1 agosto 2020

WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 9

WANDERLUST _ PORTOGALLO 2020 _ DECIDIAMO NOI _ CAP 9

"Bom dia"
"..."
" I am Roberto, ella es mi mujer. Tengo una reserva for one room for dois"
"..."
"Vale, disculpe, tengo una pregunta. At what time hay desayuno manana?"
"..."
" Vale. Obrigado"
Antonella: "Chiedi la password per il wi.fi"
"Disculpe. Please. Tengo otra pregunta. Which is the password para el wi-fi?"
"..."
"Obrigado. Agur"

Va beh, un po' magari ho esagerato, ma più o meno questo era il dialogo che ho ripetuto alle reception dei diversi B&B o hotel che dove abbiamo prenotato nel corso di questo viaggio.
Comunque, anche con lo stile di "nous volevam sovoir" di Peppino & Totò memoria, ci siamo fatti capire e abbiamo capito.

Si lascia Lisbona.
Torniamo all'aeroporto e ci dirigiamo al banco AVIS per ritirare le chiavi della macchina. Già da questo momento AVIS Portogallo non si dimostra all'altezza della fama. Non per la cortesissima signora che svolge la pratica e ci consegna la chiave, quanto perché la suddetta signora è sola e la fila sufficientemente lunga da rendere le operazioni fastidiosamente lente. Soprattutto se guardandosi in giro si vedono gli altri desk riforniti di personale che, avendo smaltito molto più velocemente le pratiche, ora sono disoccupati e intenti a fare le loro cose o guardare la nostra fila.
Ma non è l'unico motivo di lamentela con AVIS Portogallo. Affronteremo l'argomento a fine diario.
Recuperiamo l'auto, una KYA CEE'D soddisfacente. Non so se chi legge conosce questa macchina. A me è rimasto il dubbio che in qualche modo "leggesse" le curve e forzasse il volante per assecondarle, come per dare uno stimolo all'autista nel caso questo fosse distratto. Mah. Magari è solo una impressione errata. Lasceremo la macchina soddisfatti (della macchina s', veramente, dopo circa 1000 kilometri senza problemi.
Usciamo dall'aeroporto ben pronti sulla strada da fare, con la cartina aperta davanti ad Antonella, in cerca delle indicazioni per l'autostrada. Abbiamo fatto installare il VIA VERDE (il pagamento della autostrade in Portogallo è un po' complicato, https://www.portogallo.info/autostrada-portogallo/ per chi vuole informarsi. Il VIA VERDE è il loro telepass - nota a margine. Credo che siano anche abbastanza care, sono sicuramente poco frequentate, con poche stazioni di servizio. Ho l'impressione che esista una rete di autostrade nazionali a grande scorrimento gratuite che sono una buona alternativa).
Troviamo facilmente l'autostrada, prima la A12 (con l'attraversamento dell'estesissimo estuario del Tejo sul bellissimo Vasco de Gama, poi la A2 e infine la A6. Destinazione Evora, ma la prima tappa è Montemor -o -Novo raggiunto attraversando le campagne gialle dell'Alentejo. A Montemor - o - Novo il castello appare come descritto da Saramago, rovine dietro le rovine, ma ci sono lavori in corso, c'è la volontà di ristrutturare, sembra che voglia diventare anche scena per rappresentazioni. In fondo è comprensibile. Siamo sulla vetta della collina, con uno sguardo che si apre sulle campagne dell'Alentejo, sulla strada tra Lisbona ed Evora. Con una buona promozione può diventare una sosta interessante. A mio avviso sono sulla buona strada. Nel centro di accoglienza c'è un ottimo ufficio e una piccolo spazio museale. I gabinetti vicino sono riforniti e puliti ( e se penso a certe località molto più famose e più vicine non posso che fare un paragone impietoso). Ripasseremo da Montemor-o-Novo, in un'altra stagione, quando percorrere duecento metri non diventano un'impresa causa il sole impietoso. 
Terminato il nostro giro al castello, orientandoci con il sole, riprendiamo la strada per Evora.
Foto 1. Metropolitana di Lisbona verso Aeroporto
Foto 2 Ponte Vasco de Gama
Foto 3. 4. 5. e 6. Particolari del Castello di Montemor - o - Novo (compresa foto dei cartelli per ricordarci cosa abbiamo visto e cosa abbiamo fotograto)
Foto da 7 a 13 Alentejo (compresi giochi con i filtri e una veduta di Montemor -o -Novo dal Castello)
Foto 14. Castello con Antonella o Antonella con Castello (non nel senso di proprietà, non di sicuro avendo sposato me!)
Foto 15. 16. e 17. Centro accoglienza e plastico (non ricordo se plastico di cosa era o cosa diverrà dopo i lavori - che ricordo il cartello esposto, non costano neppure poco)