sabato 16 ottobre 2021

WANDERLUST_LANZAROTE 2021_ due.sei

WANDERLUST_LANZAROTE 2021_ due.sei

L’isola è particolare, con le strade di sabbia, il paese che finisce così, ben delineato con le ultime case che si affacciano su spiagge infinte. Noi abbiamo camminato a lungo fino a un golfo dove c’è la “spiaggia francese” e abbiamo passato un paio di ore ( io dormendo per buona parte). L’Oceano dove ci siamo fermati non era invitante, pieno di alghe e freddo, avremmo dovuto proseguire per circa un chilometro per trovare una spiaggia migliore, ma di fare il bagno non avevamo tanta voglia e camminare sulla sabbia non è stato particolarmente agevole.

Siamo tornati sufficientemente presto per poter visitare, velocemente ma con piacere, la Geria, la zona vinicola di Lanzarote. E’ veramente un spettacolo, fin dove lo sguardo si posa vigneti composti da buche scavate nella terra nera vulcanica con poco più della metà della circonferenza protetta dal vento da un muricciolo a secco. Occorre immaginare questo per chilometri e chilometri, non credo sia facile descriverlo, non riesce a rendere l’idea dello spettacolo.

Tornado abbiamo cenato nel nostro “circolino” di Macher, un “teleclub”, un posto dove un tempo c’era forse l’unica televisione del paese e la gente si riuniva per bere qualcosa e vedere la televisione. In effetti anche ieri abbiano pranzato, a Tinajo, presso un bar che è un “teleclub”.






















giovedì 14 ottobre 2021

WANDERLUST_LANZAROTE 2021_ uno.sei

WANDERLUST_LANZAROTE 2021_ uno.sei

E’ particolare il cimitero di Tias. Entrando ai lati corrono quelli che noi chiamiamo “i colombari” più antichi, con pochissime fotografie e generalmente la lapide nera. Viene inciso il giorno della morte e l’età della morte. A volte ci sono specie di serigrafie sulla lapide che ritraggono il morto o la morta. In mezzo due campi rettangolari in sabbia nera nella quale sono infisse (quando non sono cadute) semplici croci. Pochissime lapidi risalenti agli anni 60. Oltre il primo settore, le tombe più recenti, file di colombari con lapidi questa volta molto originali. Accompagnano le lapidi nere quelle coloratissime, con gigantografie dei luoghi significativi per il morto (per dire il campo di calcio con lui vestito con la maglietta della squadra, o il bar dove amava passare il tempo, oppure se pescatore una barca -magari la sua barca). Non tutte così, altre più tradizionali con effigi religiose piuttosto chiassose, però uno stile sicuramente diverso dal nostro (anche se in alcune tombe, soprattutto dei morti giovani, sta prendendo piede il desiderio di ricordare il caro defunto con oggetti o fotografie che hanno significato). Abbiamo visitato il cimitero di Tias tornando dall’isola Graciosa , meta della prima parte della giornata.

Subito dopo colazione, con un ricco e gustosissimo muesli, ci siamo diretti ad Orzola dove abbiamo parcheggiato senza difficoltà indirizzati dal personale della compagnia di navigazione. Oltre a notare quante persone lavorano per ogni parte del settore turismo, è stata simpatica l’organizzazione. Sono due le compagnie che effettuano la navigazione. Partono alternate ogni mezzora. Noi siamo arrivati nella mezzora precedente la  partenza della compagnia “Biosfera”. Ad accogliere gli arrivi e a indirizzare nei parcheggi appositi c’era il personale Biosfera, che sicuramente si alternava in sincronia e collaborazione, con il personale Romero.

Il viaggio per e da Graciosa è stato divertente con la nave che beccheggiava per le forti onde dell’oceano. A un momento guardavi il cielo, un attimo dopo il mare che si apriva dopo il passaggio della cresta dell’onda. Noi ci siamo messi sui posti scoperti di lato, in modo che Antonella potesse vomitare senza alzarsi dal posto. E invece non ha neppure cambiato colore. Ormai è una navigatrice provetta, pronta per una vacanza in barca a vela! 











martedì 12 ottobre 2021

WANDERLUST _ LANZAROTE 2021 _ due.cinque

 WANDERLUST _ LANZAROTE 2021 _ due.cinque

Abbiamo rivolto la prua (della macchina) verso Nord. Se ho ben capito, chiamano il nord (roccioso e desertico) il Malpaìs. Premesso che Lanzarote è tutta bella, il nord è strepitoso. Abbiamo visitato il Mirador del Rio da dove abbiamo potuto vedere La Graciosa, dove andremo domani, e anche il “saltellante” traghetto che ci trasporterà.

Scesi da Mirador del Rio abbiamo potuto visitare finalmente, arrivando in orario di apertura, la piantagione di Aloe chiamata Lanzaloe. Una grande distesa di coltivazione di questa pianta che per Lanzarote è un simbolo.

Tornando verso la parte meridionale dell’isola, per un lungo tratto si costeggia l’Oceano dove si succedono le spiagge ( tra queste il Caleton Blanco dove abbiamo fatto il bagno l’altro giorno). Oggi l’Oceano sembra voler… fare l’Oceano, e, senza ancora raggiungere la bellezza travolgente delle Azzorre, è comunque una visione straordinaria. Abbiamo voluto ritentare la visita ad Hervideros, poco soddisfacente nella prima occasione a causa della fiacchezza del mare. Abbiamo fatto bene. In questa occasione le onde si spingevano con violenza nelle grotte creando giochi d’acqua bellissimi nei recessi nei quali penetrava con forza e che noi potevamo vedere dall’alto.

Giorno impegnativo questo, concluso con una cena impegnativa (zuppa di ceci e paella per due) al ristorante “la casa di Giacinto” nei pressi di Macher
















lunedì 11 ottobre 2021

WANDERLUST_ LANZAROTE 2021 _ uno.cinque

 WANDERLUST_ LANZAROTE 2021 _ uno.cinque

Avevamo qualche perplessità. Forse troppo lunga, forse troppo impegnativa per la nostra scarsa forma fisica? Un conto fare 10 chilometri lungo l’Adda, un conto salendo al cono di un vulcano. Invece, per fortuna non abbiamo desistito e abbiamo iniziato questa escursione. Alla fine siamo scesi per nulla in debito di energie, con ancora chilometri nelle gambe e contenti dell’escursione. Sì, ma dove, si chiedono i nostri 2,5 lettori (e già un decimo del signor Manzoni suona come eresia!). Giusto. Occorre precisare. Siamo saliti sulla Caldera Blanca, circumnavigando, per modo di dire, la Caldereta. Si tratta di due vulcani del gruppo del Timanfaya. Lasciando l’auto a Mancha Blanca (appena fuori dal paese, all’inizio del sentiero c’è un parcheggio “libero” – l’indicazione per raggiungerlo è solo all’inizio del percorso), si inizia il percorso che ricorda un po’ Mosé nel Mar Rosso. A destra e sinistra un mare di lava (l’immagine è anche iconografica perché la composizione assunta dalla lava solidificata ricorda un mare in tempesta) e il percorso si snoda in saliscendi fino alla Caldereta. A questo punto si può decidere se girare intorno a questo piccolo vulcano in senso orario o antiorario. Noi abbiamo scelto all’andata il senso orario e così pure al ritorno, perché ci siamo accorti dalla cima della Caldera Blanca che sul lato opposto a quello scelto da noi si apriva il varco per il camino del vulcano, per cui si poteva entrare, o meglio affacciarsi, a una altezza intermedia. Un bel colpo d’occhio. Superata la Caldereta, ci siamo inerpicati (una salita ripida ma breve fino alla cima del vulcano. Uno spettacolo affascinante anche con vulcano spento. Un vento fortissimo che a volte rendeva difficile stare in piedi. Volendo si può fare il giro del cratere, ma non è breve e in alcuni tratti il sentiero è stretto con il vuoto a destra e sinistra. Io soffro molto il senso del vuoto, è come se mi sentissi attratto, per cui preferisco non rischiare e rimanere dove il sentiero è abbastanza largo. Ci siamo spinti fino a dove è stato possibile vedere il vulcano principale del gruppo Timanfaya e poi siamo tornati.